Quando lo straordinario diventa quotidiano, allora è rivoluzione.(E.Che Guevara)

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giovedì, 29 novembre 2007
Le chiavi di casa ;)

Sull’esempio della mia carissima Ridet, ho raccolto le ultime chiavi che hanno portato i navigatori verso questo blog. Scientificamente e arbitrariamente ho diviso le chiavi per grandi tematiche, cercando con questa geometria di definirmi. Mi affascina molto la geografia di internetcity, pensarla come un enorme città infinita che si espande in tante dimensioni, tutte invisibili. E mi piace pensare che siamo qui, tutto in viaggio, con l’opportunità di incontrare sempre posti inattesi. O carovanieri con storie da raccontare capaci di scaldarci in certe sere. Strade che si inseguono, che si aspettano, che si incrociano, che partano da ciascuno e che a ciascuno riportano, con in più il valore del viaggio. Il r itratto che ne viene fuori coincide molto bene con le mie passioni ( arti figurative e poesia), con il mio modo di percepire pienamente il vivere a 6 sensi. Ci sono chiavi curiose ( come chi ha cercato esattamente me e Benjamin) ed altre, quelle infondo, che non so raggruppare. I possessori di queste chiavi: ecco, so cosa cercavano. Ma non so in definitiva cosa hanno trovato. Perché la realtà è tale che poi ognuno se la reinventa. A modo suo.
 Verba: voglia di vivere. Gioia di vivere. tenerezza. Bacio. scegliere.
 Cinema: anna alberto grifi. amelie piccola. spike lee tarantino. Bernhard Bertolucci.kielowsky.
 Luoghi: lisbona stuatue. foresta bretagna. scogliere onde. muro viareggino. delta del po'. crete senesi. il giardino dei tarocchi. Siena ottico. Taormina. parco bercy.. Pisa. Lungotevere. viareggio in inverno. ricordi anni 70 giardino di boboli. Marina di massa etretat. Zaanse shanse,
Colori: cieli cobalto. tramonti di paura. Cielo vaniglia. Filobus da colorare.
Fotografia: cartier bresson. boulevard diderot 1969. Scatti intimi. foto ponteggi foto angeli. D.beckerman. Alinari archivio pizzeria.
Avverbi: piano piano.
Moda: collezione valentino 2007.
Musica sinfonia al sole che nasce. Tiersen.
Arte: onda di hokusay, Ali tribali. musante.. lavorare la cartapesta. simboli celtici. Campo di grano con corvi. Chagall. Enigma senza fine dalì.
Poesia/letteratra/leggende: poesie sui lupi .stringimi legami neruda. ..leggende anice stellato. fiabe da raccontare. Fuochi fatui. Araba fenice. Chimera notre dame. Personaggi del libro d’amore e ombra. Il diario di monique. Strega brucia, cavalieri draghi.
Eros: giochi con donne che si spogliano, sospesi. Donne che zampillano. Fra lenzuola candele e incensi. Videocam sesso notturno.
Sensi: fra limoni e fra conchiglie. parco d'autunno. pane d'amore ho tatuato il tuo nome sulla pelle. pioggia e tarocchi. effetti ottici. uomo a piedi nudi. piedi con sandali. Battiti.
Amore: amori grandi che non finiscono. Ti amo. Nelle pieghe di questa pelle ho te. Innamorati che danzano- una stilla d’amore.
Me: erikaluna.. keziah,. julie correncon. erikaluna+benjamin. volo di gabbiano..villa d’erica d’alto.
N.P: anpi... alunni cinetici. water. famiglia+caffè+fuori.principessa guerriera. Donne e birra.

Il mio nuovo angoletto ( ps il piatto non contiene cibaria ma colori per il vassoio sopra lo scanner;)

Note al margine: in neretto le parole che mi hanno emozionato ( e sorpreso perché con water c’è poco da emozionarsi) di più.

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mercoledì, 28 novembre 2007
Marie Antoniette

Superata la mia parte infantile che, innamorata del piccolo capolavoro "Lost in translation" temeva un po' di delusione alla successiva prova della regista, ho finalmente visto il film "Marie Antoniette", e vabbè un po' di delusione c'è.
Il film mi ha colpito molto:  la struttura è sintetizzata nella visione della Rivoluzione Francese dall'interno del Palazzo del Potere. Tuttosommato alla fine credo che
Maria Antonietta col film Maria Antonietta non c'entri niente.
Nel senso,che la rievocazione storica del personaggio credo sia solo una scusante, un pretesto e nemmeno una cornice, perchè  la contestualizzazione regge poco, posando su basi filologiche davvero fragili.
Allora ho guardato il film come se Maria Antonietta fosse solo una donna, e quello che ho visto, e che la Coppola ci dà, è il ritratto di una donna prigioniera di un ruolo, incapace di ribellarsi fino in fondo. La Coppola allora mette a nudo l'incapacità di quella società di lasciare la sfera intima ai propri personaggi ( la ridicolizzazione delle scene in cui la principessa si sveste e si veste non fa solo ridere, la dice lunga sul disagio che comunque tale messa in pubblico crea, nudita che poi la futura regina imparerà ad utilizzare di propria testa e con spregiudicatezza). Tolta presto dalla famiglia di origine, affronta nolente il taglio con la propria provenienza, la propria storia in quel rito ( secondo me barbara ma inevitabile per l'etichetta) che si svolge nella tenda tra i 2 confini geografici ma che in realtà ha riguardato e riguarda molto del mondo femminile attuale. In questo la Coppola è brava: stigmatizza un personaggio che tende a farci vedere moderno, rendendo il conflitto tra passato e presente con scelte estetiche notevoli, come ad esempio il contrasto tra la musica moderna e certe scelte di montaggio molto audaci e le pose di scena decisamente da raffigurazione statuaria ufficiale di corte.
Allora Maria Antonietta persona si ritaglia uno spazio tutto suo, è questo ciò che cerca per tutto il film: uno spazio suo che sia lo sfrenato shopping, i festini, gli amanti, i figli, il rifugio rosseauniano in fondo al parco. Invanamente cerca di tagliarsi uno spazio suo, perchè dimentica del ruolo sociale che difatti la storia gli ha dato. Inoltre anche il "problema della maternità" che non arriva viene affrontato in maniera contemporanea, e lo considero un retaggio ancora oggi diffuso, comunque capace di fare male sia all'individuo che alla coppia.
Io trovo questo ritratto di Maria Antonietta estremamente moderno. Complici anche i bellissimi costumi che servono a creare atmosfera e personaggi, proposti qui in una danzante sinfonia di colori dalle riminiscenze pop art, per stringere anche attraverso la scenografia un forte legame col presente. Forse perchè comunque la Coppola ha stigmatizzato il topos " donna ricerca spazio proprio" in una storia biografica precisa. Forse perchè ritengo ( ma magari ricordo male) che Maria Antonietta sia stato il primo personaggio pubblico su cui satira e giornali si siano accanniti, creando così da un lato l'odierna satira politica, dall'altro il marciume del nostro gossip, comunque sia il primo caso di opinione pubblica.
Se l'intento della regista che prometteva bene ma che qui ho trovato in difficoltà era quello di mettere in scena questi aspetti allora il film è salvabile, anche perchè nella proiezione femminile l'ho trovato un film toccante e vibrante.
Sarà per questa vena moderna che mi ha sfiorato e con cui ho guardato il film che invece trovo sensazionale l'utilizzo di musiche contemporanee, capaci di farci entrare in empatia con Maria Antonietta donna, su cui, per questo film si varca il giudizio storico e si ripercorre un topos femminile diffuso, proposto in maniera alternativa e, a parer mio, ambiziososamente coraggioso.

Foto tratta dal film Marie Antoniette

Note al margine: Quanto mi piace il calore del thè verde alla menta, mi ristora l'anima, specie quando vaga per deserti e paesaggi quasi lunari.

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la lanterna magica

lunedì, 26 novembre 2007
Ancora Cielo.

Ai confini di mondi diversi,
presente eppure sospesa.
 
Vivo a pelo d’acqua,
guardo nella trasparenza
librando fluidamente.
 
Vivo sentendo tutto,
libere le mani di schiudersi e
fendersi tra le onde.
 
Affondando nella forza liquida,
raramente lasciandomi scivolare
il resto sulla pelle.
 
Sono abissi ovattati di silenzi
e il brivido prima del chiarore
una luce soffusa che toglie il fiato
le bolle d’aria che si sciolgono
come stelle rotonde
i ricordi negli schizzi impazziti.
 
Tra profondità e ossigeno
sono occhi gambe e cuore
a disegnare il mio viaggio
 
tracce blu di una partitura
che si rifrange nella schiuma
e in rotta fino alla curva
del prossimo orizzonte.
Ancora cielo.
Swimming Pool, Luglio 2006.
Note al margine:
L’odore di piscina mi riporta alle lezioni di nuoto dove andavo con mia sorella e alla fine mamma ci dava pane e marmellata, di miritilli.
L’odore dell’abete appena allestito in piazza con intorno luci di ghiaccio emana un forte profumo di resina circoscritta e penetrante, mi ha ricordato quanto era emozionante allora il natale.
E l’odore di arancia mi ha ricordato il calore di mia nonna mentre impastava la torta la domenica mattina. Sensazioni inspettate che mi tranquillizzano, mi addolciscono, mi fanno stare bene.

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sabato, 24 novembre 2007
Drops.

In questi giorni la mia auto era un rifugio, una culla, una sorta di bolla a liquido amniocentico, dove recuperare forze, e non smarrirmi. Un rifugio, una pausa per cantare ad alta voce da sola, un momento appannato per sentire la città scivolarmi addosso. Intorno i primi allestimenti natalizi, le prime luci color ghiaccio a ravvivare i viali. Guardavo fuori, spesso attraverso la trasparenza irregolare delle gocce sul parabrezza, e quel fuori questa settimana è stato difficile, deludente, a volte rabbioso, poi ci sono le persone sempre diverse da se stesse, sempre sfuggenti, e a volte in certi contesti fuori casa mi sento davvero sola. Probabilmente devo prendere solo atto che quindi non può esserci battaglia, che i mulini a vento non si mettono a fuoco da soli, e andare avanti. Vorrei essere il Sagittario e al di là di ogni cosa, seguire la traiettoria della mia mira, senza smarrirmi e godendo comunque delle stelle attorno. Stelle che comunque non mancano mai. Il sorriso di A. che inizia a parlare la nostra lingua, un divertentissimo corto arrivato da un mio caro amico, un caffè importante con una delle pochissime e profonde amiche, e poi voglia di soprendersi e sorprendere, film che parlano all’anima, voglia di scrivere di guardarsi intorno, di viaggi, e poi piccole sorprese di chi stupisce con gesti innamorati, la mia voglia di arie dolcissime per planare, e di ritmi rock per ballare, perché in fondo è così che sono.  Già, menomale che c’è lAmore.
Angelo mio saltiamo
In fondo al buio andiamo
Cadendo giù per sempre liberi.
( Suicidio d’amore)
 

Foto di Siddharta

Note al margine: 24 Novembre, di cui io mi sento una grande responsabilità soprattutto nel mio lavoro come se a trasmettere valori sull'identità di genere e le relazioni potesse già a servire qualcosa...

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donne che corrono con i lupi

giovedì, 22 novembre 2007
L'orizzonte attraverso.

Nei giorni feriali il sole sembra più bello. Quel pomeriggio la macchina sgommava rapida sul litorale selvaggio di una primavera sonnolente. L’aria era salata, ma erano le sue labbra che mi consumavano di sete. Rosse come il più sfacciato dei soli, calde e morbide, troppo accoglienti per non pensarci. Curva dopo curva saliva come una febbre impazzita, come una musica ossessiva che entra nel sangue e instancabile balla dentro muovendo ogni grumo. Il vento le onde la schiuma i fianchi che si muovono l’odore della pelle la piega del collo. Quanto di lei era fame, quanto desiderio, quanto sogno, ad oggi non so più distinguere. So che all’inizio fu la sua voce calda e solare, penetrante come l’acqua nel deserto. Poi furono gli occhi, terribili e neri, incandescenti e possessivi come una malanno senza rimedio, poi il profumo della sua voglia confusa con la mia, l’unisono battito di sgombrate paure, energia che fluisce e danza scevra di paure. E un viaggio. Veloce. Da un aeroporto all’altro, solo andata, solo un pomeriggio. Poi finalmente l’ombra di un pino marittimo e orgoglioso, ai confini con una base militare silenziosa e inquietante. Nessun minuto di troppo, nessun chilometro abbondante. Tempi stretti strimizziti per istanti troppo gonfi. Non c’è tempo per spogliarsi, per avvinghiarsi, per stendersi, per amarsi, per sentirsi e anche per aversi. Tutto è immagine, tutto si sintetizza in fugaci carezze e profondissimi baci, tutto è solo un frammento di ciò che si vorrebbe, uno sbiadito riflesso che non paga. Sulla spiaggia semivuota brevi urli di gabbiani, dietro le macchine passano spettatori in movimento, orme abbandonate e una lunga rete a separarci dal mare. Ma io frugo fra gli incroci perfetti fino a inchiodare con gli occhi in un buco irregolare discreto sufficiente per guardarci il sole l’orizzonte e la marea tutta quanta. Allora frugo tra le gambe sento quasi il sangue scorre sotto i polpastrelli emanarsi in calore, imprimere sulla pelle le tue forme ad occhi chiusi, cercare nei vellutati collant una breccia un’entrata e lentamente nel vortice allargare la maglia espandersi arrivare alla pelle quasi di contrabbando e sentire adesso il tuo sole il tuo orizzonte e la tua marea tutta quanta. Salgo come un pensiero folle come le temperature in estate come il vento che soffia in alto, come un palloncino fuggito e libero salgo e brucio. Poi ancora distanze ancora aerei ancora atterraggi e partenze, tra le mani l’odore di te, un talismano che mi porto addosso per scaldarmi, per vibrare, per sorridere di qualche istante che mi ha fatto sentire vivo, fino alla mia ultima fibra. Anche dopo giorni e notti lunghissime, mi prende come irrinunciabile sensazione e il pensiero regolare e perfetto smagliato nella rete, oltre la quale. L’orizzonte, la marea ed il sole tutto quanto, ero pienamente io.

Tramonto, Novembre 2007

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sedicicorto

martedì, 20 novembre 2007
Bianconeve

Ora che bruciano le vene
di fuochi e colori
sbiadisce
ogni orma di te.
 
Succhio sulle dita
gli scarti dei giorni e
le parole sono
un girotondo di musica sottile.
 
In quel giro ci appendo
tutta la mia solitudine
il silenzio dei pensieri
le gote rigate di umido.
 
Cerco il bianco neve
su cui evaporare,
l’alba serafica
pronta a spogliarmi
la nuvola piena
da cui scivolando
rinascere su altra terra.
Foto di Bluefam
Note al margine: Il confine tra autobiografico e ciò che sta intorno a volte è molto labile, dipende un po' da come si vive, e si percepisce. Così mi ritrovo nelle parole tante storie: mie, altrui, di tempi coniugati imperfettamente e di altri solo immaginati, percorsi visti in vite vicine e altri vissuti in prima persone, discorsi che vengono da sè senza bussare e altre sintassi invece più rigide, e delineate. Come queste gocce che riflettono se stesse, e le altre.

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domenica, 18 novembre 2007
Lake Tower, Arie.

C’è una piazza, anzi c’era, con un crocevia che porta ai quattro punti cardinali. Qui non hanno i nomi consueti, ma solo altri luoghi: lago, mare, parco e città. Lake Tower si stende così quasi contrastata tra questi aspetti di sé così diversi. La malinconia placida del lago, con i suoi paludi sonori e il coro dei canneti che sfida il blu del cielo quasi giallo quando tramontano le stelle. La città portuale rigogliosa di moda, barche dalle feste immense, pescatori senza stanchezza. Il parco immenso che si estende per oltre due province, cavalcando tra radici avvinghiate, pini marittimi odorosi di selvaggio dove il cielo è un buco e le dune del mare parallelo un film senza incontro alcuno, ondulato di dune e di agavi che si protendono fin verso le spiagge. Quando arriva la sera è un buio noir si espande per tutte le strade del parco, con la sua carica di mistero e inquietudine. Le spiagge dagli orizzonti sconfinati, senza fronzoli o colori artificiali: il mare qua è di un azzurro profondo, amoreggia continuamente con il viola delle Alpi, un simposio dove il cuore brinda onda dopo onda. E noi siamo qui in mezzo. In mezzo a questo verde, in mezzo a questo blu. In mezzo a questo paese piccolo dall’animo antico, dove però di antico non c’è nemmeno un mattone, eccetto per alcune terme di recente tornate alla luce, ma il ricordo quello si che va lontano. Tra i campi che al tramonto si colorano di rosso fuoco, e il vento che sulla tratta lago-mare sembra portare le note di certe arie ampie e dolcissime, come il segreto intimo di questo paese. Una terra di confine, e di nessuno. Qua venivano mandati pentiti sottoprotezione, emigranti dai pochi soldi per permettersi la città, grandi speculatori edili, e appassionati di musica. Così la mattina, specialmente di sabato, passeggiando per il lungo viale lungo cui Lake Tower si sveglia, si possono ascoltare dialetti e lingue diverse, come in qualsiasi altra metropoli europea. Siamo qui in mezzo, in una terra di nessuno, e che nessuno ha mai voluto, eccetto per i soldi e il prestigio che certa musica può portare. Siamo qui, clandestini immigrati senza patria, un po’ tutti uguali, precari dell’esistenza stessa. Al mattino presto Lake Tower è rigogliosa di un movimento silenzioso ed operoso, alla sera si allungano le ombre di prostitute viados e gente della strada. Di tanto in tanto nell’estate passano i colori accecanti dei turisti, quasi una stonatura in un quieto vivere che dei contrasti ha fatto la sua pelle. Forse la bellezza di Lake Tower è proprio nella sua moltitudine anima, forse nei paesaggi variegati che in pochi chilometri si susseguono, come un riassunto ben riuscito, forse il fatto di non appartenere a nessuno. C’è di bello che il viaggiatore o chi si ferma per qualche stagione, non si senta per niente ospite, si sente subito a casa. I negozianti sorridono, gli abitanti sono accoglienti, forse è questa la rete che tiene salda la provenienza diversificata e che rende forte nell’assenza di appartenenza. Per questo nessun dorma: non è un melodramma questa istanza geografica, questo pezzo di vita, ma una delle più complete musicalità in cui ci si possa avvolgere, e trovare un ritmo, il proprio, nella sinfonia dell’altro. Un luogo dove l’anima si sente libera, e, di un respiro più grande, vola, sensibilmente vivendo anche d'arte.

Lake Tower, Contrasti.

Note al margine: Lake Tower è il terzo luogo dove sto abitando, e mi piace. Mi piace molto. Immagini. Per la musica ci vorrebbe " Nessun dorma"...;)

Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
Nella tua fredda stanza
Guardi le stelle
Che tremano d'amore
E di speranza.

Ma il mio mistero é chiuso in me,
Il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò
Quando la luce splenderà!

Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
Che ti fa mia!

Dilegua, o notte!
Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle!
All'alba vincerò!
Vincerò, vincerò!
Vincerò!

PS Segnali di fumo: bellissimo gioco di Angulus sulle parole, imperdibile

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le città invisibili

mercoledì, 14 novembre 2007
Lettera da una sconosciuta

Non ho parole dolci e romanzi rosa, né il vacuo odore di miele che si appiccica sulla curva del collo, e di certe illusioni. Ho la parvenza del ricordo, di un’immagine sbiadita creata ad arte da alcuni occhi allucinati e poetici, fino a che la mia essenza di giorni e battiti discontinui la confondi col rumore della pioggia scivolosa e lenta sul vetro. Sfumato il bordo della mia persona, non è che il fragore delle nuvole o l’asfalto su cui sgomma la fantasia ciò di cui mi vesti. Per questo è un perdersi inseguire una me che esiste solo in certe destrutturate fantasie. Io sono carne sangue immagine viaggi occhi neri e caffè corti, cacao amaro e cannella fra le dita, notti bianche e caldi abbracci, occhi innocenti che mi circondano, e un fuoco dentro, l’odore del gelsomino e dell’ambra, le mie pietre azzurre, la musica che ballo quando ho voglia di essere me, l’affascinante buio del teatro, il diaframma fotografico che suona, la complicità delle mie amiche, le mie sciarpe intonate con gli umori, il sole anche di notte, il piacere del corteggiamento ma ancor più dello scegliere, la memoria a lungo termine, e a breve, la seduzione nell'attimo, la scelta, le ricette di mia nonna, la risata amatissima, la suadente voce di chi racconta, le mani sporche per troppi colori, i tramonti che impazziscono di mare, l’abbraccio stretto del mio uomo, le mie luci, le mie ombre, i miei bianco e nero, il liberare i dadi per aria senza farne le somme, l’urlo dei gabbiani, il suono del lago e  mentre la città si bagna, io sono oltre. Io sono una vita che non sai e che non vuoi vedere, ma che nel sudore e nel sorriso sa di vero. Ed il mio cielo è sempre più blu. Trasparente.

Note al margine: By this river, certo.

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2046

lunedì, 12 novembre 2007
Stropicciati alfabeti

A pelle e a fuoco
disegno la corporeità dell’attimo
quasi fluttuando
in un tempo liquefatto e odoroso.
 
Una breccia si apre nella notte
rivoli di densi respiri e suoni si immergono
e di avvinghiati corpi e raccolte lenzuola
resteranno stropicciati alfabeti.
 
Di un incontro umido di mare.
Di un anima che spara salve.
Di un tango indossato al risveglio
e per il resto delle ore amarsi.
Di un ballarsi addosso ad occhi aperti
moderdonsi fin dentro il più intimo e vero
dei pensieri.
Foto tratta da
http://www.fuggire.it/Galleria/buenos_aires.htm
Note al  margine: " Tutto ciò che dovete fare è lasciarvi il vento alle spalle" ( J.Conrad, Linea d'ombra). E poi ci sono ore bellissime, dolci e euforiche, dove prende un'insaziabile voglia di ballare, indipendentemente da chi e cosa c'è intorno, come se la musica fosse puro movimento di se stessi. Un lasciarsi andare alle note che ossigena, esprime, muove tutto il mondo dentro, fa sentire vivi, e viaggiatori di un'avventura stupenda che è la vita. E accende sorrisi.

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agua y chocolate

sabato, 10 novembre 2007
Senza titoli di coda

Ogni innamorato ed amante crede nel momento all'unicità e alla irrepitibilità del proprio destino amoroso, non importa se tale destino si riferisca a una storia lunga, a un cortometraggio amoroso, o a episodi intervallati tra di loro. Esistono, al di dà delle cronologie, delle etichette, dello spessore, delle modalità, e dei luoghi, delle "sintassi" comuni che emergono dal raccontare a se stessi ciò che si è vissuto e come lo si è fatto. Certo ogni storia resta unica e irrepitibile, ma i tratti comuni che si riscontrano ascoltando gli altri oltre che se stessi fa si che ci senta meno soli, in qualche modo rassicurati dalla condivisione ancor prima che dalla comprensione. E quella storia che ti mangiava da dentro togliendoti il sonno e un po' dignità, elargendoti momenti di lucida follia passionale, sembra meno gravosa. Ad esempio ci sono storie che non finiscono mai, che restano sospese come l'odore del fumo quando la candela si spegne, e resta ancora a bruciare, quasi visibile, senza luce, vagando col suo odore. In genere gli epiloghi comportano un cambiamento del sentimento amoroso da parte di entrambe le parti, o di una sola. Raramente accade, ma è possibile, che certe storie si esauriscono non per mancanza di amore, ma di possibilità, e forse di audacia. Ingerenze, distanze oggettive, situazioni complicate scrivono di loro mano il "basta". Così i due amanti, consapevoli del proprio amore e allo stesso tempo dell'impossibilità di continuare a viverselo, chiudono la loro storia, ma è emozionalmente ha il peso di un'interruzione, piuttosto che di una fine. Come un film che si interrompe, senza titoli di coda e si resta appiccicati al proprio posto in attesa di una qualsiasi ripresa. Ci si congeda formalmente, per poi fare i conti silenziosamente con un altrove che resterà sempre non vissuto, non finito, non elaborato. I riti sono importanti, ci fanno vivere i nostri sentimenti, dandogli forma, e spazio. Ma quando il rito del finire non c'è, allora si resta appesi a punti interrogativi su cui si impiccano spiegazioni sempre favolose e immagini mitizzate del come eravamo. E' un vivere lontano da qualcosa, che mai sarà possibile. Si sommano sopra altre storie, si stratificano altri viaggi, altri crescendo, ma alla fine certi legami bisbigliano tornano con la loro inspiegabalità a tormentare. Ci vuole forse del tempo, del prendersi cura di sè, e un grande gesto d'amore verso se stessi, per congedarsi definitivamente da una storia e lasciarla nella memoria come un ricordo, come un qualcosa legato a ciò che si è visto che tutto un po' ci resta addosso ma senza l'ingerenza asfissiante che generava. Solo così poi ci si sente finalmente liberi, e pronti a scrivere con la propria pelle i titoli di coda, vedendosi così sullo schermo del cuore. E alzandosi.

Controluce, Loreto, Ottobre 2007

Note al margine: Doloroso, a volte doloroso, vedere ciò e sentirsi imbarazzati a stare vicini, e un po'...rivedersi. Ma magari basta esserci, sinceramente, senza nemmeno parlare,ma ascoltare, e magari, abbracciare. Però al sabato mattino Lake Tower è indiscutibilmente bella, solare, calda, accogliente, lenta e rigogliosa di vita dolcissima, e tutto questo fa sembrare il resto più facile...

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