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domenica, 12 aprile 2009
Nonostante tutto è Pasqua.

Nonostante non sappia ancora che ne sarà del mio posto di lavoro.
Nonostante i pensieri che attanagliano perchè per il futuro ci saranno scelte importanti da prendere.
Nonostante il terremoto, le troppe parole dette, le immagini impertinenti di certi cronisti, il dolore che non si può arginare, la schiettezza dei bambini con cui ho parlato del terremoto: loro, privi di stratificazioni che noi grandi mettiamo ai nostri occhi, al nostro cuore e a volte alla nostra testa, l'essenziale lo raggiungono sempre.
Nonostante mi senta un po' sola.
E' Pasqua, per chi crede e per chi non crede. Il senso della resurrezione è sempre un messaggio di valore.
Erika

Tatuato su: erika_luna a 11:34 | link | commenti (2) |
il mondo che non cè

domenica, 05 aprile 2009
Liù, una lezione d'amore

Il tuo allontamento mi ha fatto soffrire, ma ciò che più mi ha sconvolto è stato comprendere quanto inaspettatamente io fossi legata a te, a quanto la tua presenza fosse importante. Perchè io non lo avevo capito, o comunque facevo di tutto per ignorarlo. Da qualche anno ho riempito gli spazi tra me e gli altri con strati di difese, per non soffrire, per paura di farmi male. Credendo e fingendo di vivere i legami in maniera superficiale, come se il rischio valesse più del rapporto stesso. In realtà questa mia "strategia" mi ha fatto vivere a metà, come tarpata di una parte importante di me, perchè, effettivamente, tale comportamento non mi si addice, è contro natura . Di fatto io nel mio più intimo, sensibilissima e passionale, vivo tutto come un fiume in piena, e questi massicci strati che ho eretto pensavo mi potessero difendere dal dolore e invece nelle cose, nelle persone, ci sono pienamente, e allora tanto vale, discernendo le situazioni, di buttarli già questi muri. Per sentirmi autentica. Era necessario il dolore e la separazione per comprendere tutto ciò? E perchè le cose belle, o certe persone o eventi ci accompagnano per un tratto di strada, a tempo determinato?

La regina dei nostri ultimi scatti. Il primo risale al 3 Settembre 2008 e per noi non è una data a caso, è una data speciale. Quando sei arrivata andavi e venivi, cercando sempre di fermarti. Alla fine hai vinto tu e noi, senza saperlo, ti aspettavamo ma in qualche modo sei tu che hai scelto noi.Ti abbiamo curato e da allora sei rimasta, rinunciando al tuo vagobandare per fare compagnia a due innamorati un po' stravaganti. Quando sei dovuta rimanere in casa per guarire, mi sono sentita in colpa: tu, abituata a scorazzare per strade e giardini, libera come sei nata, rinchiusa al buio per guarire. In quel momento mi sono messa nei tuoi panni, e ho guardato il mondo coi tuoi occhi. Mi sarebbe piaciuto scrivere una favola da questo punto prospettico per vedere tutta la bellezza, tutta l'assurdità del nostro tempo. Sei stata la nostra prima scelta importante da quando abitiamo in questa casina verde. 7 mesi sono davvero pochi, e in qualche modo ingiusti, però sono pieni. Sotto i tuoi piedi cambiavano copridivani e coperte, come le stagioni. Mi hai rotto uno stupido vaso argentino, hai attentato pericolosamente alla rosa che avevo messo sul poster di Kill Bill al posto della spada, cambiamento notevole, hai staccato qualche stella dalle decorazioni natalizie nonchè una discreta serie di fiocchi dai pacchi regali. Ma tutto ciò son solo sorrisi. Il tuo calore ci scaldava i piedi, con me hai letto quasi tutta la triologia "Millennium" in questo fine inverno. Ci manca l'ultimo volume. Guardavi ai nostri monitor, talvolta inseguendo con la zampa il cursore. Nel letto, già di misura piccola, non mancava il posto per te. Nelle cene con gli amici sapevi catturare l'attenzione e la dolcezza di tutti. Dormivi tra i libri sugli scaffali, sebbene non abbia mai compreso come tu riuscissi a saltarci in modo così preciso. Incastrate sul divano, a vedere i film. Mi svegliavi, mi accompagnavi in bagno, facevamo colazione insieme. Io mi sentivo meno sola. Io, abituata a un esercito di persone nella mia famiglia d'origine, ho trovato in te la compagnia per rompere il silenzio nel caffè del mattino, quando tutta la strada dormiva. Ma tutto ciò io lo vivevo facendo finta che non fosse prezioso, perchè avevo paura di perderti. Tornando da scuola, allegra e soddisfatta, o incazzata con quei briganti dei miei ragazzi, c'eri tu per un un bacio dal balcone a sciogliermi e ricordarmi che la bellezza non va oscurata col malumore. Ci sorprendevi con agguati, nei quali io puntualmente cadevo. Per poi prenderti una scorpacciata di coccole, e lì ero davvero me, come nel gioco e nella lotta. Ho ancora un tuo graffio, che purtroppo sta scomparendo. E quando Ben se ne andava per qualche giorno, tu mi aspettavi e ho iniziato a dormire sola senza avere paura, perchè c'eri tu. Ci sentivamo le regine della casa. Tu mi facevi sentire meno sola, entrambe sapevamo che l'altra sarebbe tornata. Facevi tante cose buffe. Il tuo verso incomprensibile quando saltavi, la tua scoperta del passaggio sotterraneo di tubi caldi per cui avevi mappato i posti in terra per dormire, il tuo grattarti la schiena alle foglie dell'orchidea. La tua passione per le scatole, e le valigie. La tua passeggiata con noi al rione carnevalesco.Guardare il mondo dal balcone.E girare in auto. Avevamo sognato di inventare un modo per portarti in bici, o almeno a vedere il mare. Il tempo è stato più veloce dei nostri sogni. Così, semplicemente, tu eri quella preziosa quotidianità che trova significato nei legami. Sei sparita, e voglio pensare che nel tuo altrove tu stia bene. La casa è vuota, e anche certi nostri istanti soffocati gridano il tuo nome. E poi Ben passava tutte le giornate con te, e io so quanto soffre, perchè per te stravedeva: anche quando eravamo via, in qualche modo ti pensavamo sempre. Non sappiamo se sei da qualche parte, o se eri davvero tu quella sotto l'auto. Forse anche in questo tuo ultimo gesto mi vuoi dire qualcosa. Forse che il rischio vale sempre, perchè anche così alla fine, fra la paura e la libertà, hai scelto la tua libertà. E tutto ciò niente lo porterà via da me, perchè anche io sai voglio rimettermi in gioco, e vivere come veramente sono. Grazie, mia dolcissima e meravigliosa Liù.

Tatuato su: erika_luna a 08:57 | link | commenti (6) |
il mondo che non cè

venerdì, 03 aprile 2009
Dolore.

Perchè nonostante le mie corazze e tentativi di asetticitià , soffro?

In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.


"<<Ecco il mio segreto. E' molto semplice:
non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi>>."

Tatuato su: erika_luna a 07:19 | link | commenti (1) |
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