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Di letture e visioni da digerire lentamente....
Signorinaeffe
La crisi Fiat e la crisi dei primi anni 80, la contestazione operaia unita a quella studentesca e gli scioperi ad oltranza, la divisione tra i colletti bianchi e la catena di montaggio, la fabbrica con i lavoratori "terroni" e la ricerca di un riscatto, la fabbrica come valore familiare nelle famiglie operaio, e lo scontro generazionale tra l'idea di padrone e datore di lavoro, la dignità lavorativa come innanzitutto dignità personale. Il tutto in una Torino in cui il Lingotto non era ancora un centro commerciale.
All'interno una storia d'amore forse soprattutto strumentale alla coscienza di sè, ma prima di tutto uno scontro che tranne qualche momento rimarrà irrisolto principalmente per incapacità comunicativa e di ascolto dell'altro, come irrisolta resterà la ferita alla classe lavoratrice.
Wilma Labate ci offre un film essenziale, ben costruito, fatto di molte immagini e poche parole, capace di scorrere bene e inframezzato da documentari originali dell'epoca.
Un film che di questi tempi fa male. Ad esempio quando il PCI di Berlinguer assicura il pieno appoggio agli operai che occupano la fabbrica. Ora sono altri, davvero altri tempi.
Ma fa bene rivedere certe cose, almeno per capire quali siano i conti in sospeso che hanno contribuito a portarci al declino dei nostri giorni., soprattutto lo scollamento totale tra le persone e la vita pubblica del paese. E viceversa.

Il partigiano Johnny
Questo libro apparteneva a quei volumi iniziati numerose volte e interrotti non oltre la pagina 5. Appartiene anche a quei libri che vendevano in edicola con alcune testate nazionali qualche anno fa e che io comprai perchè, negli anni universitari, desideravo arrivare a poter leggere qualcosa che avrei scelto io e non solo libri dei programmi.
Comunque questa settimana ce l'ho fatta a leggere Johnny, di Beppe Fenoglio, storia di un partigiano, della sua scelta, della sua vita durante la liberazione e i combattimneti lunghissimi presso le Langhe, un libro che andrebbe riscoperto soprattutto nelle letture scolastiche.
Il partigiano Johnny non è una lettura facile, prima di tutto per la lingua. Un italiano essenziale, crudo inframezzato da numerosi termini inglesi, frasi metà in italiano e metà in inglese, apparentemente una grande forzatura stilistica, ma letterariamente un notevole espediente. Difatti il protagonista è un grande ammiratore della letteratura inglese, da cui è attratto con forza. Ma sotto questo superficiale strato, soggiace forse anche la necessità di ricorrere a un altro vocabolario, perchè 1) è difficile in quel momento storico dopo l'8 settembre identificarsi con l'italiano: pensare e rispondere cosa fosse l'Italia era davvero complesso. 2) la neccessaria sensazione di sentire troppo ristrette le parole del nostro lessico, come se certi momenti esistenziali non trovassero la parola adatta e piena per esprimersi.
E' un libro scomodo, pubblicato intorno al 68, che si distanzia dal neorealismo, ma anche dal revisionismo.
Difatti l'elemento che più colpisce è proprio questa scelta che il protagonista effettua di essere ( e non di fare) il partigiano. Una scelta dettata da un'urgenza più esistenziale che politica. E questo tema percorre come una vena costante e gonfia ogni pagina di questo capolavoro. Prima del revisionismo, prima dei dibattiti storici, nella vita di questo giovane troviamo non solo l'esperienza della lotta partigiana, ma anche i contrasti interni non solo ad essa(partigiani rossi e azzurri), ma anche agli individui stessi, nei confronti soprattutto dei blocchi politici. Un libro dove istintivamente possiamo riannodare i fili del presente per comprendere quel che nel 1948 ci è mancato...determinando così funeste conseguenze che oggi stesso paghiamo.
Come da molto non accadeva, le ultime 30 pagine non volevo leggerle: sapevo che Johnny sarebbe morto, è una tragedia annunciata e con lui sarebbe finito il libro. Ma lette le ultime 30 pagine c'è qualcosa di ancora più doloroso: non è il modo in cui ciò avviene, ma per mano di chi. Due mesi prima del 25 Aprile la brigata di Jhonny viene attaccatata dai fascisti nell'illusione di raggiungere una colonna di inglesi-Il libro si conclude con i fascisti che ridono e i partigiani che cadono a terra.
E oggi ci sentiamo ancora un po' nella resistenza non come fatto storico ma soprattutto come dimensione esistenziale, e come Johnny ci sentiamo costantemente nel settore sbagliato della parte giusta ( I'm in the wrong sector of the right side)
