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Ho riempito varigate e numerose domande di trasferimento e mobilità nel mio volontariato sindacale, la mia l'ho lasciata per ultima. Convinta, certa, sollevata, pronta, chiara. Da mesi dentro sentivo che era il momento di cambiare segmento educativo ambiente colleghe mura persone. Ieri mentre la stavo andando a consegnare, lungo il viale alberato che collega la mia sede in mezzo ai campi al porto, ho sentito la forza delle lacrime sul bordo dei miei occhi. Le ho lasciate scorrere silenziose, le ho guardate nello specchietto retrivisore, in un momento di preziosa solitudine in pieno contatto con me stessa. Erano lacrime non di pentimento, ma di commozione. Quando si intraprende un viaggio nuovo ciò che si lascia nel momento in cui si progetta la partenza è come se appartenesse già al passato, prossimo. Lacrime che sapevano di crisalide. Sono arrivata qui, dopo anni di assegnazione fuori provincia, dopo anni di tempo stiracchiato fra studio e lavoro, piena di entusiasmo, l'entusiasmo del ritorno, del nuovo, che non ha fatto nemmeno in tempo a definirsi. Subito il luogo in cui mi sono trovata si è mostrato molto acido, pesante, una situazione di relazioni interpersonali già malate e tumorali fin dall'inizio. Un ambiente che tarpa le ali, non solo professionali ma che sadicamente tocca le corde più intime della pesona. Io ho combattuto in questi tre anni, ho fatto da cuscino come spesso mi accade, rimettendoci anche un po' di salute. Perchè son sempre convinta che le cose possono cambiare e migliorare. Ho deciso di andarmene e non è una resa, me ne vado perchè ho voglia di nuove esperienze, di altre età e altre materie da insegnare, di un ambiente che anche se difficile sia semplicemente diverso. Me na vado perchè non voglio più il magone ogni volta che varco il cancello: mi sembrava di essere stipendiata per parare i colpi non per insegnare. Ho bisogno di recuperare il contatto e l'autenticità del mio lavoro, soffocato in questi anni da incomprensioni e incolmabili distanze, mi sono sentita sempre sotto la lente di ingrandimento in un vestito troppo stretto. Con la mia spietata razionalità e autocritica, sono convenuta che non era vittismo, ma oggettività. La trasparenza della commozione è per quel che questi tre anni hanno significato per me: il distacco dalla mia famiglia, la costruzione di un amore, la nuova casa, la ricerca quasi archeologica dei miei malesseri interiori e il saperli guardare, per accettarli e conviverci come parte di mè, uno scavare in profondità nel recupero totale dell'autenticità compresa di angoli vivi e tagienti. Un processo silenzioso ma molto faticoso, che probabilmente ha determinato in me un notevole cambiamento a volte incomprensibile per chi tutti i giorni ha condiviso l'ambiente di lavoro. Un cambiamento necessario che ha portato a rendermi serena e più sicura di me, di quel che sono, di quel che desidero. Sono stati anni importanti, e certo difficili ma intensi. Adesso sono pronta per spiccare il volo, e so nei nuovi battiti anche questo luogo mi sembrerà meno violento, meno pesante, come si addice a tutti i ricordi: le tinte perderanno sicuramente la loro accecante cromatura, per confluire in un armonico pastello, come solo la dolcezza della distanza, temporale e spaziale, permette.

Foto di Marijke06
Note al margine: e ora incrociate le dita...perchè negli incredibili movimenti lavorativi, un posticino per me ci sia ;)




Foto di Erika, Amsterdam 2007
Note al margine: dal diario di A.Frank "Viviamo tutti, ma non sappiamo perché e a che scopo; viviamo tutti coll'intento di diventare felici, viviamo tutti in modo diverso eppure uguale.
F.Ozon, 2007La giovane Angel vive in un paesino dell'Inghilterra di inizio secolo, sofferente per la sua umile condizione economica. Totalmente priva di interesse per la lettura e di esperienze di vita, si inventa attraverso la scrittura un mondo tutto suo in cui si sente pienamente realizzata. Pubblicata da un editore, diviene una famosa autrice di romanzi popolari, compra la tanto amata residenza "Paradise" che scrutava fin da piccola, si sposa con un pittore dalla personalità complessa con la cui sorella instaura un affetto saffico. Gli anni e la guerra fan si che il mondo inventato con le parole divenga per lei l'effettivo mondo, così Angel racconta e vive le esperienze come le vorrebbe e non come effettivamente accadono, per "scollarsi" definitivamente dal reale. Angel morirà sola e anonima, con il crollo di un universo di vetro effimero da lei creato ma vivo solo nella sua testa.
Il film è scorrevole, ironico fino a non sopportarne la protagonista.
Ozon spazia ancora nell'universo femminile, e questa volta lo fa prendendo come riferimento le eroine del cinema americano degli anni 30/40; Angel è l'icona di questo cinema, effige esagerata del melò, perfettamente echeggiante Rossella con tutta la sua antipatica superficialità ed impertinenza. Tutto nel film è eccessivo, volutamente, proprio perchè il film scorre sul doppio binario narrativo: la vicenda stucchevole di una ragazza che troppo cede all'immaginazione fino a vivere una vita falsamente riflessa, l'omaggio a questo tipo di cinema. In particolare sono molto ironici e appropriati i viaggi in carrozza, dove le figure attoriali sono nettamente staccate dallo sfondo che scorre proprio come nei film delle origini: un artificio che Ozon ostenta come dato tecnico portatore di un messaggio ben preciso.
Densa l'interpretazione della Rampling, moglie dell'editore e forse portatrice di un messaggio importante: solamente quando le cose vanno male mostra apprezzamento per Angel, perchè finalmente la ragazza trova il coraggio di esistere nella realtà, anche se per poco.
I temi di contorno sono molteplici, in quanto il film ben si inserisce in quella tradizione letteraria e cinematografica delle donne che mediante la scrittura si ritagliano uno spazio.
Ovviamente questo spazio artistico ed estetico è rappresentato anche come pericoloso, in quanto degenera quasi patologicamente in una forma di stacco schizoide dalla realtà, tanto che ogni affetto è sacrificato in nome dei suoi sogni.
Il film è anche una pellicola sul cinema, in quanto la protagonista sembra capace di vedere unicamente mediante la propria immaginazione. Quindi ancora una volta il gioco di realtà-finzione mediante la visione è riproposto anche se qui in maniera enfatica, senza lasciare molto spazio allo spettatore, se non il grande interrogativo che almeno da Don chisciotte in poi ci si pone: cosa è il vero?
I costumi ed il trucco sono meravigliosi e veramente funzionali alla sinossi e allo sviluppo del personaggio.
In realtà il film pone un quesito non da poco: Angel pensa di vivere una favola, ma si accorge che la realtà non è manipolabile come un racconto d'invenzione. Il colpo di grazia le sarà dato quando scopre che il marito la tradiva con la precedente proprietaria di Paradise ( Angelique): è il momento in cui la duplice vita ( quella vissuta e quella immaginata di vivere) si sfilaccia per sempre, irremediabilmente ponendo fine alla fiaba, e alla vita.

Note al margine: ma perchè in tante ricorrenti storie son sempre le donne che scrivendo rischiano di confondere la realtà?

A.Avanzini, carnevale 2007, bozzetto del carro vincente " Avanti, miei prodi"
Note al margine: ancora una volta ricorro alla satira carnevalara;) L’ispirazione generale trae origine dalla memoria del film l’Armata Brancaleone di Mario Monicelli.
Romano Prodi, nelle fattezze di un improbabile cavaliere, si trova a dover fronteggiare i destini di un paese malandato: una spada di legno è il suo strumento di offesa; un’armatura di carta la sua debole difesa; un cavallo di legno il suo destriero. Completano il quadro un paio di forbici ed un cuneo (ricevuto in testa), simboli di manovre economiche a noi tutti tristemente note.
Due grotteschi paladini si aggiungono all’armata, mentre sullo sfondo del carro, tra macerie fumanti, due spettri senza volto…Agli spettatori il compito di attribuire loro il significato che più li aggrada. ( contributo didascalico e fotografico tratto da: http://www.viareggio.ilcarnevale.com/
Soffiare sulle candeline è dare importanza a piccole cose che a volte non sono così preziose, è guardare ai dettagli amorosi con un misto di stupore e curiosità. E' sentirsi speciali per un giorno, è guardarsi indietro e pensare che la somma di tutti quei giorni è oggi quel che siamo, è gurdare oggi e ad esempio nella fattispecie essere felici e orgogliosi di sè. E' pensare che il destino ci chiama, ma che anche si fa scegliere, è ricordare che non si è qui, per caso. E' essere sereni. Di non cedere ai malumori dei contorni asfissianti, ma respirare autonomamente e comunque. Di prendersi spazi e non permettere a niente di scurire il proprio cielo. Basta così poco, infondo. L'affetto delle persone vere che si stringe più forte, a volte son sufficienti poche parole. Oppure. Essere innamorati di sè, e rispettarsi per farsi anche rispettare. E' un giorno così bello che mi spiace che finisca, lo gusto minuto per minuto come fosse il migliore dei tramonti, certa che ce ne saranno ancora. Un giorno fatto di regali per posta, di un giardino zen tutto da inventare e sentire, di libri e pellicole importanti, di colori da indossare come gli umori più sinceri, di mosaici cangianti, di auguri inattesi, di pagine bianche in attesa ardente ma senza inquietudine, di fiori che arrivano a ricordare la voglia di intricarsi nella vita, puramente, quasi, selvaggiamente, per sentirne l'urlo e il sapore dal profondo.

Note al margine: Una mia cara amica mi ha inviato questo profilo da oroscopo, per quanto io non creda agli oroscopi, ritengo che un certo influsso astrale nelle congiunzioni alla nascita rendono un po' particolari. Sarà per questo che in tale ritratto mi ci vedo abbastanza, in underscore il mio controcanto;) Chi nasce sotto questo segno è un degno rappresentante dell’Era dell’Acquario. È altruista, generoso e impegnato nel rendere il mondo un posto migliore.( e avolte ciò comporta una grande pazienza ;) Il suo più grande desiderio è quello di vedere migliorate le condizioni di vita dell’uomo ( tanto da sfiorare l'ostinato idealismo), ecco perché egli focalizza la sua attenzione verso le istituzioni sociali e il loro funzionamento (o non funzionamento, motivo per cui a lavoro mi incazzo molto). E’ visionario e innovativo, ama trascorrere il suo tempo cercando di capire il modo di migliorare le cose ( e macina macina macina nella testa ;). È anche molto bravo nel coinvolgere gli altri nei suoi progetti, ragion per cui ha una moltitudine di amici e conoscenti( confermo:). L’Acquario riempie il mondo con i suoi pensieri e le sue idee. Fortunatamente per lui (e anche per noialtri), egli è quasi un genio,( ma questo non lo sa) ed è quindi in grado di produrre cose fantastiche. Il suo processo mentale è originale e innovativo ( tanto che anche se stesso fa fatica a starsi dietro). Se l’Acquario si sente felice ogni volta che è in grado di proporre una nuova soluzione o idea, egli è ancora più contento quando si trova in accordo con le persone che lo circondano. Coloro che si oppongono alle sue proposte capiranno subito che l’Acquario sa essere impaziente e persino irascibile( assai). Egli rimane fermo sulle sue posizioni, in accordo con le qualità tipiche del segno. Anche se abbiamo detto che l’Acquario è molto generoso, c’è anche da sottolineare il fatto che spesso questo suo dare è limitato a condizioni ben precise dettate dalla sua necessità di essere sereno. In genere ciò significa, necessitare di spazi più o meno ampi,( spazio è una parola topica della mia storia per le parole successive) in quanto egli ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente (adora viaggiare, e come no!!!). Se l’Acquario è altruista e sensibile, è anche vero che egli è più propenso verso la generosità quando le cose vanno in una determinata maniera, la sua. A modo suo l’Acquario dà un grande valore ai suoi amici o familiari, e desidera sempre dare il massimo( in poche parole è molto relazionale). Acquario è dominato dai pianeti Saturno e Urano. Ai tempi dell’antica Roma Saturno era considerato il padre di molte divinità. Urano è il più antico tra le divinità della mitologia romana; questo pianeta fu scoperto molto più tardi di Saturno e solo di recente è stato assegnato al segno dell’Acquario. L’unione tra questi due pianeti genera una forza vivace e stimolante. La forza tipica di Saturno è quella del maestro severo, da cui il deriva il desiderio dell’Acquario di proporre le sue idee agli altri. L’Acquario raggiungerà molti obiettivi grazie alla sua grande intelligenza, sviluppando idee rivoluzionarie per il bene dell’umanità ( partirò per qualche rivoluzione?). Inoltre egli è anche molto creativo a livello artistico, altruista e determinato a fare la differenza in ogni situazione. Negli sport l’Acquario ama circondarsi di molte persone, preferibilmente amici o familiari; comunque, se non conosce gli altri “giocatori”, non impiegherà molto tempo a fare la loro conoscenza! L’Acquario preferisce sport come il baseball o il tennis, sebbene anche una vivace partita di pallanuoto potrebbe essere stimolante. Ama i colori che ricordano le tonalità dell’acqua, come l’argento vivo o il blu acqua( colori che di fatto indosso un tutte le sfumature ;). Anche in materia d’amore l’Acquario mostrerà la sua esuberanza, arrivando ad essere persino provocante( lo sanno certe vittime). Pur recitando la parte di quello ultra protettivo nei confronti del partner, egli è l’esatto contrario del tipo geloso( finalmente qualcuno che sfata questo mito sulla gelosia;). La sue qualità migliori sono creatività, altruismo e intelligenza( vorrei un po' meno altruismo e pià freddaintelligenza, delle volte;). È determinato a fare del mondo un posto migliore e a prestare soccorso a tutti coloro che ne hanno bisogno ( magari qualche finalità più semplice a volte faciliterebbe il tutto). Egli è l’innovatore dello Zodiaco.
Come un coriandolo, vorrei poter volare insieme a te e in ogni angolo scoprir la gioia e la magia che c’è, se in una maschera puoi ritrovare un senso ai tuoi perché quel viso d’angelo vorrei che somigliasse un poco a te, vola coriandolo, vuol dir che in fondo musica ce n’è.
Avanti felini giullari streghe e principesse. Elfi arlecchini pantere e pirati. Avanti. Si accendono luci colori, nel salmastro la leggerezza dei coriandoli. Avanti sogni da stasera e per qualche settimana, ballando fino all'alba, cantando di un'allegria selvaggia che viene da dentro. Ballare per la strada come se nessuino stesse a guardare. E fra i fili delle stelle filanti disegnare ciascuno in cartapesta il proprio sogno. Perchè un sogno di cartapesta è un sogno fatto a mani nude, la pelle si amalgama con l'idea e con la materia, una pienezza unica e indistinta, a metà strada tra la carta stampata di giornale e la purezza del sogno. E' un sogno costruito minuziosamente, modellato pazientemente, quasi scolpito di fragilitià e precarietà. Scenderà la pioggia vento su vento a cancellare la fragilità di ogni sogno, ma nessun acquazzone può eliminarne lo scheletro, l'essenza, sotto ai colori della cartapesta che si rinnova nell'anima stagione dopo stagione. E passeranno re e banditi, odalische e draghi, ognuno assomigliando al sogno che ha di sè. E farsi prendere da una frenesia con occhi che brillano come bambini: non ci sono motivi particolari, se non un amore sviscerato per questa voglia di vivere senza condizioni. Libero, come il sangue della mia gente.

Burlamacco, Piazza Mazzini
Note al margine:
Va, la musica va e va, la musica va...
dolce sapore, aria di festa
sei tu la maschera di cartapesta
che prende il cuore, prende la testa
sei l'invenzione del vecchio carrista
va, la musica va e va, la musica va...
anni storia, sulla tua pelle
di verità data in pasto alle folle
con la miseria, zucchero e stelle
mentre le sfingi raccontano balle
va, la muisca va e va la musica va
RIT: musica vola via, è carnevale, finalmente
scherzo dell'ironia
col trucco liberi la gente
un carosello di maschere,
così t'accorgi d'esistere
sempre più giovane, nitida immagine sei
con la tua origine povera,
hai dato vita alla satira
suono di cembalo, riso, coriandolo, va...
va la musica va e va la musica va...
Vivi con estro, e sogni modelli
mani di mago, magia di pennelli
il grande maestro, i tuoi ritornelli,
del carnevale scatenano i balli.
Va la musica va e va la musica va...
Scendi nel corso, ridi giullare,
c'è tutto il mondo che vuole capire
questo universo da giocoliere
che ruba l'anima e fa innamorare...
va la musica va e va la musica va...
Ora in assenza di "couscous", ho visto "bianco e nero", semmai ne parlerò, visto che il cinema era piena...strano no?
Ma la cosa più sconvolgente sono stati i trailer: prima la storia di una tipo il cui compagno muore, lasciandole una caterba di lettere di cose che lei deve fare di luoghi da visitare: una storia strappalacrime che non potrei vedere dove lui anche se è defunto è sempre presente, e alla fine sarà lui, sebbene defunto, a buttarla nelle braccia di un altro. Il titolo mi pare inizi con ps. Sto cercando di dimenticarlo
pensando che il peggio fosse questo, lo schermo si è riempito di ragazzine lolite e di un raul bova statuario come sempre, in sottofondo la voce ammaliante dello speaker che legge statistiche sociologiche sulle 18 enni che cercano sesso e i 30 enni che non sanno che farsene...tutto ciò dura tantissimo per essere un trailer...
quando poi arriva il nome del regista: moccia, e allora ho compreso che dopo la rovina della letteratura, arriva anche quello dello schermo ( ora siccome la storia si comprende benissimo data la lunghezza del trailer...io avrei scelto un altro attore: comodo per la 18 enne farsi raul bova, anche se ha 20 anni di più...così non vale, ci voleva almeno un accorsi, che è coetaneo di bova ma è meno adone, meno statuario e ha qualche ruga in più...moccia barbie e ken non valgono!!!
).
Ok, dico: il livello del cinema italiano , e confido in un film americano di guerra ( tanto per cambiare) l'indefinita edizione di rambo o un silenzioso film di Honk kong...no, niente di tutto ciò. la vendetta chiamata Italia...continua. e mi arriva un muccino jr palestrato e cotonato nei capelli, circondato da un bel paio di belle ragazze sempre col pennello in mano immerso in uno studio artistico, poi perde tutto a carte...ma il regista è lui e secondo me la partita l'ha vinta: intanto si è preso due partner niente male. E seconda di poi, ha ripreso la tradizione del fratello: il film uscirà a s.valentino
Per fortuna si finisce con caos calmo...ah nanni, così rassicurante nella sua inquietudine. So che certi filmetti sostituiscono romanzi rosa e fotoromanzi, ma semplicemente certi soldi potrebbero essere investiti meglio nell'industria cinematografica.

Note al margine: Fin da piccola mi divertivo a fare i trailer della mia vita, mentalmente si intende, ma eran perfetti, nella musica, nel montaggio, nelle immagini scelte...perchè è la scelta dei momenti che fa la differenza di un trailer. Il tema era variabile: la mia vita così come era, o l'altra, quella fantastica, che da da grande si traduce non in quella che avrei voluto, ma semplicemente in un'altra...:)
Quante volte tentasti di sagomare
il fluttuare delle anche e
la tensione gotica della schiena?
Eppure leggevi sull’incedere dei polpastrelli
e nell’umidità degli occhi l’atlante della mia pelle
gli alfabeti dei contorni lievi e smussati
fino a sfogliarli nelle pieghe, sulla cruna
colorata e sdentata delle unghie,
nel soffio discreto che solletica il collo.
Ti passo dentro, non mi vedi.
Fuggevole il mio profondo che non hai mai scritto:
non serve denudarlo, non bastano sguardi.
Ingannevole il mirino
sulla linea testa mano cuore
che certe cose si sentono meglio
a occhi chiusi.

Photo by Kuba
Note al margine: Leggendo Volphoebe non si resta insensibili;)

Foto: Vietnamland, di Bluefam
Note al margine: Count-down Oggi 11 gennaio 2008 mancano 8 giorni al Carnevale. ^_^

Genova, Dicembre 2007
Note al margine: a volte mi sento immersa in una splendida decandeza, abbagliata di una luce al tramonto, forte ma che accarezza e non schiaffeggia. Pur con i suoi labirinti, i suoi intrecci, e le sue ombre che un po' ingigantiscono la forma delle cose. Allora mi sento un po' a mezzaria, tra cielo e terra. Tuttosommat è uno stato breve, di pochi giorni, che mi piace. E' il momento in cui sospesa dalle cose guardo tutto con un punto di vista diverso, e sento così il richiamo del cielo e della terra in maniera sincrona, senza stonature. Semplicemente nel vento che mi accarezza, spogliarmi del troppo e riconoscere, in quella invisibile vibrazione, il mio canto.