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venerdì, 27 luglio 2007
Il favolo viaggio di Erika

In definitiva non sono tra le parti di me che adoro, anche se un massaggio alla Pulp Fiction sarebbe notevolmente apprezzato, però mi piace molto il significato dei piedi, del loro contatto con la terra, e del loro portarci in giro, mediando i ritmi dei nostri viaggi. In definitiva domani parto per le vacanze, diretta in Olanda e Belgio. Sono molto emozionata per quel che andrò a scoprire, per i suoni che mi rapiranno, per le persone che incontrerò, insomma per tutte quelle cose che rendono meraviglioso il viaggio. Da ogni viaggio si allarga il nostro mondo dentro, e non si torna mai uguali a come si è partiti. Questo è decisamente avvincente. A presto, e a tutti una meravigliosa estate!

Note al margine: colonna sonora di testa, " Stay" ( Elisa) che con il viaggio c'entra poco, ma è dolce e determinata allo stesso tempo, e per questo la sento molto molto mia, sintonizzata a come sono io, almeno in questa fase della mia vita. Nel frattempo. Io non credo agli oroscopi, credo solamente che gli influssi astronomici possano avere qualche rilevanza, ma non determinanza. Un amico tempo fa mi ha regalato il cielo astrale, ossia come era il cielo nell'attimo e nel luogo in cui sono nata, e mi ci rispecchio moltissimo nella descrizione, in pregi e difetti e zone di chiaroscuro ( forse le più interessanti). L'ho linkato, è una sorta di ritratto stellare.:)Il mio cielo

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wonderland

L'onda ribelle

Ho cercato l'onda perfetta, per sprofondare e sentire la mia onda dentro, quella ribelle e spassionata.
Quella che somiglia ad un tramonto in piena estate, quando arriva la mareggiata e scompiglia tutte le ordinate e ritmiche spiagge del mio litorale.
Amo tuffarmi nel rosso tramonto, quando il mare è mosso e il cielo sembra strapparsi di luce tra il cobalto dell'acqua e i riflessi viola delle Alpi Apuane.
Amo il momento di assoluta solitudine della spiaggia verso sera, quando pochi pescatori audaci restano allibiti dalle grida dei gabbiani, e in lontananza un solo veliero sembra tagliare il cerchio perfetto del sole. E ritrovarmi, così.
Con i capelli al vento e la mia ribelle tra le mani.
Sentire il sale addosso e la voglia di buttarsi negli attimi scuotere fin dentro al midollo. La gonna che balla al libeccio, e i piedi passo dopo passo nudi sulla sabbia umida. E mentre scatto sentire il contatto con la terra, sentire che sono viva e di questo esserne felice.
Piegarmi ad assecondare il vento, fino a bagnarmi i piedi, e scattare guardare farsi prendere dalle bellezza di tutto ciò.
Schizzi sulla pelle e occhi grandi e accoglienti.
La ribelle tra le mani è una vertigine, ti coinvolge come una danza fremente, in crescendo, scatto dopo scatto, fino ad annullare la distanza tra occhio e materia a ritmo del suo click. E' nella continuità del suo ritmo che rispetto alle compatte non c'è paragone. Le sensazioni sono altissime, perchè finalmente non c'è distanza tra l'atto di vedere e quello di imprimere. Nessun vuoto, ma solo tempo reso visione, e scandito di emozione.
Scattare sempre più voracemente, come la ricerca di senso che prende nel fragore delle sensazioni, un sussulto quasi orgasmico quando si incontra in questa estasi il proprio autentico sè, divenire una cosa sola con l'istante catturato. E in questa vibrazione riconoscersi.
Stendersi poi sulle sdraia abbandonate. Specchiarsi così, già e non si sa come, nella luna. Con ancora il tramonto addosso a incendiare l'anima.

Tramonto centrovest, foto e testo di Erika

Note al margine: Sono in vena di dediche. Ringrazio Chartos per avermi prestato il soprannome "ribelle" alla Eos. Altre onde.

 

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photopoeme

giovedì, 26 luglio 2007
La Bretagna nel cuore

E di tutto il mio viaggio in Francia che proprio un anno fa avevo fatto, ho lasciato per ultimo la Bretagna, perché è il luogo che maggiormente mi ha preso, perdutamente.
Ho sentito sulla pelle la vibrazione di una nazione che in qualche modo definisce  la propria dignità e la propria identità, fino a conservarla negli stupendi suoni di una lingua propria, e nelle strisce nere e bianche delle proprie bandiere.
Nel vento improvviso addosso alle maree erano segni di pirati e canti celtici ha accompagnare il mio viaggio.
Ho raccolto polvere di storia tra le rovine di Carnac, composizioni enigmatiche e irrisolte, come spesso sono certi propri intimi spazi.
Ho inseguito i percorsi geometrici della sabbia nera a Dournanez, cercando la curva dei miei desideri.
Ho camminato sui battiti musicali provenienti dagli svariati pub dove per un attimo sembra di essere oltre la Manica, già in Inghilterra.
E qualcosa che ha a che fare strettamente con la natura, così mutevole nelle maree, così splendente di sole e improvvisamente così temeraria.
Ho sognato inseguendo la luce instancabile dei  fari che guardano negli occhi Pointe du Raz. Tre per la precisione, tutti in fila, tutti con i propri colori e la propria storia da raccontare.
Ho ubriacato i sensi annegandoli nell’odore dolcisastro del Calvados e del sidro di mele.
Ho sentito tutto il vento stravolgere la mia vita, e non cercare di piegarlo, ma sintonizzarmici per prendere il volo:  sulle imbarcazioni tra le isole del Morbihan e poi tornare coi piedi per terra, o quasi, sperdendosi su minuscole isole dalle grandi correnti pedalando sulla bassa marea, come sulle piccole strade di Ile aux Moins, ritornare al porto, trovando un paesaggio completamente diverso di quello lasciato al mattino. E non smarrirsi, ma solo stupirsi.
I pirati di Concarneau sui bastioni, e le donne con lunghe fasce chiare in testa.
E poi Locranon, un piccolo paese incantato, dalla buona birra e dalle insegne pittoresche, dove anni fa Polanski girò la sua Tess. Il fatto è che nei vicoli sembra di essere ancora nel film. Non un paese fantasma, quanto piuttosto una location dove si cammina. E per contrappasso sentirsi vivi. E autentici.
Per questo sulle mutevoli spiagge che si allargano e si stringono a seconda della luna, ancora risuona tra onde e conchiglie l’eco del mio cuore, come un luogo dove tornare col pensiero, e ancora. Prende il volo.
Note al margine: questo post è dedicato al mio compagno di viaggio, visto che ripartiremo a breve. E naturalmente a Volphoebe....

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le città invisibili

mercoledì, 25 luglio 2007
Le onde perfette

Erano giorni, forse settimane che non faceva qualcosa esclusivamente per sé. Qualcosa che fosse tempo, non rubato, non stiracchiato tra altri mille impegni, un tempo dedicato a se stessa. Quella mattina girovagò per i negozi del centro, finalmente senza dover cercare tende stoviglie tovaglie, il che può essere anche piacevole, ma dopo un po' cìè bisogno di riprendersi altri spazi. Si rese conto che l’estate era già inoltrata, che le vetrine ammiccavano i passanti con grandi cartelli di sconti e saldi. Quella mattina camminò nel mondo come se vi tornasse a far parte dopo una breve pausa altrove. Entrò in qualche negozio d’abbigliamento, si divertì a provare svariati abiti, alcuni dei quali non avrebbe mai indossato, ma fece tutto ciò per guardarsi allo specchio, giocare con se stessa e in quello sguardo ludico riconoscersi. Tra un negozio e l’altro si divertì a cogliere gli sguardi delle persone, le loro camminate, i loro gesti fino a scrutare nei pensieri. Tornò alla macchina con qualche borsa piena di nuovi abiti, un paio di sandali e roba intima, colorata come piaceva a lei. Un senso di leggerezza per aver pensato un po’ a sé le regalava soddisfazione e rilassamento. La giornata era davvero strana: nuvole minacciavano il cielo, e un appiccicoso caldo soffiava sulla pelle. Nel pomeriggio l’ebrezza del mattino svanì. Il suo spirito mutevole e metereopatico sfiorò la malinconia: non aveva assolutamente voglia di niente e di nessuno, sarebbe rimasta volentieri tutto quell’afoso pomeriggio persa nelle lenzuola aggrovigliate. Si fece coraggio, pedalò, fino a raggiungere il mare. Quel giorno era gonfio, spumoso come piaceva a lei. Le onde sbattevano sulla riva, il vento le innalzava di una forza trasparente e scivolosa. Si sedette sulla battigia, perdendo i suoi occhi nei bagliori verso l’orizzonte, nelle impronte momentanee dei passanti sulla sabbia, nelle grida di audaci surfisti, nelle mani di un bambino alle prese col suo castello, nell’odore salmasotroso del patino addormentato, nei suoi piedi bagnati di schiuma, nel tocco lieve delle conchiglie. Respirò forte. Ogni volta che guardava il mare con le onde in burrasca pensava a "la grande onda" di Hokusai che l'aveva sempre affascinata per l'effetto ottico dirompente dovuto alla sovrapposizione di molteplici punti prospettici. Le onde all'orizzonte sembravano davvero alte, come se prendessero fiato e poi la rincorsa. C’è un momento perfetto ed unico in cui l’onda prende forza dagli abissi e sospinta a vento e correnti si alza. E’ l’esatto momento che precede la discesa, è il muro trasparente che si infrange in mille pezzi bianchi per essere schiuma, per essere schizzi e ricominciare la propria corsa. Come un momento spezzato che poi ricomincia il suo corso, e il rumore di questo battere e levare di un bianco schiumoso la rallegrava. E’ un momento che solo gli occhi attenti sanno fermare, inutile contare il tempo perchè l'istante è imprevidibile, probabilmente occorre un occhio che sa scrutare e l'istinto di sentire che la massima altezza è stata sfiorata. Un’istantanea che sa di forza e poesia, al tempo stesso. Si rasserenò vedendo tutto ciò, e pensieri belli le scorrevano tra le vene, nella testa e sul cuore. Mentre ancora sotto i piedi, il mare fresco a raccogliere malinconie, e portarle lontane, la cullava in una quiete impavida e dolcissima.


testo e foto di Erika, altre onde.

Note al margine: l'altro pomeriggio percorrevo la strada da casa che sto per lasciare a casa dove sto per andare, c'era un incendio piccolo oltre la ferrovia, ma le fiamme erano alte e di qua si vedevano divampare sulle alte chiome dei pini marittimi. Bruciare lentamente e sentirsi impotenti, è una sensazione di forte disagio. Poi dopo la giornata di ieri non immagino nemmeno quanto debba essere stata drammatica in tutti quegli incendi.

On the memory: Roy: " Perchè tu Aisha sei intelligente, sensuale, autoironica. Ma pericolosa. Perchè hai bisogno di tutto e di tutti, e di tutto e tutti puoi fare benissimo a meno" ( da Stigmate d'amore, 2000)

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julie

martedì, 24 luglio 2007
Un click per un ciak

Tra l'altro la scorsa settimana era accaduta una cosa bella, che non ho avuto tempo di condividere. Beh almeno per me è molto bella. Avevo mandato alcune foto al concorso fotografico " Un click per un ciak" indetto dalla regione Toscana e Toscana film commission. Il soggetto da riportare erano scorci toscani, in varie sezioni tematiche, pensati per eventuali location di film. Alla fine hanno selezionato tre scatti miei, che andranno nell'Archivio della Regione. Mi piace molto questa cosa, perchè la fotografia è un'attività che mi rilassa molto, e soprattutto mi mette in contatto con me stessa e con tutto il resto "fuori". E' un ponte invisibile tra dentro e il cosmo, è soddisfazione della mia curiosità e della mia voglia di esplorare, è un allenamento a carpire le sfumature senza perdere di vista il senso generale delle cose e delle visioni. In poche parole è qualcosa che mi rallegra moltissimo, mi rasserena, mi fa stare bene. E mi stupisce.

Watching ( Torre del Lago Puccini, Ago06...dove andrò ad abitare:)

L'allegoria negli Hangar ( Viareggio, ago06, el matador, carro vincitore carnevale06)

Colori e riflessi ( Parco dei Tarocchi, Capalbio, mag 2007, la maremma è uno dei miei luoghi per l'anima)

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photopoeme

lunedì, 23 luglio 2007
Concerto

A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me

Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è
( Elisa )


Dopo gli ultimi anni trascorsi nell'intimo buio della sala cinematografica.
Dopo le visioni private e l'aria festivaliera delle kermesse patinate.
Dopo il silenzio teso d'emozione del teatro.
Un concerto in piazza. E subito sono sensazioni che si sciolgono, quando la calca di folla si stringe sotto il cielo estivo e dai palchi risuonano i primi accordo di prova.
Dalle casse i bassi fanno tremare il suolo, i piedi, dritto su per le ginocchia fino a arrivare ai pensieri e a tutto quel che c'è in mezzo. Una specie di scossa costante e in crescendo, dove ci si stacca dal momento per lasciarsi travolgere dalla musica.
Cantare a voce alta, confondendo le voci, pensare che quella musica sia un po' nostra, perchè soundtrack di tanti istanti. E poi immagini ricordi momenti che si ricorrono nelle melodie. Leggermente il corpo prende il volo, si libra nell'aria e inizia a ballare. Le emozioni si coagulano coi tendi, fino a divenire un unico purissimo ritmo. Lasciarsi andare, rapidi di note accordi e contralti. Mi piace tantissimo ballare fuori, non nelle discoteche, ma fuori: spiagge, piazze, e, ovviamente, rioni carnevalari.
Perdersi nei suoni melodiosi che più amo, perchè sono strumenti che mi somigliano, l'ensemble di archi e il meraviglioso hammond: le loro vibrazioni sono davvero una rincorsa a perdifiato. Così il suono va oltre, non più solo colonna sonora, ma scalpello intransigente e seducente di pensieri, fino a plasmare i desideri più segreti. Così la musica è liberazione, è contatto con il proprio essere, completamente, e la nostra pelle le casse di risonanza dove le sinfonie si amplificano, a divenire un tuttuno con il respiro.
E intorno un'unica folla acclamante danzante e coinvolgente.
Una sensazione stupenda, un'adrenalina pura che accorda la notte a misura del proprio tempo, per farlo divenire ancora musica.

Elisa. concerto Lucca. 22/07/07. Testo e foto Erika

Note al margine: potrei vincere le gare di montaggio ikea, mi piace moltissimo l'avvitatore, anche se mi son fatta prendere la mano e ogni tanto lo utilizzo perpendicolarmente...suggestionata inconsciamente da le iene di tarantino...

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mistico

domenica, 22 luglio 2007
Paimpont

OVVERO. Broceliande, la foresta di Merlino. Così, inusualmente dai percorsi turistici,si arriva a Paimpont, poco distante dal Morbihan e dalle scogliere atlantiche, eppure i bretoni, le bandiere dei pirati e persino i reperti di Carnac, sembrano distanti, almeno mentalmente.
Si lascia la nota Bretagna col suo orgoglio indipendentista, con i suoi simboli celtici che si ricorrono di paese in paese, si lasciano i fari disposti con rigore geometrico sotto le falesie, e ci si perde così nei boschi della foresta. Appena varcato il cartello demaniale, già siamo in una favola. Gli alberi si fanno fitti, la terra, perennemente umida, ha un colore rosso, il cielo tra i rami sembra cristallizzato. Ovviamente c’è anche un lago, placido che odora di draghi e eroi coraggiosi. Il mare è distante, si sente però lo scalpitio di antichi cavalieri calibrarsi nell’aria. E anche il viaggiatore incede. Non importa per cosa si combatte, sia un Graal, una dama del lago o un drago da affrontare, ciò che importa è farlo, appassionatamente. Così a Paimpont c’è un confine dove il viaggio diviene naturalmente mito. Piccoli sentieri, ruscelli e inaspettate sorgenti accolgono lo stupore dei pochi passanti, intorno il silenzio e qualche grido d’uccello. Ciascuno a suo modo vede oltre il verde della foresta passare le storie ascoltate da bambino, noiosamente immaginate su un banco, oppure sentite intorno alla tavola, o confuse nel momento prima del sonno, quando allora le realtà non eran così distinte. Ciascuno qui, dove ci sono tracce di sortilegi e leggende, incantesimi e grandi amori, inventa la propria storia, semplicemente riscoprendo di essere. Il profumo della pioggia scivola sensualmente sulle felci, è un districarsi di desideri, di contatto con la natura, dove viene voglia di prendere i pensieri, mischiarli alla terra e quindi ballare a piedi nudi. C’è un tocco di magia che si risveglia nella parte bambina, e resta dentro, persino negli occhi anche quando Paimpont è già alle spalle. Io mi porto con me lo stupore, la raccolta di miti dove a volte specchiarsi per ritrovarsi, e l’incantesimo euforico della consapevolezza. Io mi porto addosso la mia parte di Parsifal, per credere a fondo nelle cose, e raggiungerle. Non per averle, ma per il viaggio che sta di mezzo.

Testo e foto di Erika

Note al margine: il latte di mandorle, o olio per rassicurare la pelle:Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. ( G.G.Marquez, l'amore ai tempi del colera). Foto da Paimpont


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le città invisibili

sabato, 21 luglio 2007
Sere d'estate

A perdifiato in bicicletta con la gonna che leggermente si alza nelle pedalate, e il vento caldo sulle spalle infuocate a massaggiare brividi.
Sulla riva, dopo cena, lontano dalla folla, quando la spiaggia sembra dormire e le onde tornano a essere una culla per gli esuli, e tra la schiuma colma di eccitazione i bagliori delle stelle. L’odore del sale a conservare gli istanti.
Parole ancora parole per cercare di raggiungere chi non c’è.
Oltre fino all’orizzonte dove lo sguardo si confonde e naviga di immaginazione. Dove i fari, ciascuno col suo ritmo, scansionano di luce il tempo. Dove in fondo i pescherecci bisbigliano, e viene da mettersi a bordo, per inoltrarsi fino dove finisce il mare, fra le correnti aperte, nel lontano.
E pelli bruciate, pianisti che riempiono l’aria, colori effervescenti, abiti succinti e scollature, quasi un essere senza pudore. Odore di menta e di luna chiara, in quei riflessi specchiarsi, e ascolarsi. Audacie che si rinnovano e non temono la scoperta.
Così si spoglia l’anima al soffio del vento, nuda in incessante fiorire di idee.
Un tramestio di pensieri, e nel silenzio battono i desideri. Che fanno arrossire, che fanno impazzire, che fanno insonne il letto, fino a toccarsi, e in un nome, trovare un tremolante sogno. Ad occhi chiusi, sorridere.

Auray, Bretagna, sere d'estate

Note al margine: C'è un principio di magia Fra gli ostacoli del cuore Che si attacca volentieri   Fra una sera che non muore E una notte da scartare Come un pacco di natale Quante cose che non sai di me Quante cose che non puoi sapere Quante cose da portare nel viaggio insieme ( Elisa gli ostacoli del cuore). E domani Elisa, pura musica a Lucca Summer Festival, mi piace andare ai concerti, con gli amici, con le persone a cui tengo, e al tempo stesso, evadere, a ritmo di musica. e in ciò ritrovare la mia autenticità.

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2046

giovedì, 19 luglio 2007
Assenza

E se tu fossi la mia corda atona o addirittura spezzata dal troppo stringere sui polsi?
Sentiresti, forse, allora e solo allora, il delirio del sangue straripante sulle vene, il martellante e sordo suono dei miei battiti, la falce tagliente e invisibile della tua assenza.
Ripasso sai, adesso come in tutti questi anni, è questione di 73 minuti. Il tempo esatto in cui ti cerco costantemente nel circoscritto e falso movimento del treno. Lungo i corridoi di un convoglio vecchio ed impolverato, si perde l’usura dei miei occhi. Ti cerco proprio come ti trovai. Ogni sera fra i pendolari, stretti in due vagoni che dalla splendida città arrivano tra chimere e colline dritto a sperdersi nei boschi. Passi, erano passi tra scompartimenti noti, volti ormai familiari, gesti d’abitudine. Il treno delle 17.54 è esattamente così, un microcosmo che ciascuno si crea, un limbo tra l’andata e il ritorno, un passaggio da cui non si torna mai uguali, un non luogo dove ci si prende il diritto di essere. Tu mi hai spogliato l’anima. Tu bella dolce quasi innocente, un po’ Maddalena e Venere addosso. Dopo ogni obliterazione, tu estenuante e gioiosa musica. Tu con il tuo posto, quello del secondo vagone, fra la porta e il finestrino. Tu con in mano primule in primavera e miele in inverno. Tu col sorriso da dentro, senza mura. Tu col tuo modo di prendere la vita come viene, perché la ami, indistintamente, fino a crederci.
Io ogni volta in ginocchio a parlarti a fermarti a guardati a memorizzarti per poi scorrerti solo col pensiero dopo la settima stazione. Una posizione precaria, incapace di andare oltre ma anche di fermarmi. Eppure ti parlavo, e mi entravi dentro: era il suono delle tue labbra a scandire i battiti delle mie ciglia, erano i tuoi capelli annodati di ricci e a intrigare col pensiero le mie mani, l’azzurro del cielo racchiuso nelle tue iridi, era semplicemente il tuo commovente e naturale modo di farmi stare bene.
Perciò.
Ti ho voluta, cercata, rincorsa, conosciuta.
E in mezzo a tutto questo ti avrei scelta, mille e ancora mille volte, per tutto il viaggio della vita o solo per una fermata.
Tu eri l’invisibile tragitto emozionale tra un’andata e un ritorno. Esattamente il mio persistente dove, senza cause, senza confini. E tutto il resto della vita, claustrofobia nel cerchio insipido di un anello che porto come macigno, è estraneità dinanzi a te.
Tu, anima nobile e pura. Tu che contavi con me le fermate, e verso sera le stelle.
Ho visto la neve cadere sui rami, e poi esplodere i girasoli, il ruscello sciogliersi e tornare a dissetare. Ho sentito i fiori cantare e la mia anima planarti.
Una due tre cinque sette nove fermate.
Questa volta non ci arriviamo. Questa volta ti prendo andiamo via, interrompiamo i nostri copioni, questa volta improvvisiamo, e così sia. Afferrati per mano, scendiamo impazziamo saltiamo dal treno e atterriamo in un campo. Passerà un altro rapido, passerà il pentimento, passerà un’altra notte senza di te. Ma ora sono qui, tra chimere e papaveri, l’odore di terra umida e delle nostre emozioni bagnate. Sono qui il tuo corpo è un fuscello i tuoi occhi bruciano come la mia pelle ora sono qui sulle mie mani laddove per anni ho solo immaginato di perdermi, le tue labbra schiuse come un orizzonte dove naufragare. Il tuo profumo da vicino è più indispensabile. Ti sento impazzire, sei la dimenticanza e l’oblio, la leggerezza e la perdizione, sei il senso del tempo racchiuso nella follia di un attimo. E dopo i respiri, il silenzio, le domande negli occhi, la codardia delle non risposte, e il ritorno.
Adesso ripasso i corridoi, adesso conto le stazioni, sono sempre nove. Non ci sono stelle se non si cercano in due. Frugo tra i visi conosciuti, anelo il cristallo tagliente dei tuoi occhi dove specchiarmi e sentirmi autenticamente me. Vorrei dire, vorrei spiegare, o forse più meschinamente vorrei sentire. Non nel tocco, ma solo da vicino a fior di pelle, tutta l’incoscienza di me. Nella distanza ancora sapere che ci sei, che sei con me. Ma il tuo sedile è vuoto. Nessuna notizia da allora, solo fantasmi e reminiscenze qui nella circense arena del mio cuore. Autunno inverno primavera estate da dietro il finestrino non hanno differenze. Non più fiori, non più boschi, né ruscelli, c’è il deserto pazientemente costruito granello su granello con la mia codardia la mia incoscienza. Mi manchi e sei acqua che non c’è.
Tu che anche in assenza mi scartavetri l’anima, fino a strusciare l’osso del mio affannato vivere e farmi risuonare come il più solitario dei canti.

I colori dell'assenza


testo e foto di Erika

Note al margine: E poi c'era questa esposizione di statue in terracotta  che ritraevano in maniera molto realista persone...mi son trovata lì, quasi per caso, faceva molto impressione la statua, sembrava mancarle solo il respiro.  Era bellissima e quasi imbalsamata. Però guardando oltre ho visto l'ombra, lieve e definita...mi pareva più reale di tutto il resto.
Segnali di fumo: Ricordando Carlo Giuliani, da Genova Llewal

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2046

mercoledì, 18 luglio 2007
Eos, primi baci...

I primi scatti con la eos, son un po' come i primi baci... ( ve li ricordate?)
emozionanti distratti contagiosi affamati impazienti curiosi frementie anche un po' imbranati.
Ma la sensazione del poter "creare" la foto è davvero unica rispetto alle automatiche, dà l'idea di guardare e quindi di "scegliere". E poi la reflex "odora" di macchina fotografica.
Considerazioni laterali: gironzolare con una reflex al collo fa attirare molto l'attenzione indistinta di anziani, donne, uomini e soprattutto bambini. Questa cosa mi ha colpito molto e ho pensato che forse i bambini di oggi non sono abituatuati a vedere delle macchine "grandi", abituati alle compatte ultraleggere e ultra piccole. Inoltre passeggiare con la reflex al collo suscita negli altri un silenzioso e profondo rispetto...è un contorno molto buffo e insolito.Le immagini le ho scattate ieri presso il parco de La Versiliana, un connubio perfetto di natura e scultura, tra pinete e mare. Alla fine mi sono accorta che al di là del luogo ho "segnato" con istantanee aspetti importanti della mia vita, come i bambini, il mare, i dettagli...

Note al margine: la gallery completa è qui

Tatuato su: erika_luna a 20:09 | link | commenti (13) |
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