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L'avevi creduto davvero che avremmo parlato Esperanto? L'avevi creduto davvero o l'avevi sperato soltanto? Ma che tempo, e che elettricità. Ma che tempo che è, e che tempo che sarà. Ma che tempo farà, non lo vedi che tuona? Non lo senti che tuona già? Non lo senti che tuona? È lontana però, sembra già più vicina, questa musica che abbiamo sentito già. Babbo c'è un assassino, non lo fare bussare. Babbo c'è un indovino, non lo fare parlare. Babbo c'è un imbianchino, vestito di nuovo, c'è la pelle di un vecchio serpente appena uscito da un uovo. E c'è un forte rumore di niente, un forte rumore di niente. L'avevi creduto davvero che avremmo parlato d'amore? L'avevi creduto davvero o l'avevi soltanto sperato col cuore? Gli occhi oggi gridano agli occhi, e le bocche stanno a guardare e le orecchie non vedono niente tra Babele e il Villaggio Globale. Babbo c'è un assassino, non lo fare bussare, babbo c'è un indovino, non lo fare parlare. Babbo c'è un imbianchino, vestito di nuovo, c'è la pelle di un vecchio serpente appena uscito da un uovo. E c'è un forte rumore di niente, un forte rumore di niente.
Note al margine: " I morti hanno il diritto di perdonare. I vivi hanno il dovere di ricordare". Canzone F.De Gregori, elaborazione grafica Erika;)Altre cinematografie su nazismo e deportazione qui
SET(T)E
Sette isole a forma di ipsilon. Sette Canarie. Sette Emirati. Sette i mari dei Greci. Sette le Pleiadi. Sette l'oggetto nel catalogo di Messiere. Sette il primo di Mersenne. Sette colli intorno all'Eternità. Sette virtù. Sette vizi capitali. Sette i bracci del candelabro. Sette gli attributi di Allah. Sette gli dei del buddhismo. Sette classi di simmetria nei cristallini. Sette metalli alcalini. Sette i colori delle cinture. Sette sacramenti. Sette meraviglie. Sette saggi. Sette sigilli. Sette chackra. . Sette chiavi musicali. Sette nani. Sette anni di studio “matto e disperatissimo”. Sette colori per l'arcobaleno. Sette arti. Sette meraviglie. Sette chiese. Sette anni di guerra. .Sette anni in Tibet. Sette re. Sette spose per sette fratelli. Sette le sfere del Drago. Sette vite per ogni gatto. Sette giorni. Sette vertebre. Sette note. Sette le stelle dell'Orsa Maggiore. Sette sono i veli negli strati della memoria: uno per amare, uno per appartenersi, uno per perdersi, uno per sopravvivere, uno per dimenticare, uno per ricordare, uno per raccontare.
Uno. Non chiedere a Anna quanto sia pericoloso il cioccolato sciolto su labbra delicate ed affamate. Non serviranno parole, perchè alla tua domanda, l'intera aria intorno a lei tremerà, fino a scuotere la pelle. Era un poeta che disegnava fumetti, veniva da lontano, e improvvisamente. Anna camminò a lungo in equilibrio sul filo, per poi cadere rapidamente. In un mattino grigio di Gennaio, tra la pioggia e il freddo arrivò alle spalle inatteso, mentre lei in libreria tra il reparto “Psicologia” e quello “Poesia”, indugiava. Le posò le mani sugli occhi, lei ne riconobbe il calore. Sorrise, si voltò, non aprì gli occhi ma schiuse le labbra per sigillarle in un bacio.
Due. Fu una lunga rincorsa: annusarsi, percepirsi, scontrarsi, scambiarsi, incontrarsi e rovinarsi. Dopo tanto si trovarono così, in mezzo a una montagna di libri e di storie, come se la loro fosse unica e in fase di editing da presa diretta. Per la prima volta si trovarono l'uno davanti all'altro, occhi negli occhi, cuore contro cuore: tutta la città scomparve, tutto il tempo si dissolse. Anna accolse tutto l'amore che poteva, senza badare al prezzo. Poco dopo si ritrovarono immersi in calde lenzuola, in parole sussurrate come soffi di desiderio, scivolando l'uno dentro l'altro. Vicinissimi, un unisono suono. Poi nel letto risero mentre la poggia scrosciava. Non scesero a mangiare, bastò una fetta di torta venuta in volo da molto lontano e divisa in due, chiamata “Setteveli”: piena di mistero, gusto e proibito.
Tre. Dopo i baci, dopo i vestiti, l'altro velo di cui Anna si spogliò fu la sua identità, come spesso accade negli amori travolgenti e folli. Furono pochi mesi, tormentati, impossibili, ostacolati, ostinati. Mesi senza confini ma con tanti troppi compromessi. E Anna sempre più fragile, smarrita, sempre più follemente innamorata, sempre più dimentica di sè, sempre più drogata di un amore che le stritola il respiro.
Quattro. Il quarto velo fu spogliare la realtà. Spogliarla del sogno, della bellezza e in qualche modo dell'amore con la lama della rassegnazione, parola che con il tempo Anna avrebbe mutato in coraggio. Non era rassegnazione, era coraggio, quell'arrivare fino in fondo, restare in apnea, guardarsi le ferite e alzare la testa.
Cinque. Alzare la testa e dimenticare. Non è facile. Solo il tempo a forza di piccole scheggiature riesce pazientemente a smussare certe spigolature, disperse così nei giorni come frammenti di marmo che si assemblavano in una figura ormai inesistente. Dimenticare significa strappare, stradicare, stratificare, nominare, come un fiume scavare e portare detriti verso il mare. E Anna lo fece reggendo l'anima coi denti. Dolorosamente, lo fece, per tornare a vivere. Inevitabilmente, lo fece per salvarsi.
Sei. Poi c'è un altro tempo, quello per ricordare. Molto tempo dopo. Molti giorni dopo. Quasi molte vite dopo. Anna è più forte. Anna è diversa. Anna si perde ma non si smarrisce. Anna vive, senza più sentirsi una burattina legata al gran burattinaio Passato. Quando è arrabbiata, inventa dei dolci. E setaccia pazientemente gli ingredienti. Un po' come nella sua memoria. Ci sono cose e dolori che si perdono come polvere fra gli eventi, e di tutto si tiene l'indispensabile che rende bella la vita, a volte poi colorandolo di luce, si arricchiscono di aromi per ricordarli ancora più belli.
Sette. E c'è un tempo per raccontare. Come ad esempio a quel corso serale di cucina che Anna frequentava una volta la settimana per divertimento. Quella sera lo chef mostrò l'incredibile e difficile costruzione di una torta, la Setteveli, un dolce misterioso quasi leggendario costituito da sette strati alternati, molto piacevole a vedersi e indimenticabile al palato. Mentre lo chef parlava, gli occhi di Anna si perdevano nei colori luccicanti del cioccolato fuso e del pralinato, nell'odore di creme e sfoglie che scalciavano le parole per lasciar posto ai sensi. E sorrise col cuore, mentre gli venivano in mente tutti i sette della sua vita, a volte più dolenti, altre più allegri ma erano un piccolo esercito di ricordi schierati,e per ogni ricordo una storia.
Sette isole a forma di ipsilon. Sette Canarie. Sette Emirati. Sette i mari dei Greci. Sette le Pleiadi. Sette l'oggetto nel catalogo di Messiere. Sette il primo di Mersenne. Sette colli intorno all'Eternità. Sette virtù. Sette vizi capitali. Sette i bracci del candelabro. Sette gli attributi di Allah. Sette gli dei del buddhismo. Sette classi di simmetria nei cristallini. Sette metalli alcalini. Sette i colori delle cinture. Sette sacramenti. Sette meraviglie. Sette saggi. Sette sigilli. Sette chackra. . Sette chiavi musicali. Sette nani. Sette anni di studio “matto e disperatissimo”. Sette colori per l'arcobaleno. Sette arti. Sette meraviglie. Sette chiese. Sette anni di guerra. .Sette anni in Tibet. Sette re. Sette spose per sette fratelli. Sette le sfere del Drago. Sette vite per ogni gatto. Sette giorni. Sette vertebre. Sette note. Sette le stelle dell'Orsa Maggiore. Sette sono i veli negli strati della memoria: uno per amare, uno per appartenersi, uno per perdersi, uno per sopravvivere, uno per dimenticare, uno per ricordare, uno per raccontare.

Note al margine: La torta "setteveli" è un mito della pasticceria Siciliana. La ricetta si può provare ( per i più audaci) seguendo queste istruzioni, per i viaggiatori golosi non resta invece che ricordarsela in giro per Palermo e cedere alla tentazione. Oppure a Prato. La paternià delle cose migliori è spesso dubbia e leggendaria..
A me, sempre dalla parte della minoranza. A me, al mio amore per la vita, per la gente. A me per i viaggi, ma anche per le mie parole. Per i miei amori, e per IL mio amore. Per i miei legami, e le mie libertà. Per i miei film, in pellicola e nella testa. Per i colori, e le sfumature. Per la mia allegria di vivere, per la mia suadade. Per le mie letture, ma anche per le scritture. Per le cose che attraversano, e quelle che mi passano dentro. Per tutte le mie me...tra rabbia e dolcezza...comunque sia forte passione ^_^

Qualcosa non è cambiato, direi occhi e sorriso ;)
Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato...
Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta...
Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso...
Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare...
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...
Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!
Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!
Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni...
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!
Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!
( F. Guccini, L'avvelenata)
Note al margine: Per questo brindisi mi va questa canzone, invece allora mi dedicarono questa. La vita è buffa e molteplice, la sento molto mia anche questa di sotto, ma a doppio sguardo: su di me, e sui bimbi che incontro nei miei giorni.
“Anche Cipì e Passerì conobbero la felicità ed ebbero tanti figli ai quali insegnarono le cose imparate nella vita: ad essere laboriosi per mantenersi onesti, ad essere buoni per poter essere amati, ad aprire bene gli occhi per distinguere il vero dal falso, ad essere coraggiosi per difendere la libertà”

Note al margine: Cipì è nato dalla fantasia di una classe elementare e dal loro maestro, Mario Lodi, guardando la vita di un gruppo di passerotti fuori dalla finestra. E' nato prima della Gabbianella, poco dopo a "Lettera a una professoressa". In classe prima ho avuto un'insegnante solo per un anno, la maestra che mi ha insegnato a scrivere e a leggere, poi è andata in pensione. La ricordo molto severa, ma fra le cose affettive che mi sono rimaste c'è la lettura fatta con lei in classe di questo meraviglioso libro. Quest'anno l'ho riletto, dall'altra parte della cattedra, e ho sentito nei bambini lo stesso stupore che sentivo io leggendolo. Cipì è un eroe, è un passerotto curioso da piccolo, coraggioso da grande, affronta la scoperta del mondo, il volo e tanti pericoli mantenendosi capace di pensare agli altri, un passero che lotta per la sopravvivenza, ma anche per l'amicizia. Lentamente in queste giornate piovose, per i bambini della mia classe, abituati ai super eroi e alla PS3, è diventato Cipì stesso un eroe. E mi hanno meravigliato, perchè hanno scritto che fra i messaggi principali del libro ci sono la lotta per la libertà e l'importanza di non essere soli. Quanto c'è da imparare dai bambini! A volte rispolverare certe cose scontate fa proprio bene. Come il passaggio finale del libro, che avevo dimenticato e che riporto qui sopra.

Lipari Alta, luglio 2008
A volte mi sento così. Presente, eppure assente. Con una parte di me che vigila su cronos, e rintocca e fa rumore fino a scuotere l'aria e l'altra...del tutto assente, di un'assenza visibile che lascia vuoto, o forse solo spazio.
Si è un gran parlato di questo film. Ma è un film che ti lascia la voglia di qualcosa che non arriva negli occhi.
Geniale ( e credo reale) il motivo ispirante del film: la sicurezza del ministro della difesa israeliano a discapito di un giardino di limoni con tutta la carica emotiva ed economica e politica che esso porta con sè. Il resto della trama scorre un po ' in maniera ridondante, senza grandi colpi di scena. Per quanto riguarda il messaggio, ho trovato molto significativa la contraddizione di fondo soprattutto per gli israeliani da semrpe legatissimi alla terra, e che qui si ritrovano in qualche modo dall'altra parte...dalla parte di chi la terra e il suo significato la toglie. Mi lascia perplessa la complicità femminile: abbozzata, sottile, parlata ( con la giornalista) e fatta solo di sguardi ( con la moglie del ministro)...però davanti al tribunale della corte suprema ci sarebbe stato bene un bell'abbraccio silenziosa, come di fatto c'è nella locandina (curiosa differenza. Le espressioni e il viso dell'attrice protagonista sono di fatto pura poesia, pura emozione come il suo coraggio. L'emotività dei luoghi ( accentuata da una splendida fotografia) e il senso che essi racchiudono per ciascuno rientrerebbero così tra i diritti dell'uomo. Conclusioni politiche: che la giustizia "forte" sia l'unico modo per far convivere i due popoli? Un film che si conclude appunto con l'inquadratura dei limoni tagliati, dopo la partenza della moglie, dopo l'inquadratura del ministro nella bellissima casa da solo. Un film in qualche modo che oltre alla storia e alla politica, metto il focus su certe solitudini, che percepiscono altre solitudini raccordando fili invisibili nell'incapacità di comunicare.


Svegliarsi una mattina e casualmente inciampare su una storia di questo tipo...e chiedersi: " Ma allora non è un film!"
www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/g8/parole-celerini/parole-celerini.html

Di De Andrè si è parlato e visto molto in questa settimana. Per quanto mi riguarda non ho particolari ricordi personali legati a questo cantautore, eccetto due, anzi 3. La audiocassetta sony da 60 che mio padre quando ero piccola teneva in auto e su cui aveva inciso le canzoni di De Andrè che più gli piacevano, la mia prof di musica delle medie che alla festa di fine anno ci fece cantare tra l'altro " La guerra di Piero", un libriccino rosa con gl accordi de " la canzone di Marinella" che girava fra i chitarristi del mio gruppo di amici a 14 anni. I versi di De Andrè li ho poi ritrovati sparsi dalle musiche trasmesse alle radio, a qualche spezzone dopo mezzanotte dato in Tv, o ancora più incisivamente fra le pagine di antologie poetiche contemporanee, perchè effettivamente è musica, ma anche poesia. Di De Andrè amo molto il fatto che le sue canzoni siano storie comuni di persone. E la Genova che scorre nelle parole anche senza essere nominata, e una rabbia dolce che fa altrettanto, pur talvolta graffiando per sopravvivere. Di tutte le sue canzoni quella che sento di più è Bocca di Rose. Non c'è un motivo di preciso. Forse perchè ha il grande valore di essere una storia di tutti e di nessuno, forse perchè Bocca di Rosa lo siamo stati un po' tutti quando ci siamo sentiti scacciati o semplicemente incompresi. Forse perchè c'è amore anche laddove gli altri ci ricamano solo discorsi velenosi. Più personalmente perchè "metteva l'amore sopra ogni cosa" e questo a volte ha un caro prezzo.

Gli avverbi di gran lunga modificano e determinano la qualità delle cose. Un'azione cambia notevolmente senso e significato a seconda dell'avverbio che l'accompagna. Per questo probabilmente sono usati in maniera molto creativa e emotiva. Gli avverbi quantitativi sono altresì imbarazzanti: nella misura delle cose spesso sta la ristrettezza con cui cediamo alla tentazione di pesare la nostra vita. Anche gli avverbi tempo ci fanno accarezzare il brivido di questa tentazione:abbozzare la vita in compartimenti, recipienti spesso ben etichettati. Pertanto è sano utilizzare gli avverbi mutevolmente. Nella fattispecie nei casi di SEMPRE e MAI c'è quel leggero masochismo fatto di paura, assolutezza, illusione che li rende pertanto estremamente pericolosi e desiderabili, a volte come sicure mura in cui rinchiudersi al di là delle fondamenta. Altre volte ci si butta in mezzo un po' incoscientemente, col vortice emozionante dato da un nodo alla gola, o di una promessa sigillata sull'anima.
