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Il mio nuovo angoletto ( ps il piatto non contiene cibaria ma colori per il vassoio sopra lo scanner;)
Note al margine: in neretto le parole che mi hanno emozionato ( e sorpreso perché con water c’è poco da emozionarsi) di più.
Superata la mia parte infantile che, innamorata del piccolo capolavoro "Lost in translation" temeva un po' di delusione alla successiva prova della regista, ho finalmente visto il film "Marie Antoniette", e vabbè un po' di delusione c'è.
Il film mi ha colpito molto: la struttura è sintetizzata nella visione della Rivoluzione Francese dall'interno del Palazzo del Potere. Tuttosommato alla fine credo che Maria Antonietta col film Maria Antonietta non c'entri niente.
Nel senso,che la rievocazione storica del personaggio credo sia solo una scusante, un pretesto e nemmeno una cornice, perchè la contestualizzazione regge poco, posando su basi filologiche davvero fragili.
Allora ho guardato il film come se Maria Antonietta fosse solo una donna, e quello che ho visto, e che la Coppola ci dà, è il ritratto di una donna prigioniera di un ruolo, incapace di ribellarsi fino in fondo. La Coppola allora mette a nudo l'incapacità di quella società di lasciare la sfera intima ai propri personaggi ( la ridicolizzazione delle scene in cui la principessa si sveste e si veste non fa solo ridere, la dice lunga sul disagio che comunque tale messa in pubblico crea, nudita che poi la futura regina imparerà ad utilizzare di propria testa e con spregiudicatezza). Tolta presto dalla famiglia di origine, affronta nolente il taglio con la propria provenienza, la propria storia in quel rito ( secondo me barbara ma inevitabile per l'etichetta) che si svolge nella tenda tra i 2 confini geografici ma che in realtà ha riguardato e riguarda molto del mondo femminile attuale. In questo la Coppola è brava: stigmatizza un personaggio che tende a farci vedere moderno, rendendo il conflitto tra passato e presente con scelte estetiche notevoli, come ad esempio il contrasto tra la musica moderna e certe scelte di montaggio molto audaci e le pose di scena decisamente da raffigurazione statuaria ufficiale di corte.
Allora Maria Antonietta persona si ritaglia uno spazio tutto suo, è questo ciò che cerca per tutto il film: uno spazio suo che sia lo sfrenato shopping, i festini, gli amanti, i figli, il rifugio rosseauniano in fondo al parco. Invanamente cerca di tagliarsi uno spazio suo, perchè dimentica del ruolo sociale che difatti la storia gli ha dato. Inoltre anche il "problema della maternità" che non arriva viene affrontato in maniera contemporanea, e lo considero un retaggio ancora oggi diffuso, comunque capace di fare male sia all'individuo che alla coppia.
Io trovo questo ritratto di Maria Antonietta estremamente moderno. Complici anche i bellissimi costumi che servono a creare atmosfera e personaggi, proposti qui in una danzante sinfonia di colori dalle riminiscenze pop art, per stringere anche attraverso la scenografia un forte legame col presente. Forse perchè comunque la Coppola ha stigmatizzato il topos " donna ricerca spazio proprio" in una storia biografica precisa. Forse perchè ritengo ( ma magari ricordo male) che Maria Antonietta sia stato il primo personaggio pubblico su cui satira e giornali si siano accanniti, creando così da un lato l'odierna satira politica, dall'altro il marciume del nostro gossip, comunque sia il primo caso di opinione pubblica.
Se l'intento della regista che prometteva bene ma che qui ho trovato in difficoltà era quello di mettere in scena questi aspetti allora il film è salvabile, anche perchè nella proiezione femminile l'ho trovato un film toccante e vibrante.
Sarà per questa vena moderna che mi ha sfiorato e con cui ho guardato il film che invece trovo sensazionale l'utilizzo di musiche contemporanee, capaci di farci entrare in empatia con Maria Antonietta donna, su cui, per questo film si varca il giudizio storico e si ripercorre un topos femminile diffuso, proposto in maniera alternativa e, a parer mio, ambiziososamente coraggioso.

Foto tratta dal film Marie Antoniette
Note al margine: Quanto mi piace il calore del thè verde alla menta, mi ristora l'anima, specie quando vaga per deserti e paesaggi quasi lunari.


Foto di Siddharta
Note al margine: 24 Novembre, di cui io mi sento una grande responsabilità soprattutto nel mio lavoro come se a trasmettere valori sull'identità di genere e le relazioni potesse già a servire qualcosa...


Tramonto, Novembre 2007

C’è una piazza, anzi c’era, con un crocevia che porta ai quattro punti cardinali. Qui non hanno i nomi consueti, ma solo altri luoghi: lago, mare, parco e città. Lake Tower si stende così quasi contrastata tra questi aspetti di sé così diversi. La malinconia placida del lago, con i suoi paludi sonori e il coro dei canneti che sfida il blu del cielo quasi giallo quando tramontano le stelle. La città portuale rigogliosa di moda, barche dalle feste immense, pescatori senza stanchezza.
Il parco immenso che si estende per oltre due province, cavalcando tra radici avvinghiate, pini marittimi odorosi di selvaggio dove il cielo è un buco e le dune del mare parallelo un film senza incontro alcuno, ondulato di dune e di agavi che si protendono fin verso le spiagge. Quando arriva la sera è un buio noir si espande per tutte le strade del parco, con la sua carica di mistero e inquietudine. Le spiagge dagli orizzonti sconfinati, senza fronzoli o colori artificiali: il mare qua è di un azzurro profondo, amoreggia continuamente con il viola delle Alpi, un simposio dove il cuore brinda onda dopo onda. E noi siamo qui in mezzo. In mezzo a questo verde, in mezzo a questo blu. In mezzo a questo paese piccolo dall’animo antico, dove però di antico non c’è nemmeno un mattone, eccetto per alcune terme di recente tornate alla luce, ma il ricordo quello si che va lontano. Tra i campi che al tramonto si colorano di rosso fuoco, e il vento che sulla tratta lago-mare sembra portare le note di certe arie ampie e dolcissime, come il segreto intimo di questo paese. Una terra di confine, e di nessuno. Qua venivano mandati pentiti sottoprotezione, emigranti dai pochi soldi per permettersi la città, grandi speculatori edili, e appassionati di musica. Così la mattina, specialmente di
sabato, passeggiando per il lungo viale lungo cui Lake Tower si sveglia, si possono ascoltare dialetti e lingue diverse, come in qualsiasi altra metropoli europea. Siamo qui in mezzo, in una terra di nessuno, e che nessuno ha mai voluto, eccetto per i soldi e il prestigio che certa musica può portare. Siamo qui, clandestini immigrati senza patria, un po’ tutti uguali, precari dell’esistenza stessa. Al mattino presto Lake Tower è rigogliosa di un movimento silenzioso ed operoso, alla sera si allungano le ombre di prostitute
viados e gente della strada. Di tanto in tanto nell’estate passano i colori accecanti dei turisti, quasi una stonatura in un quieto vivere che dei contrasti ha fatto la sua pelle. Forse la bellezza di Lake Tower è proprio nella sua moltitudine anima, forse nei paesaggi variegati che in pochi chilometri si susseguono, come un riassunto ben riuscito, forse il fatto di non appartenere a nessuno. C’è di bello che il viaggiatore o chi si ferma per qualche stagione, non si senta per niente ospite, si sente subito a casa. I negozianti sorridono, gli abitanti sono accoglienti, forse è questa la rete che tiene salda la provenienza diversificata e che rende forte nell’assenza di appartenenza. Per questo nessun dorma: non è un melodramma questa istanza geografica, questo pezzo di vita, ma una delle più complete musicalità in cui ci si possa avvolgere, e trovare un ritmo, il proprio, nella sinfonia dell’altro. Un luogo dove l’anima si sente libera, e, di un respiro più grande, vola, sensibilmente vivendo anche d'arte.
Lake Tower, Contrasti.
Note al margine: Lake Tower è il terzo luogo dove sto abitando, e mi piace. Mi piace molto. Immagini. Per la musica ci vorrebbe " Nessun dorma"...;)
Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
Nella tua fredda stanza
Guardi le stelle
Che tremano d'amore
E di speranza.
Ma il mio mistero é chiuso in me,
Il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò
Quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
Che ti fa mia!
Dilegua, o notte!
Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle!
All'alba vincerò!
Vincerò, vincerò!
Vincerò!
PS Segnali di fumo: bellissimo gioco di Angulus sulle parole, imperdibile

Note al margine: By this river, certo.

Ogni innamorato ed amante crede nel momento all'unicità e alla irrepitibilità del proprio destino amoroso, non importa se tale destino si riferisca a una storia lunga, a un cortometraggio amoroso, o a episodi intervallati tra di loro. Esistono, al di dà delle cronologie, delle etichette, dello spessore, delle modalità, e dei luoghi, delle "sintassi" comuni che emergono dal raccontare a se stessi ciò che si è vissuto e come lo si è fatto. Certo ogni storia resta unica e irrepitibile, ma i tratti comuni che si riscontrano ascoltando gli altri oltre che se stessi fa si che ci senta meno soli, in qualche modo rassicurati dalla condivisione ancor prima che dalla comprensione. E quella storia che ti mangiava da dentro togliendoti il sonno e un po' dignità, elargendoti momenti di lucida follia passionale, sembra meno gravosa. Ad esempio ci sono storie che non finiscono mai, che restano sospese come l'odore del fumo quando la candela si spegne, e resta ancora a bruciare, quasi visibile, senza luce, vagando col suo odore. In genere gli epiloghi comportano un cambiamento del sentimento amoroso da parte di entrambe le parti, o di una sola. Raramente accade, ma è possibile, che certe storie si esauriscono non per mancanza di amore, ma di possibilità, e forse di audacia. Ingerenze, distanze oggettive, situazioni complicate scrivono di loro mano il "basta". Così i due amanti, consapevoli del proprio amore e allo stesso tempo dell'impossibilità di continuare a viverselo, chiudono la loro storia, ma è emozionalmente ha il peso di un'interruzione, piuttosto che di una fine. Come un film che si interrompe, senza titoli di coda e si resta appiccicati al proprio posto in attesa di una qualsiasi ripresa. Ci si congeda formalmente, per poi fare i conti silenziosamente con un altrove che resterà sempre non vissuto, non finito, non elaborato. I riti sono importanti, ci fanno vivere i nostri sentimenti, dandogli forma, e spazio. Ma quando il rito del finire non c'è, allora si resta appesi a punti interrogativi su cui si impiccano spiegazioni sempre favolose e immagini mitizzate del come eravamo. E' un vivere lontano da qualcosa, che mai sarà possibile. Si sommano sopra altre storie, si stratificano altri viaggi, altri crescendo, ma alla fine certi legami bisbigliano tornano con la loro inspiegabalità a tormentare. Ci vuole forse del tempo, del prendersi cura di sè, e un grande gesto d'amore verso se stessi, per congedarsi definitivamente da una storia e lasciarla nella memoria come un ricordo, come un qualcosa legato a ciò che si è visto che tutto un po' ci resta addosso ma senza l'ingerenza asfissiante che generava. Solo così poi ci si sente finalmente liberi, e pronti a scrivere con la propria pelle i titoli di coda, vedendosi così sullo schermo del cuore. E alzandosi.

Controluce, Loreto, Ottobre 2007
Note al margine: Doloroso, a volte doloroso, vedere ciò e sentirsi imbarazzati a stare vicini, e un po'...rivedersi. Ma magari basta esserci, sinceramente, senza nemmeno parlare,ma ascoltare, e magari, abbracciare. Però al sabato mattino Lake Tower è indiscutibilmente bella, solare, calda, accogliente, lenta e rigogliosa di vita dolcissima, e tutto questo fa sembrare il resto più facile...