Quando lo straordinario diventa quotidiano, allora è rivoluzione.(E.Che Guevara)

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giovedì, 30 agosto 2007
Nell'istante

Zaanse Shans, Nederland

E mi viene da pensare che lo stupore è grande molteplice rifrangente inatteso. Specie quando le scelte, quelle grandi importanti e cruciali, nel loro conflittuale stato embrionale aprono una vita ancora più bella di quella che si aspettava. E in tutto questo poi ci sono piccole fessure, ossia istanti capitati per caso nel frenetico correre progettare e realizzare. Sono i piccoli momenti in cui davvero si sta bene, niente manca, e tutto si concentra nell'istante. Non importa più il dove e il quando. E' in quell'istante che si respira benessere, pace e tranquillità. Sono i momenti in cui ci si rigenera, semplicemente si sorride. E a volte basta poco. Come tornare in un piccolo borgo di mare, che riporta indietro nel tempo quando le estati erano lunghissime. E riscoprirlo tantissimi anni dopo, fra i suoni della pineta, le stelle che sembrano più vicine fra pini marittimi odorosi e intensi, il gorgogliare delle cicale anche di notte. E improvvisamente tentare strade nuove, curiosare, e scoprire che il bello era proprio dietro l'angolo, come una discesa che porta dritti su un porticciolo salmastroso, poche barche, onde lievi e una splendida passeggiata a picco sul mare con la sola luce della luna piena. Ecco, in quegli istanti io sto bene, sono felice, completamente, e mi sento in pace con gli altri, col mondo, e soprattutto. Con me.

Note al margine: Ovviamente Zaanse Shans non è il borgo sul mare in questione, ma è un piccolo villaggio dell'Olanda, dove ho provato la stessa sensazione di serenità.

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luce

lunedì, 27 agosto 2007
Qui.

Sono ancora
vibrazione di luce
che scuote il cielo
il tuono di calore
inatteso
che brucia l’aria
e accelera sete nuova.
Qui
a riprendere
il mio vivere
tra le mani dipanando
ombre e sguardi chiari.
Ebbra schiumosa vitale
danzante nudamente
curva infinita
che da tremula impaurita
adesso balla di gioia, e tutto quanto
è voglia di vivere.
Foto di Arik

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donne che corrono con i lupi

domenica, 26 agosto 2007
Nel segno di Vincent

La mia carriera scolastica pare segnata dalla colorata ombra di Van Gogh: dalle medie ad adesso che sono io a insegnare, le sue opere hanno scandito momenti della mia vita, messo alla prova i miei pennelli ma soprattutto i miei occhi, ed anche le mie parole. Quando meno me lo aspetto, arriva Vincent, anche in argomenti improbabili e apparentemente lontani. Mi sono sempre piaciuti i suoi quadri, fin da ragazzina: le sue stelle impazzite, il colore accecante delle iris, la testa chinata e fiera dei girasoli, la disperazione dei mangiatori, una sorta di sinfonia di colori e forme che hanno un posto speciale tra le mie passioni, e in quel mio personalissimo cosmo estetico che giorno per giorno costruisco dentro di me, una sorta di atelier, di Parnaso personalissimo fatto di immagini, parole, evocazioni, dove accanto a segni noti ci sono segni comuni, come foto di amici, persone che passano, colori dei miei alunni. Il mio luogo dove poi rifugiandomi o semplicemente passeggiando ricostruisco il mio mondo interiore, quasi riparandolo, a volte guarendolo, a volte vestendolo a festa, a volte usandolo come punto di vista privilegiato su di me, e sulle cose. Ho visto numerose mostre di impressionisti e di Van Gogh, e ho studiato la sua vita e quindi la sua opera. Nel mio viaggio ad Amsterdam è stato il primo luogo in cui sono passata. La visita al museo era molto strana. Inizialmente mi sono divertita a scoprire nell’allestimento cronologico delle opere presenti teorie storie e interpretazioni lette in manuali che tornano magicamente in mente. Fa pensare quanto un genio così grandioso soffrisse, ad esempio, per l’allontanamento di un amico, qualcosa di profondamente umano, intimo e comune. Poi sono salita all’ultimo piano delle sue esposizioni, e correva l’anno 1890.
Ho guardato da vicino i colori di Vincent, colori che emozionano passando dentro le fibre, non solo della tela ma dell’anima di chi le guarda. Il colore di Vincent è ritmo movimento e poesia. E’ immagine allo stato puro non solo nella sua complessità quanto piuttosto in ogni singolo tratto che ha vita propria, come un vagito, come un suono. I colori di Vincent suonano, suonano di armonia e inquietudine al tempo stesso, il dramma forse dell’umano. I colori di Vincent catturano come pozioni magiche, trascinano in quella sorta di limbo tra reale e onirico in cui spesso ci sentiamo noi stessi border line. Ho guardato più a fondo, e i colori di Vincent si muovono in corsa e a volte in concerto. Non sono pennellate, in alcuni tratti sono spessori, sono materia stessa non stesa ma aggrappata alla tela. I colori di Vincent in un cielo limpido e terso suonano di disperazione, come l’ennessimo tentativo fallace di placare nei cromatismi arricciati l’inquietudine del male di vivere. E così nel 1890 davanti a un innocuo quadro mi sono commossa. Non mi era mai capitato di avere gli occhi lucidi dinanzi a un quadro e in quella lucidità lacrimare dentro.

Era il senso del presagio, era il cielo estremamente denso, erano le pennellate forti e ricche di materia in maniera disperata, era il dramma reso colore, erano i miei colori preferiti sotto un cielo apparentemente tranquillo a essere invece cinetici, dinamici, agitati, turbati. Mi sono commossa, come se questo quadro fosse l’ultimo tentativo verso la speranza. Difatti poi si gira l’angolo, e davanti ci sono i campi di grano con i corvi.

Io guardando il campo di grano con corvi ho sentito una fitta dentro, come se la disperazione dal quadro precedente a questo risultasse ora definitiva in questi corvi che infestavano non solo la terra ma anche il cielo, come se il dramma ontologico dell’essere e del divino risultasse irrisolto, definitivamente. Il giorno dopo la mia visita al Van Gogh Museum è deceduto I.Bergman, di cui, anche, lo stesso dramma di Van Gogh mi ha sempre colpito: l’irrisolto conflitto tra cielo e terra.
Voglio ricordarmi questa passeggiata tra i quadri prima dei corvi, esattamente nel quadro prima. Voglio ricordarmi del cielo terso malgrado le nuvole, delle infinite sfumature che un azzurro può avere, della tenacia e dell’energia di ogni pennellata, attraverso la quale stendere, per l’ennesima volta la propria anima, nel gran ballo della vita. Voglio ricordarmi così, con un po’ di questi colori che suonano addosso, sulla mia stessa pelle.

Van Gogh Museo, foto di Erika

Note al margine.Ho cercato il poster della chiesa ad Auvres, richiesta da mia madre, ma in tutta Amsterdam nel mio giro vacanziero non l’ho trovata. L’ultimo giorno a Bruxelles prima di partire, su una bancarella era lì che mi aspettava…Quando si smette di cercare, a volte. Si trova.

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mistico

venerdì, 24 agosto 2007
Artis

Erano decenni che non andavo allo zoo, e parlerò di Amsterdam iniziando dal suo zoo, che era proprio dinanzi all'hotel dove pernottavo. Inizio da qui, perchè è stato un tuffo nell'infanzia, toccare a distanza di tempo quel misto di stupore e tristezza che mi prendeva allo zoo. Adesso come allora, viene un po' di sofferenza nel vedere animali che ingabbiati non hanno senso, come ad esempio i felini: il loro posto è davvero altrove. Viene in mente la meravigliosa favola di Pennac sull'occhio del lupo, che tanto ha da ricordare sulla libertà e sul coraggio di aprire gli occhi. Ma quella è Parigi, e ora siamo a Amsterdam. A parte la tristezza, poi ci sono le risa e lo stupore dei bambini nel vedere gli animali delle loro favole concretizzarsi dinanzi a loro.
In effetti i felini e gli oranghi mi hanno rattristato un po', come del resto il Circo, sarebbe bello poterli vedere naturalmente nel loro habitat ( ma al momento un tale viaggio è impensabile) ma sono contraria agli zoo, agli acquri e compagnia, p
Ma sinceramente mi son emozionata nel vedere i grandi animali da vicino, come le bellissime giraffe, o il manto delle zebre: la natura è davvero fantastica ed anche se è banale, è straordinario rendersene conto, rinnovando stupore e quindi rispetto. Gli acquari eran strepitosi: il loro ovattato blu è qualcosa che sa placarmi e ricongiungermi con me stessa. E mi è piaciuta molto la riproduzione fedele di un canale di Amsterdam: un esempio istruttivo che apre un universo inimmaginabile. La tenerezza esplode soprattutto alla vista dei cuccioli, come le foche ed i pinguini. Dentro l'Artis ci sono poi i colori dei fiori olandesi a rallegrare il silenzio, specie da inaspettati cromatismi, che catturano gli occhi fino a rapirli. La casa delle farfalle con il suo umido fascino trasmette la bellezza e la vacuità dell'attimo imprendibile. Le farfalle sono meravigliose, leggere, affascinanti e spesso inafferrabili persino per gli occhi: planano vicinissimo e quando stai per fissare lo sguardo sono già altrove. Inoltre in questo ambiente per la gioia dei miei macro ci sono molte interessanti specie di fiori tropicali. E poi alcune curiosità, come le forme dei fenicotteri, ed i loro cartelli.
Sono stata davvero bene, anche se credo che lo zoo resti un discreto quesito etico. E' stata una mattinata davvero rilassante, bellissima, inattesa e non programmata: come annusare quel sapore d'infanzia e sentirne i brividi.

artis

chissà perchè mi vengono in mente i miei alunni

inquieta rassegnazione

naturale bn

voglia di tenerezza

elegantemente

 simpatia

umide sensazioni

a wonderful world

voglia di tenerezza 2

la perfezione leggera dell'attimo

c'era una volta un canale

l'ovattato blu del mio silenzio

intrecci della natura

segnaletica

au revoir les enfants

Note al margine: altre immagini qui

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photopoeme

mercoledì, 22 agosto 2007
Così vicino, così lontano

Ovvero, variazioni ritmiche di un'estate. Di Amsterdam mi colpiva molto la volubilità del clima: a differenza della Normandia per esempio dove era sempre piovoso, ad Amsterdam nell'arco di 15 minuti il tempo cambiava almeno 3 volte passando dal sole alla pioggia e contemplando anche il ventoso. Ogni tanto ciò mi innervosiva, soprattutto per la mia tabella di marcia che prevedeva tra l'altro attività strettamente connesse al meteo, come pedalate e visite ai musei. Tuttosommato aveva per me un profondo fascino: ad Amsterdam c'è un ordine e un rigore spaventoso, le strade sono ben tenute, i canali regolari, come le case, e poi ci sono elementi che escono fuori dalle righe paradossalmente e in modo inaspettato, come le case che sono inclinate sul tetto verso il basso perchè si sviluppano soprattutto in altezza, oppure la magmatica gamma di cucine etniche presenti nel centro, l'eterogena folla nelle piazze, e il tempo. E in questi giorni, qui sul litorale, sembra di essere tornati lassù...Dopo tre giorni di pioggia, inaspettetamente apri la porta, ed ecco il sole. All'improvviso. E mi piace, forse perchè io stessa sono volubile, e scoprire che anche il cielo talvolta lo è,  rende più vivibile la propria volubilità, e quindi, vulnerabilità ;)

Amsterdam, il sole nella pioggia, foto e testo Erika

Viareggio, la luce inaspettata del tramonto, foto e testo Erika

Note al margine: come  negare il fascino dei contrasti...Ringrazio Asile per la bella ispirazione :)

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luce

martedì, 21 agosto 2007
Guardare. E forse capire.

Allora talvolta sdrucciolo sulle zoomate, come fossero curve pericolose, e mi perdo nel guardare le cose, forse una vertigine, un nodo allo stomaco, un malessere che stritola l'urlo e che si nutre dei miei sorrisi. Cerco limpidamente e con la mente vuota di guardare le cose, nel loro complesso, nel loro dettaglio, un irregolare avvicinanarsi e allontanarsi per averne una visione più nitida, obbiettiva e globale. Cambio prospettiva, cambio luogo, cambio la rotazione delle cose.  Cerco di discernere le ombre, le sfumature, di sopraelevarmi, e di distinguere ciò che è solo sfondo. A volte è quasi un mal di mare, a volte è lo sguardo che semplicemente è malato. Lentamente si sfuoca, perdo di vista il mio essere e le mie coordinate sono punti di fuga inarrestabili. A volte resto ferma, e mi sento una paralisi dentro. Troverò il modo di guardare, di guardarmi, e allora forse, riuscirò. A sentirmi meno stanca, a ritrovare un certo essenziale benessere. ( Menomale ci son le metafore, che servono a dare parola a disagi talvolta irraccontabili...:)

Prove di visioni.

Testo e foto di Erika

Note al margine: C'è una tempesta fuori, sembra autunno inoltrato. Però ha un suo fascino questo cielo grigio: ventoso gonfio straripante, eppure leggero. In qualche modo, infonde speranza.

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photopoeme

venerdì, 17 agosto 2007
Il mandala a sette colori

Forse era una spiaggia Portoghese, di quelle dove l'Oceano schiaffeggia altissime falesie, lasciando sulle case bianche ancora una voglia di blu. Forse era la prima estate nel millennio, ma alla fine il tempo e il luogo sono solo le righe di un alfabeto su cui scriviamo i ricordi. Lo vide così la prima volta, la moto nera fiammante poco distante, e lui seduto sulla battigia a rimestare la sabbia, vestito di lino, un'immagine che trasmetteva freschezza nell'afa abbagliante. Lei lo vide, lui contraccambiò e si fissarono a lungo. Lei si avvicinò, a piedi nudi, con tintinnanti bracciali che suonavano il suo incedere. Si sedette di fianco a lui, e semplicemente fissarono il mare, insieme. Lui stava colorando della sabbia, e lei si perdeva nel gioco di sfumature che prendevano forma. Amava sentire i piedi umidi di mare, e a volte la carezza ruvida di conchiglie planare sulla pelle tra un'onda e l'altra. Iniziò per primo lui a raccontare: le sue parole odoravano di Cuba, motori, aerei dirottati, amici perduti. Negli scorrevano conti aperti con il presente, nella lancinante rumba di fantasmi e ossessioni che gli stringevano la gola. Lei, invece, di parole non ne aveva, ma quanto a demoni era sfinita. I suoi occhi erano pece scura e spenta, le sue labbra bruciate di sale, il viso pallido di chi si fa segnare dalla vita senza difendersi. Il suo vuoto dentro abbaiava, ingombrava, attanagliava, mangiava. Come un male di esserci che non ha uscite. Eppure lui vedeva oltre. Vedeva una donna forte, bella, orgogliosa, profonda, coraggiosa, passionale, libera, tutte cose che lei avrebbe imparato di sé molti, molti anni dopo e con lentezza, tra baci e rabbie. Per lei inventò delle fiabe raccontandogliele in parole, e disegnandole sulla schiena nuda, ebbra di risvegliati brividi.E arrivarono anche per lei le parole, la possibilità di dire, di raccontare, e nelle parole di guardare, e lentamente riprendersi il mondo fra le mani.
Stettero così per alcuni giorni a scambiarsi racconti, biografie, sensazioni, solamente nella nudità di un orgasmo fra anime . A volte il suono dell'hammond dalle loro spalle si accordava coi loro battiti, con le onde, con le grida dei gabbiani, con l'odore di burro e cannella proveniente dal paese, e l'istante era perfetto. Lui somigliava a un cavaliere errante, lei a una principessa senza regni, entrambi avevano un lato triste e solitario, che nell'incontro si avvicinavano, si coagulavano, creando un mondo più bello.
I loro discorsi non sarebbero finiti, ma lentamente nel trascorrere dei giorni, insieme, come una sola persona il mandala del loro mondo era pronto. Armonico e perfetto come ogni istante irripetibile, che solca per sempre il confine tra miocardio e memoria. E come ogni mandala era il momento di distruggerlo. E così di tutto ciò rimase un viaggio lontano verso casa, un cammino a piedi nudi e sabbia colorata dispersa tra le onde e il vento, ma libera.
Non si rividero mai più, eppure camminarono nel resto della vita come se l'altro fosse un tatuaggio addosso.
A volte avrei ancora bisogno di una tua parola, di una tua ruvida carezza, di una tua lacrima per ubriacare le mie. A volte avrei bisogno ancora del tuo sguardo nero, per sentire il sole dentro. A volte il mio lato triste e solitario urla, e mi spaventa. Allora mi prende paura, temo di ricadere nel baratro dove sono sprofondata anni fa, mi sento quasi malata di vita. Ma poi mi lascio accarezzare la schiena dal libeccio, sento i brividi disegnarmi sogni e desideri, immagino colori che danzano tra la schiuma, e respiro più forte . Penso alle tue parole, al fatto che c'è sempre una via d'uscita, e anche quando la tempesta mi sbatte, vedo fari intorno a me, e navigo a vista. E allora so, di non essere mai sola, e i timori si librano, come polvere colorata nel vento.

Cabo do Roca, Portogallo, foto Di Erika, 10 anni fa ;)

 Note al margine: sottofondo musicale ideale: The Lonely Shepherd

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sherazade

giovedì, 16 agosto 2007
Quelli che aspettano

Viareggio, Quelli che aspettano, più o meno. Statua di G.Francesconi, su idea di Inaco Biancalana, stato emotivo di oggi.

Foto di Erika

Note al margine: quelli che aspettano eterni ritorni, quelli che aspettano la prima lacrima che soffoca la gola e brucia negli occhi, quelli che aspettano l'onda perfetta per smarrirsi, quelli che aspettano il più rosso dei tramonti per gridare nel crepuscolo e ammazzare il silenzio dentro, quelli che aspettano altri orizzonti e nuove partenze, quelli che aspettano l'ultima parola, la carezza impaziente e il thè verde alla menta bollente sulle labbra, i colori di un mandala perso nelle notti estive, lo schiaffo della tempesta, la quiete del vivere che non c'è. Quelli che aspettano il deserto dentro. Quelli che aspettano i ricordi a cullare le paure di oggi, la controluce per consolare ciascuno il proprio lato triste, e solo. Quelli che ancora aspettano il grande passo, e quelli che il passo l'han perduti in corridoi solo andata. Quelli sonnolenti che non si arrendono, e aspettano la stella cadente in cielo o nell'orto il grande cocomero. Quelli che aspettano l'amico ritrovato, la punta scalfita nell'orgoglio, il vestito a misura dei propri desideri e non il rovescio, il libro smarrito, il paese delle meraviglie, un attimo soffice, come zucchero filato. Quelli che aspettano. Solo due occhi. Per riflettersi. E in essi non vergognarsi. Di piangere.

Tatuato su: erika_luna a 19:52 | link | commenti (11) |
2046

martedì, 14 agosto 2007
Buon ferragosto

Ovunque siate...:)

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senza perdere la tenerezza

lunedì, 13 agosto 2007
La mia prima spesa

" Riverberi di sapori"; Amsterdam, mercato,2007, testo e foto di Erika

Specifichiamo: la spesa la so fare, ma è la prima spesa per la "mia" casina. E specifichiamo che io non sono propriamente una massaia, ma amo il gusto e per me cucinare è creatività e piacere, altrimenti il sottotitolo del blog non sarebbe Keziah ( in ebraico= odore di cannella). Per diversi motivi tecnici e metereologici ero sola al supermercato, e quindi mi pareva di essere Pinocchio nel paese dei balocchi o Alice in wonderland...scegliete voi. La mia prima spesa è stata una spesa mirata per una cucina fredda, visto che abbiamo il frigo, ma non il piano cottura. In compenso: la macchinetta moka elettrica è una bellissima invenzione...
La mia prima spesa mi ha dato un grande senso di libertà: si, comprare i gusti e le cose che davvero mi piacciono, e non che sono "tradizionalmente" della mia famiglia. Sono cresciuta in una famiglia numerosa e quindi a volte è stato difficile farsi spazio, o delimitare confini...e quindi...il carrello era strapieno...di:
thè freddo al limone, thè freddo alla pesca, tisane twinings miste, thè verde e burro, ( in onore di Bertolucci), marmellata albicocca e lime ( in onore alla mia parete lime), marmellata fragole e mirtilli ( in onore di Bergmann), zucchero di canna, caffè, oliera e company, olio d'oliva ( ma quanto costa!!!), cipolle bianche, carpaccio di carne, funghu&rucola ( da abbinare al precedente), fagioli cannellini, tonno naturale ( da abbinare al precedente), insalata iceberg ( questa a chi si dedica??), parmigiano, asiago, prosciutto cotto per toast, sottilette fila e fonditi, pane, tappetino scolastoviglie, origano, pepe di tutti i colori, sale di sicilia, latte e tonico 2 in 1 ( non da mangiare), cotone, birra leffe blonde, cereali, limoni, mozzarella, capperi, succi di frutta mango e pesca, pomodori, basilico, origano, crackers....

Note al margine: Si nota che sono stata attratta dalle accoppiate strane...( vedi succhi di frutta e marmellate ), il che fa evincere la mia innata curiosità;)

Tatuato su: erika_luna a 15:14 | link | commenti (6) |
julie