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Tempo che scivola in congedi stagionali cui non ci si abitua mai. Tempo dileguato negli sgoccioli dell'estate, sulla soglia di nuovi capitoli e punti a capo che si aprono. Porte che si aprono lente su un presente scelto e a portata di mano, porte di Notre Dame che risuonano ed emozionano sulla calma apparente del lago, porte che si chiudono sigillate su certi passati prossimi trasmutati in remoti. Portecosì diverse per forme colori e accostamenti, così in qualche modo simili, porte come sinuoso equilibrio tra dentro e fuori, tra le stanze "pubbliche" da condividere nell'aprirsi all'altro, , e quelle intime da difendere. Porte, come leggero schiudersi alla scoperta di sè, laddove si varcano i sogni per osare.


















Eolie, porte e colori, estate 2008, foto di Erika
Note al margine: Io per contrasti somiglio alla 16, per forme aperte al cielo e al mare alla 13, ma sostanzialmente amo la 15, tra il bianco e l'azzurro con il disegno di Stromboli cuorepassione che erutta...e voi che porta siete?
Poco dopo l'alba il mattino è fresco, la terra profuma di umido, un rigoglioso rinascere che fa quasi un dolce rumore. Lente le auto riprendono i propri cammini, la luce tersa sulle montagne e di fianco al mare si inebria di benzina, caffè e cornetti caldi. I pendolari alla stazione hanno quasi freddo. Tra poco tutto ricomincerà, con le bici dei campeggiatori che vanno verso la spiaggia, i rientri dei pescherecci, le conversazioni leggere con viaggiatori di passaggio, gli scampoli delle vacanze appese ai desideri. Un rientro graduale nella vita fatta di abiti civili e scarpe ai piedi che un po' ci attende dopo la pausa selvaggia dell'esatate. In fin dei conti ci sono ancora giorni, da assaporare con la loro colorata intensità, tra un ennesimo libro divorato a ritmo delle onde marine, fra i concerti che si mischiano alla sera fra i vari locali e dopo il salmastro a curare. dopo la luce a scaldare una sicurezza rinnovata allo specchio del cuore.

Foto di Archer
Amore e altre menzogne, L.Extebarria. Ed TEA
Il romanzo spagnolo ha per fulcro la contradditoria storia d'amore tra la complessa regista Ruth e il poeta arrivista Juan. Attraverso l'evolversi di un amore appassionante e malato, la protagonista si confronta col proprio passato ma soprattutto la propria personalità per cercare di rintracciare se stessa. Il ritmo del romanzo è buono, direi a spirale, una spirale che a volte soffoca i medesimi protagonisti, che coinvolge il lettore , e che a volte, una delle poche pecche, si ripete. Ovviamente essendo la protagonista una regista, tutto il libro scorre come un film, con questo binario tra le cose visibili e quelle che non si vedono, una sensibilità cinematografica che arricchisce il ritmo del romanzo. Intorno ai due protagonisti emergono altri personaggi, come l'amico Pedro e la famiglia dei due personaggi principali, una Spagna madrilena e una Spagna basca, il sintomo dei nostri tempi di quanto sia difficile per un giovane emergere soprattutto nei campi artistici, ma quanto sia difficile trovare il ritmo giusto dell'Amore che può portare anche al conflitto irrisolto di eros e thanathos. L'autrice riprende temi classici per farne una tragedia contemporanea caratterizzante i nostri tempi. L'aspetto che più coinvolge è di certo la capacità della scrittrice di farci penetrare nei labirinti mentali di Ruth: dopo poche pagine sappiamo esattamente come Ruth reagisce pensa e sente, anche se è totalmente fuori da ogni logica. La scrittura risulta molto tagliente e ironica, di particolare rilievo il rapporto tra l'autrice e la sua opera: un dialogo intenro alla trama come per ricordarci che " stimao leggendo un romanzo". Tuttosommato la tentazione dell'identificazione in Ruth è in agguato: le sue debolezze, le sue contraddizioni credo siano davvero in comune con molte donne. Ruth è un personaggio affascinante, pieno di contrasti, consapevole della propria bellezza fisica, totalmente sfiduciato nelle proprie capacità creative, sempre in bilico nel prendersi davvero la vita in mano, e troppo fragile da vedersi non per quel che è ma per come gli altri, in particolare il sadico Juan, la vedono. Vedersi con gli occhi propri è talvolta una grande conquista.Per fortuna l'epilogo è rassicurante, e il contrasto tra il mondo di Venere e quello di Marte, mette a nudo alla fine la fragilità maschile con la capacità di reagire femminile. In fondo lo ha detto anche la Vezzali citando niente meno che Rocky Balboa che quel che importa nella vita non sono i colpi che si danno, ma come si reagisce a quelli che si prendono.

Note al margine: "Non sono tanto forte da potermi mostrare vulnerabile"

Anche il girasole olandese è sbocciato
Libera aperta al cielo e alle sensazione, ma radicata nel ventre della terra. Solare morbida sensibile alle carezze della vita. Ubriaca di luce di sole di natura eccellente di storie di musica che scorre nella linfa che mi attraversa. Forte, malgrado il vento non si combatte ma si danza. Forse rinata, ancora e sempre io. Esuberanza dell'istante, serenità del tempo, mi prendo questo fantastico momento per sbocciare incessantemente in questa meraviglia di vita.
Gocciano istanti
tra caldi petali:
scivolano nei segreti della pelle
e brividi gialli a intermittenza
sull'arco della schiena,
pura
liquida esplosione
di luce
su labbra arse di legami.

Lucegirasole, Agosto 2008
Infondo sono solo tracce
di un passaggio
le ferite a cielo aperto
tatuate silenziose
e guarite
di sale e di schiuma.
Setacciati i ricordi
leggere librazioni
si liberano dalla pelle
all'anima
di un respiro infinito.


Contrasti, Livorno, agosto 2008. Mostra fotografica di J.Querci
Note al margine: A Livorno, fino a domani, la splendida iniziativa "Effetto Venezia", all'interno della quale è visibile la mostra "Poesia del contrasto", scatti emozionanti e ben disposti di Jacopo Querci.
( contiene spoiler)
Ricordo di aver visto solo il primo batman, quello col Joker di Nicholson e la preziosa regia di Burton, e di esserne rimasta abbastanza affascinata per il senso artistico che questo antagonista portava. Sono tornata a vedere Batman adesso, perchè mi piace il regista Nolan e perchè l'antagonista era nuovamente Joker. Il film è tutto retto da una souspance notevole, sapientemente dosata da Nolan, piuttosto che da spettacolari effetti di scena, e poichè anche le reazioni dei personaggi sono molto umane, la bella favola fumettistica è molto più vicina alla realtà di tanti altri film che hanno ambizioni diverse. Il Joker di Ledger è legittimamente diverso da quello di Nicholson: una scelta attoriale importante, capace di ritagliarsi così autonomia e fascino. Il Joker di Ledger ha il trucco imperfetto, spesso sbavato, è un Joker senza niente da perdere, la cui malignità è intelligente e sottile, non ha lati positivi, è un killer psicopatico e sfinito. Capace di grandi battute, e di una recitazione che dà al cattivo il ruolo di cattivo puro, senza altre auree contaminanti, complice anche il trucco che lo fa meno personaggio e più persona. Alla fine quel che conta in questo film non sono gli eventi in sè, ma l'impalcatura ideologica su cui tutta la trama si dipana mediante segni lasciati in giro per la sceneggiatura. Infatti tutta la storia si bilancia sul doppio, tema a me molto caro. La doppia faccia della moneta, il confronto fra due mondi ( quello di Gotham intriso di regole e quello di Joker dettato dal puro kaos), fra due personaggi ( Batman/Joker), il traghetto dei condannati vs il traghetto dei civili, la faccia ustinata a metà del procuratore, e via dicendo. Il tema del doppio e della possibilità della scelta come opzione muove tutto il film. Le forze in gioco non sono solo antagoniste, o contrapposte, e non solo si completano. In qualche modo fanno parte entrambe di una stessa monade, come a ricordare che il cavaliere oscuro e il joker convivano entrambi in ciascuno di noi.
Il film termina sulla distinzione fra il cavaliere di cui Gotham ha bisogno e quello che si merita. Invece il nostro paese ha probabilmente il cavaliere che si merita, e non quello di cui ha bisogno...

Note al margine: abbiamo bisogno tutti delle fiabe, sempre.

Fiore del cappero, Salina, Luglio 2008
Note al margine: Questo fiore particolarissimo e affascinante, sembra quasi un'orchidea. Selvaggio, ma molto fine per forma e colori, è quasi una rarità vederlo. Perchè dal suo bocciolo si ricavano i capperi, pertanto ogni cappero è un fiore non nato. Capita per fame di vita di non saper attendere, perdendosi così la fioritura meravigliosa che la vita ci riserva in seguito ad attimi da cogliere, ma cogliendoli ci precludiamo la possibilità del poi. Eppure la storia di ciuascuno è bella proprio anche per questi contrasti, per le volte in cui la fame dell'istante ci fa divorare le cose, e le altre volte in cui cullati dalla sinuosa melodia del tempo sappiamo sapientemente attendere e svegliarsi così in mezzo alla fioritura delle cose stesse. Senza contare i cucunci...

Linee che spezzano il cielo, Luglio 2008
Note al margine: A volte c'è così bisogno di linee inattese e decise capaci di spezzare il cielo, per rompere armonicamente lo spazio davanti a sè, e in quello spazio ritagliar-si il proprio volo, il proprio immaginario. E magari di due occhi grandi e neri in cui specchiarsi, in qualche modo soprendersi fra forme e colori.