Quando lo straordinario diventa quotidiano, allora è rivoluzione.(E.Che Guevara)

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martedì, 29 aprile 2008
Il silenzio tra due partenze

L'onda della Calla, Aprile 2008

Il silenzio tra due partenze, solo per prendere fiato e di nuovo cantare, disfare e rifare le valigie e un po' i pensieri che le accompagnano, ma anche quelli che restano dietro le spalle, per un poco, o per sempre. Il dolce perdersi nell'onda della visione, fino a sfiorare la trama setosa dei sogni. Sospesi dalla bellezza di giorni...rendono tutto leggero, ci si sente di volare dentro, un battito di ali impazzito e delicato, si sente di essere qui, eppure beatamente altrove.

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intermittenze

giovedì, 24 aprile 2008
25 Aprile

 

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Brigata Garibaldi

Note al margine: Siccome oggi parto, voglio ricordare a modo mio questa importante festa della Liberazione. Buon 25 Aprile a tutti.

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senza perdere la tenerezza

martedì, 22 aprile 2008
In una birra stanca e lenta

Ma tu chi sarai? O meglio chi sei, adesso. Sarai l’odore dei biglietti di sola andata, oppure l’indifferenza con cui si copre la paura nel mascherato senso di protezione. Sarai la voglia di osare o ancora il sadico piacere di rendere tutto spazzatura, adatta per il macero e per i fondi di bottiglia in una birra stanca e lenta. Mi travolgerai, e io non opporrò nemmeno un secondo di resistenza: perché mi perdo nella luce dei tuoi occhi, delle tue labbra non seguo tanto le parole quando il sinuoso movimento con cui le pronunci, quale fosse una danza, solamente per i miei sguardi. Le tue parole, così ubriache di sole, eppure anche timide, mutevoli odorano di primavera e sempre mi denudano l’anima, e qualcosa in più: mi arrivano sulla pelle, tutti gli altri sensi seguono storditi quel brivido unico che intercetta ogni parte di me. Sei l’onda immensa spumosa irrinunciabile salata forte e spietata, eppure dolcissima: con te tutto si confonde, tutto guarisce, tutto affonda per riemergere di nuovo bianca. Se fossi il cielo mi farei ben bucare in ogni dove dalle stelle che indossi. Mi perderò ancora, per vivere così con addosso il tuo profumo, e ti ritroverò quando per caso una pagina, arrivandomi negli occhi, mi sembrerà l’esatta fotografia di noi. Ti sfiorerò e come inizierò a riconoscerti tra i polpastrelli ti avrò già perduta con la puntuale incapacità di trattenere le cose belle che mi accompagna senza rimedio. Sarà per questo che mentre la pioggia stasera batte sui vetri io picchio feroce martellando sui tasti, come fosse un pianoforte, come fossero mosaici di rabbia le lettere, perle smarrite di una collana senza filo cinicamente trasparenti. O insisto sui tasti solo per consumare i miei polpastrelli, così che sfiniti non conservino di te né calore né forma, né odore né traccia e lasciarti essere nella lontananza senza ritorno, il nero della mia ombra,  in essa specchiarmi, sfiorando l'autenticità.

Testo e foto di Erika

 

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sherazade

domenica, 20 aprile 2008
La promessa, M.Von Trotta, 1994

Possono due persone che si sono viste 3 volte in 20 anni amarsi ancora? La risposta resterà in sospeso nell'ultima inquadratura sul ponte che si sfuoca sul primo piano di lei...
Il film è stato riproposto ieri alla chiusura di Europacinema. Attraverso la storia d'amore di Sophie e Konrad, la regista ci cala nel vissuto emozionale e storico di cosa abbia significato il muro di Berlino nelle storie personali e nella Storia scegliendo come date salienti dei 3 incontri fra i due protagonisti il 1961 ( quando Sophie riesce a scappare mentre Konrad non si getta nel tombino rimanendo così a Berlino Est), il 1968 a Praga durante l'assedio dei carriarmati e gli anni 80, fino alla caduta del muro e alla riunificazione della Germania, la cui notte di caduta è stata interamente ricostruita a causa della cattiva qualità delle riprese fai da te di quella sera. Al termine della proiezione il numeroso pubblico del cinema era commosso, ed effettivamente la Van Trotta è stata capace di arrivare al cuore e alla testa, emozionando e coinvolgendo. Ci sono sequenze del film che sono pura poesia: Alexander, il figlio della coppia, che aggancia i lacci al padre ( era per colpa dei lacci che non era fuggito con Sophie nel tombino), Alexander che lancia il pallone al di là del muro
e puntualmente gli viene rilanciato, e Konrad che dipinge il panda alla sua bambina così che non desidererà andare a Berlino Ovest per vederli allo Zoo. Come per molti suoi film lo sguardo priveligiato è quello femminile di Sophie, sottolinenando ancora la necessaria partecipazione femminile alla vita politica, ma in realtà, altra costante della propria cifra stilistica, la Van Trotta snoda tutta la vicenda e il messaggio mediante il tema del doppio a lei molto caro e egeneralmente affidato a una coppia di donne ( sorelle, amiche). Qui la novità è rappresentata proprio dalla presenza di una storia d'amore, complice forse la produzione italiana così frequentemente calata in storie d'amore ostacolate dalla Storia. Nel profondo Konrad e Sophie rappresentano per tutta la durata del film due visioni complementari di come reagire al dramma del muro di Berlino, ma anche di come porsi dinanzi all'affermazione del socialismo reale rispetto a quello umano. Sophie si ribella, osa, si riscostruisce una vita a Berlino Ovest, mentre Konrad rimane per cercare di combattere il regime da dentro, scendendo a compromessi sempre più pesanti. Tuttavia il mestiere di Konrad non è scelto a caso: è un astrofisico, quindi è nel regime ma con gli occhi rivolti alle stelle, quasi un messaggio intenso di misticismo capace di ricongiungerlo con il presente. Il rapporto tra i due bambini e il loro incontro è delicatissimo e denso di significati. Intorno alla storia della coppia, ruotano i fatti internazionali, ma anche la posizione della chiesa protestante nella Germania divisa e della Stasi: un berlinese su 3 era un informatore di essa. Il film è semplicemente meraviglioso, dovrebbe essere visto nelle scuole e diffuso perchè sta in perfetto equilibrio tra Storia e storie, e soprattutto ci rimanda l'antropologica "divisione" della Germania che oltre a un fatto politico e storico, è qualcosa che riguarda da vicino la propria cultura, e in questo credo che la musica extradiegetica tratta da Bach ( che ricorda molto la cantata di Bach in Solaris, ma non riesco a ricordare se sia la stessa, comunque sia un rimando che calza) a sintetizzare l'ambivalenza di questo popolo. Interessante è stata la lezione tenuta dall'autrice in seguito alla proiezione, soprattutto in merito all'uscita del film. Infatti la regista ha puntualizzato che probabilmente il film è uscito nel momento sbagliato: se fosse uscito subito dopo la caduta del muro sull'onda dell'entusiasmo o molti anni dopo dando al pubblico tedesco l'opportunità di metabolizzare l'evento, avrebbe avuto maggiore risonanza invece, sopratutto in Germania, ha spesso infastiditi gli spettatori. Ciò ha aperto una discussione molto sfaccettata sull'opportunità di girare e diffondere questi film: in sala erano presenti molti giovani della Germania est che erano adolescenti ai tempi della caduta del muro e hanno ringraziato la regista perchè attraverso il film hanno compiuto quell'opera di "accomodamento psicologico" necessario. Dall'altro, soprattutto in un pubblico come quello tedesco ancora alle prese con i conti del nazismo e del muro, può rendere evidente l'incapacità di rispecchiarsi perchè ancora troppo coinvolti. La regista ha poi focalizzato l'attenzione sulla difficoltà di fare la regista in Germania, specialmente dopo il 2^dopoguerra in cui la memoria di Leni Riefenstahl era bruciante. Riconosciuta l'italianità del cinema italiano in questo suo lavoro a partire da sceneggiatori e produttori, ma anche nella concezione dello sguardo di Antonioni e la lezione di Rossellini sul rapporto tra le vite comuni e la Storia, in conferenza è stato fatto presente il dramma culturale delle pellicole andate al macero, che rendono così impossbili retrospettive o riproposte di film. Basti pensare che in 110 anni e passa di cinema mondiale, il 70% delle pellicole è andato perduto. Al che ho pensato che tuttosommato la pirateria ha i suoi lati positivi ;)Personalmente ho rintracciato nell'uso del BN per i documentari originali, un rimando esplicito al cinema tedesco, Gli studenti di cinema fanno sempre domande molto tecniche: l'uso degli obiettivi, la scelta delle musiche, ma anche dalla risposta della van Trotta, casomai servisse, si comprende che spesso tali scelte sono istintive, e ingabbiando tutto nella terminologia asettica dei glossari critici, talvolta perdendo così la Poesia propria del cinema.

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la lanterna magica

giovedì, 17 aprile 2008
Lontananza

In realtà poi c'è quasi un vuoto a forma di te, della sostanza che è nel tuo nome e dai contorni di emozioni con cui mi vesto indossando i tuoi sguardi. Sono i giorni dove ci allontaniamo, dove le ore si allungano e i addensano: il loro scorrere è lentissimo e il suono delle lancette ovattato e crudele. Al contrario nella vicinanza dove  le ore sembrano ballare e il loro scalpitio scompare, lasciando spazio alla musica pura, tutto è concentrato, è pieno, intenso. Questo essere soli, che è cosa diversa dalla solitudine in sè, mi fa maggiormente apprezzare la quotidianità della vicinanza, di cui non mi annoio mai, perchè da vicino e insieme si rinnova, si ricrea per non essere mai banale o uguale a se stessa. Così impegno le ore lunghe in camminate, pedalate, in qualcosa di fisico che più di tanto non mi faccia inciampare nei pensieri, anche se a dire il vero basta una folata di vento, l'odore di un colore indossolubilmente legato a te per tornare al rumore dei pensieri e sorprendersi di quanto si desideri la vicinanza, il respirarsi costante, la morbidezza di un corpo sconosciuto, il sussulto che ancora i baci sfiorati accendono.Poi di notte il fianco sinistro vuoto quasi arde di mancanza. E' un bel sentire tale incendio, bisbiglia fino a far confondere i sogni con la veglia. Come certe notti da vicino, ognuno nel suo sogno, nel cuore delle ore piccole e inspigabilmente ci si ritrova concitati legati nel corpo, l'uno all'altro, nell'amplesso improvviso e quasi onirico, se non fosse per il calore della pelle e la resa inquieta dei corpi sciovolati l'uno nell'altro, inequivocabilmente.

Note al margine: Ricominciare. Uhm. La prospettiva del nuovo lavoro e un politico rimboccari le maniche. Ma anche un nuovo taglio e una nuova macchina, e un rinnovato ritrovamento di parole.

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julie

mercoledì, 16 aprile 2008
Dallo sfondo

Ricorderò che nella terza repubblica la sinistra extraparlementare era ben diversa da quella di quando sono nata. E che sarebbe stato il momento di fare “autocritica”, anche se, sempre da quando son nata, sento questa parola avvolgere quei momenti che sanno di sconfitta. Ricorderò i miei amici che han fatto tanta campagna e i loro visi ieri al comitato, tra l’incredulo e il triste. E anche chi, a più di 50 anni, nonostante tutto mi ha detto “è ora che rifaccio la tessera, aspetto lo stipendio e vado”. Ricorderò che tuttosommato la percezione della mancata rappresentatività e della lontananza di certe istituzioni dal paese reale io l’avevo avvertita, specialmente alle assemblee sindacali quando nei discorsi si comprende che il paese è raccontato, più che vissuto. Che tutto può accadere, ed essere delusi prima ancora dalle persone che dai politici, ma che si può anche comprendere. Che tutto può accadere, ma che non si può mai smettere di credere. E magari ricomincerò da lì.

Vignetta di Andrea

Note al margine: E poi pedalare lungo il mare, perdersi un po' fra pinete e giardini, la musica nelle orecchie che risuona, i volti di passanti fiori e cose come una sequenza perfettamente sincrona, i rumori i malumori sfondo, che si stacca.

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intermittenze

domenica, 13 aprile 2008
Uno strano wend di passione

Che giorni strani questi due qui....il tempo è quel che è, ieri grandinava oggi pare primavera. In giro c'è silenzio, ma anche gente...
Sono giorni così d'attesa, un po' come la vigilia di Natale, anzi il venerdì di Pasqua.
Ho votato e riguardando la scheda elettorale viene da ridere a vedere tanti timbri dal 2001 a oggi. Gli sguardi sereni dei poliziotti, e quello orgoglioso degli anziani quando escono dalla cabina elettorale, perchè in realtà possiamo votare grazie a loro.
In questi giorni sono stata abbastanza immersa in questa tornata preelettorale: amiche impegnate nella campagna, i sindacati che soprattutto a livello locale prendono posizioni molto più nette del solito, cene fra persone di diverse idee politiche ma con gli stessi identici problemi ( primo fra tutti: il lavoro, ossia chi ce l'ha non è contento ma alla fine siam quelli messi meglio, il problema sono gli over 30 eterni stagisti che ormai equivale a un abuso legalizzato).
Un weend un po' surreale. Al gusto di mirtillo: ho fatto un esperimento culinario-cinematografico, prima di vedere un bacio romantico volevo provare a fare e a gustare una torta ai mirtilli...per cui ho preparato un cheese cake, peccato fosse troppo pericolosamente buono. Surreale weend..Sarà per questo che mi son sbocciati due tulipani quasi neri?

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sabato, 12 aprile 2008
Passaggio

E poi venne una foresta. Era fitta, umida, lunga e stretta. A volte vi ho camminato a piedi nudi, altre volte semplicemente mi sono persa. Ed erano i momenti più importanti e preziosi, quelli dove si impara a resistere, dove si fa silenzio per conoscersi, dove semplicemente ci si rende conto di esserci. L’unico battito quasi un tamburo tribale il cuore spaurito gioioso ebbro di paura amore e felicità. Una foresta lunga tre anni, a volte scivolati rapidi come secondi, altre volte lunghi e epocali. Ho camminato, a volte ammetto ho brancolato. Ho cercato la mia strada tra le stelle e in cartografie abbozzate di matite consumate o tra le righe dei miei palmi. Ho pensato che la mia strada fosse un nome, un luogo, un evento, imparando solo passo per passo che io stessa ero il mio viaggio e tutto il resto passaggi nel percorso. Nella foresta ho conosciuto la solitudine, e l’amicizia, quella vera, al di sopra delle scelte e delle direzioni. Ho taciuto le parole perché il mio mondo, ossia, la mia anima era un magmatico globo confuso. Massa informe scolpita di lacrime e sorrisi, per tornare, ed imparare da capo di nuovo l’arte di dire, di definire, di dare confini, di nominare, di non confondere, di staccarmi dal fondo e così anche le persone a me vicine. Quanta rabbia nel mio galoppo, tanta rabbia. Implosa, necessaria, feroce, autolesionista in qualche modo indispensabile. Una foresta nordica, dal sole debole e dalle quattro stagioni racchiuse in una manciata di minuti. Ci sono state creature difficili, per certi versi cattive, quelle che si cibano delle debolezze dell’anima, la cui solo arma è far dimenticare ciò che si è. Ho sofferto e ho gioito tanto. Ho imparato a non fidarmi di tutti, perché esistono anche gli orchi, ma ho imparato anche a lasciarmi andare, e nella confusione semplicemente vibrare. Come la statua che esce dal marmo informe, e prendere calore e fiducia. Ho congelato le emozioni, le parole e un po’ di sogni, perché era tempo di vedermi più che di raccontarmi. Ho spellato la mia anima, strato dopo strato, per arrivarne al nocciolo e vedere che alla fine era più bella e forte di quanto abbia mai pensato. Ho incontrato persone meravigliose nel mio viaggio, ho scoperto la mia capacità di aprirmi, di combattere, di essere determinata, di scegliere nella passione, e obiettivamente guardarmi. In fondo non sono mai stata sola, e nello schermo del cielo come in una retrospettiva ho visto davvero da dove venivo. E negli ultimi giorni è vero ho capito che infinitesime cose non si possono controllare, ma per quanto riguarda me, l’idea di esserci starci e in definitiva vivermi è qualcosa che fa la differenza, superando logiche e onde anomale: è l’autenticità che varca tutti i confini le briglie strette e le congiunzioni contro. Ho imparato che lasciare, cambiare non significa separarsi ma rinnovarsi nel volersi bene. E che se c’è una cosa che è l’amore più grande è proprio lasciare liberi, di essere, di andare, di provare. Sono stata coraggiosa: ci sono tradizioni che nelle famiglie pesano come destini inevitabili, ma ho dimostrato che la vita non è una sceneggiatura di ferro ma un inventarsi a propria misura ogni giorno. Sono un essere capace di amare, e soprattutto di amarmi, per prendermi cura di me. Nel mio bagaglio adesso c’è tutto ciò: il fuoco di amore con cui si danza e non solo ci consuma e che fa stare svegli anche quando tutto sembra solo cenere, il modo di salutarsi, l’impareggiabile valore della mano di un amico, la voce calda e dolce di una valchiria che mai dimenticherò. Quanto alle ferite, alle cattiverie, hanno avuto alla fine un senso per cui non sono da odiare, ma da mettere da parte. Ci fu un tramonto particolare, era profumato di iris e scirocco, la luce incerta della sera indorava i contorni. Gli occhi scrivevano sulla parete azzurra una partitura che risuonava come un ritornello, indefinita ballabile palpitante. Ho visto gli alberi diradarsi, la luce rafforzarsi, la terra umida sparire per lasciare spazio a prati nuovi e verdeggianti e ancora oltre: mari da assaporare, venti da suonare, e terre umide su cui ballare, strade nuove sconosciute e avvincenti. Il mio risuonante sibilio. La vita non finisce nelle scelte che si fanno, nello status in cui ci fermiamo apparentemente, la vita è più forte di tagli e orli di rifinitura, è più vera delle quattro pareti in cui talvolta abbiamo la sensazione di soffocare. Ciascuno di noi è molto di più di tutto ciò, e davanti c’è tutta la vita, tutto il fare secondo il proprio essere. C’è la meraviglia, il battito, lo sconfinato viaggiare, perché questo siamo al di là degli incontri dei luoghi delle dinamiche. E mentre ricomincio a raccontare quella foresta con tutti i suoi abitanti si allontana, quanto ai viaggiatori quelli non si perdono mai, quanto alla mia strada essa è nei miei piedi nei miei occhi nelle mie emozioni. Tutto il resto sono sfondi.
Note al margine: Scivolando via eppure restando addosso, come musica.Ps tutto questo per dire che cambierò scuola e ciclo di istruzione...ma per ricordarmi quel che sono e valgo bisogna che me lo scriva...scusate il silenzio di questi giorni, sembrava impossibile tutto ciò dalle ultime notizie, e invece...

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donne che corrono con i lupi

domenica, 06 aprile 2008
Scacciapensieri

Oggi è tornato freddo e il sole è scomparso. Avrei voglia di letargo ma mica ci riesco. E per contrappasso le altre cose che potrei fare mi sembrano "giganti". Ho sistemato le cose nell'armadio perdendomi nelle tonalità primaverili e estive, con colori che indosso, come il rosso, solo con la bella stagione, fra tessuti leggeri e pensieri di sole, piccole pause. Qualche musica che risuona nella testa, tentativi di scacciapensieri. Un colpo di vento e chiudere tutto...che così poche sono le cose controllabili nella vita, che non conviene farsi il sangue amaro per gestirle prevederle etc etc. E poi...ne esistono?

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Caramel

Finalmente ho visto questo film, parlando in giro è stato visto anche da persone generalmente abituate a vedere film da botteghino, e che magari mai avrebbero sognato un giorno di vedere un film libanese...Probabilmente la grande riuscita di questo lungometraggio è quello di aver saputo coniugare in modo felice ed efficace le problematiche legate alla cultura di un popolo ad aspetti del mondo femminile universale.
Tutto il film ruota intorno a questo salone coiffeur, tra cerette dolorose, tagli che hanno la valenza di uno spazio conquistato e shampi seducenti, ed è un buon pretesto per analizzare e ancor prima raccontare con ironia e poesia il mondo delle donne. Perchè in fondo l'esteriore è molto più legato all'intimo di quanto si creda.
Per certi versi è un romanzo corale: le storie così diverse che trattano temi attuali e comuni ( l'amore in età anziana, la difficoltà ad accettare la maturazione del proprio corpo e della propria persona, le relazioni clandestine, la verginità prima del matrimonio e l'amore lesbico) sono così parallele ed intrecciate da quel sensore che è la solidarietà femminile, valore che andrebbe assolutamente riscoperto, a discapito della competizione entro cui troppe relazioni tra donne ormai entrano. Ho trovato ben raccontata e approfondita la storia clandestina, forse la più efficace come modo di racconto: lui non lo vediamo mai, lo sentiamo dal clacson, dai suoi indumenti, dalla casa e dalla moglie di lui entro cui Nadine vuole entrare per capire. E' una storia fatta di silenzi, di gesti, direi autenticamente "cinematografica" nel senso più estetico del termine, e per questo molto efficace, fino alla riconquista da parte della protagonista della propria autonomia e del bene per sè. Il mondo maschile non è rappresentato come "il nemico" ma piuttosto come l'altro a cui avvicinarsi con complicità.
Una chiccha anche il montaggio dalla clinica per riprestinare la verginità alla sartoria: quasi grottesco, ma efficace.
Un film divertente e profondo quanto basta, ben raccontato e anche ben recitato da attrici non professioniste ( esclusa la bellissima regista) che in qualche modo ci comunica come persino in Libano ci sia spazio per nuove registe....

Note al margine: e un film che sapientemente mostra gli innumerevoli preparativi femminili ( e giri di soldi) che ci sono dietro al termine bellezza....

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la lanterna magica