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giovedì, 26 aprile 2007
Prove di volo

Fluttuare, qualcosa di diverso dai simili planare e volare. Ieri sulle spiagge di Cervia ho visto il cielo riempirsi di aquiloni. Diversi, per colore, forma, elasticità, distanza dalla terra, fedeltà al sottilissimo filo che li teneva ancorati alla sabbia. Fluttuale. Qualcosa che somiglia al volo nello spazio, con assenza di gravità. Fluttuante, come un po' il cinema e le sue immagini (r)accordate. Fluttuare, in cielo aperto, con il mare dinanzi e un legame invisibile per non lasciare i piedi. Ecco. Mi piacere molto fluttuare di più. Gli aquiloni si muovevano senza fretta, come in un ralenti pieno di senso e dinamismo. Come se importasse certo muoversi, ma anche godersi il momento. Così, al crocevia tra cielo mare e sabbia, come tre tempi diversamente coniugati, come tre spazi, mentali, che si intersecano. E di quei voli tappezzare l'azzurro, e per quei voli tenere gli occhi spalancati e sognare, sofficemente, col naso all'insù. E dai quei voli guardare impavidamente il mare negli occhi, con capriole al posto dei battiti. Fluttuano i miei desideri, i miei sogni, i miei timori, ognuno con i suoi colori, con le sue forme, un po' come nuotare, ma senza il peso dell'apnea. Ed in piena luce. Si. Sto fluttuando. In un qui denso e profondo, che si allunga liqufacendosi in sprazzi di futuro. Si, sto fluttuando, sciogliendo lentamente i miei fili che mi legavano a terra, per annodare legami con fili invisibili, e meno talglienti. Sto fluttuando, e ogni movimento è emozione, ogni battito di vento sul mio volo, respiro carezza. E ancora. Fragore di sorriso.

Cervia, Aquiloni

Note al margine: ci sono cose che aiutano al fluttuare. Come un latte e menta con un'amica importante nel ritaglio di un affollato pomeriggio. Come un sorriso che tutti ti fanno notare particolarmente radioso e, nonostante gli specchi, sentirlo naturale. Come un libro che coinvolge parola per parola e che non aspettavi. Come una voglia di film da vedere, e rivedere. Come una mano che accarezza i capelli. E si apre con tutto il suo universo in dono. Solo per te. E sentirsi davvero speciali. E voglia di musica, di HowIWishYouWerehere...

( So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year,
Running over the same old ground.
What have we found? The same old fears.
Wish you were here.)

Tatuato su: erika_luna a 22:14 | link | commenti (7) |
donne che corrono con i lupi

martedì, 24 aprile 2007
25 Aprile

Dalla resistenza nasce la libertà. Anche oggi, ogni giorno: resistere.

Tatuato su: erika_luna a 19:10 | link | commenti (3) |
senza perdere la tenerezza

Ricordando (la mia) Anna

...e salutando Alberto Grifi

Anna è stato uno degli incontri cardini della mia vita, una di quelle visioni che indelebilmente incide sul nastro magnetico della propria idea di cinema perennemente in evoluzione, ma anche su quella del cuore, come persoa, un incontro quindi bifocale, dove i frame si intersecano e restano tra i pilastri della propria storia individuale, specialmente per me...che ricordo gli anni non solo per viaggi, ma anche per incontri, incontri che sono, anche, titoli di film: gli archivi privatissimi dalle associazioni personali che ciascuno fa.
Anna la incontrai nel mio primo trimestere universitario. Anche l'ambientazione è molto particolare. Mi ero iscritta da poco all'università, e i pomeriggi dopo i lavoro di quel primo autunno accademico li trascorrevo nella cineteca appena rinnovata di un palazzo storico sul lungarno, al cui pianterreno c'era un museo. Era buffo pensare che sotto ai piedi c'erano teche con pezzi storici ben conservati, e sopra la vita rivista in pellicole che scorrono. Io ero molto emozionata alla mia postazione video, era lo spazio che mi ero ritagliata, la mia scommessa dopo anni, il mio rimettermi in gioco. Il corso in cui incontrai Anna è un corso particolare, che molte università a livello europeo ci invidiano, tanto è che Anna la incontrai assieme a tanti studenti erasmus provenienti, in particolare, dalla spagna. Apparentemente il corso denominato Istituzioni di storia della televisione, del cinema e della radio, in realtà il contenuto del corso è incentrato sui video d'arte e sui video sperimentali degli anni 70. Anna era uno di questi, e anche un po' un incubo data la lunghezza della visione ( più di 4 ore ma come vederemo non di film)....
Anna, girato agli inizi degli anni 70, inizialmente doveva essere un film, con tanto di sceneggiatura, su questa minorenne incinta e vagabonda. Anna viene tolta dalla strada, letteralmente ripulita anche dei suoi pidocchi, per essere "documentata" e ripresa in un teatro di posa. Ma un tecnico irrompe nel film, la cinepresa viene sosituta dal videotape ( e già questa è una rivoluzione in termini di possibilità allargata di fare cinema, sia a livello di competenze che produttive). Allora Anna diviene qualcosa di più che un documentario, diventa qualcosa di diverso: lo sguardo del tecnico che irrompe è lo sguardo del proletariato che si riappropria del film, non inteso solo come prodotto, ma come concezione creativa. Il film allora non è più il luogo della creazione, ma la realtà stessa lo diventa. Realtà filmata per intero: paradossalmente non è la realtà che subisce tempi e tagli, ma il film che si adegua ai tempi della realtà. Per questo la visione di anna rappresentò per me neocapultata nel mondo video, nutrita di cinema d'autore, dei forti scossoni, dandomi modo di iniziare un viaggio profondo nella realtà video italiana e straniera, e di toccare con mano come anche un cinema non autoriale, a metà fra racconto e documentario possa proporsi come, ad es, denuncia sociale.
Lontanissimo per concenzine e "politica" dei contenuti dai reality dei ns anni, predecessore del V8 Morettiano, ma sicuramente antisignano di blob, che proprio in questi giorni ha compiuto 18 anni, Anna rimane a mio avviso un'esperienza notevole che sconfina dal campo cinematografico, per toccare corde sociali e culturali profonde, sia nel suo contenuto che nella sua tecnica.
E così Anna, assieme ad altri video fondamentali come il "Festival del Proletariato Giovanile a Parco Lambro" (1976, perchè a volte le immagini fanno arrivare la storia più sotto dell'epidermide della parola), nel suo endemico dissenso, assieme alla sua ricerca tecnica instancabile ( come il vidigrafo) rimane l'eredità di Grifi senza tempo, eredità che merita un posto di primo piano nella filmografia, non solo cinematografica.

Note al margine: Il sito di Alberto Grifi

Tatuato su: erika_luna a 16:09 | link | commenti (1) |
la lanterna magica

giovedì, 19 aprile 2007
Prima_vera

Di cera densa spalmo le serate
Di occhi e di bagliori fiorisco
Di vento caldo sconquasso le fenditure
 
E ancora
sulla pelle
l’abbraccio del cielo
esploso al primo calore.
 
Un orgasmo giallo sole
 a impollinarmi
di un’afferrabile felicità.
 
Arrotolati tra i petali sussulti gonfi
si coagulano tendini e emozioni,
un unico respiro nel  tornante
e sulla curva tutto il tumulto degli attimi.
Note al margine: Ed è tempo di corse in bibicletta, di piedi insabbiati, di camminate leggere sul lungomare, di pelle che si scalda al sole, di fiori che accolgono gli sguardi, di colori che si accendono dentro, fino a specchiarsi sui rifrangenti del cuore.

Tatuato su: erika_luna a 22:13 | link | commenti (5) |
agua y chocolate

martedì, 17 aprile 2007
Voce del verbo lasciare

Lasciare è un verbo improprio, porta incondizionatamente con sé il vuoto, la sensazione di malinconia, di smarrimento, e briciole taglienti di tristezza.
Lasciare è un forte, che si spaccia per debole e abusa di spazi e tempi che non gli appartengono.
Lasciare un posto di lavoro per un altro ad esempio, non è proprio lasciare. E’ un lasciare parziale.
Mi è capitato diverse volte, i primi anni del mio mestiere, di congedarmi spesso per causa di forze maggiori dai miei luoghi. E non sono molto brava io a congedarmi. Vivo con una sorta di drammaticità e ritualità gli ultimi giorni che trascorro in un contesto. Non credo che sia follia, quanto piuttosto la volontà di volersi sentire assorbiti fino all’ultimo nei luoghi e nelle persone con cui sono stata bene, per portarmeli essenzialmente addosso come parte del mio equipaggiamento. Cambiata sede niente mi ha impedito di continuare a coltivare contatti, amicizie, relazioni.
Anche gli amici alla fine non si lasciano, a volte capita di perdersi di vista.
E così le passioni, gli interessi, i cicli della vita, le città in cui sono nata e quelle in cui sono cresciuta, e persino parti di sé.
Ad esempio ho lasciato a volte sole le mie paure, anche se in realtà non mi ero allontanata ma solo nascosta, e invece era importante sentirle, sentirle vicino, come un’emotività preziosa.
Lasciare è un verbo assoluto, un verbo impavido eppure carico di recisioni, di rotture, di definizione.
Ma se ci penso proprio di lascito c’è davvero poco: amici, relazioni, passioni storie…si sono sospese, interrotte, smarrite, ma senza assolutismi. Lasciare su questa terra, in questa vita è un per sempre solo a parole. E in mezzo ci siamo noi, con i nostri ponti, con le nostre volontà, alla fine dei conti siamo noi che diamo il senso a questa parola.
Mi vengono in mente persona care e importanti, perse negli anni a causa di scelte drastiche, per coincidenze della vita, visi volti storie sparsi lontani nel tempo e fra i 5 continenti. Poi mi viene in mente il vero lasciare, quello dove per sempre è più che la somma di due parole, quello senza secondo appello. Questo mi chiarisce le idee, mi dà forza e coraggio, e il gusto di crescere. Anche lasciare casa, per andare in una propria è una parola confusa: non si lascia per abbandonare, ma per crescere, per vivere come naturalmente accade la propria strada. Andare è forse la parola giusta, e nell'andare da una parte all'altra del ponte ci son tanti fotogrammi, di cui il lieve dolore per la separazione da cambiamento è solo momentaneo. Lasciare davvero è solo ciò che è più forte della vita stessa. Per tutto il resto c’è un altro tempo, un altro modo, un altro senso di viversi. E questo è coraggio, è naturale, è crescere, è sentirsi grandi, è, in poche parole, bellissimo.

Monet, Ponte sul giardino delle ninfe, Giverny

Note al margine: Ho voglia di ballare. Tanta. Di ballare sulle mie paure, sulle mie emozioni, sulla mia felicità, sul mio amore, non pensare, ma essere musica nel corpo.

Tatuato su: erika_luna a 21:12 | link | commenti (8) |
julie

lunedì, 16 aprile 2007
Cap Frehèl

Un giorno qualcuno mi ha chiesto “ Esiste un luogo nella mente di ciascuno in cui ci rifugiamo…perché è un luogo bellissimo, proprio e associamo all’idea del completo benessere, un luogo in cui ci si sente in pace con sé e col resto del mondo…quale è il tuo?” Senza indugio, risposi “ Cap Fréhel”.
Cap Fréhel è un promontorio che sorge alle spalle di Saint Malò. A differenza di altre sporgenze viste in Normandia o nella Finistere, il vento qua è mite, le rocce scendono al mare con dolcezza. Per arrivare al faro in cima al promontorio si attraversa una verdeggiante radura, punteggiata da rigogliosa erica. Mi piace aver passeggiato in mezzo a un fiore che evoca il mio nome. E’ un fiore poco diffuso da noi sul Tirreno, Cap Frèhel invece ne è completamente rivestito: un manto rosa accarezzato dal vento, che cresce coi timidi soli e forti geli, e si innalza pur di vedere il mare. Non ho mai sentito così vicino questo fiore non solo al mio nome, ma alla mia essenza. Un fiore fatto da piccolissime parti apparentemente fragili, un fiore audace e forte, che sfida i climi dell’oceano nordico pur di sbocciare, pur di non rinunciare alla bellezza dell’orizzonte e del mare. Così ho camminato riempiendomi gli occhi di fiori, e arrivata in cima lo strapiombo non fa paura: la natura è verdeggiante, come se bastasse davvero poco tiepido sole per rendere le rocce vive e amichevoli, i gabbiani placidi, l’odore rosa sparso nella brezza, i raggi lievi sulla pelle a scaldare i pensieri. Il vuoto non fa paura, perché il mare sbatte forte ma con grazia, con autentica estasi. Lassù davvero sembrano istanti perfetti: il tempo e tutte le altre immagini del mondo completamente sospesi, io io ero lì, completamente me stessa, sintesi dei miei passati e dei miei futuri ancora da assaporare, io completamente me, ero l’attimo stesso del presente, unicamente piena del momento. Niente mi mancava. Io ero davvero felice, e così vedevo tutto il resto vicino e lontano da me. Di Cap Fréhel porto con me la mia foto preferita: io, i capelli al vento con la bandana piratesca del mio azzurro preferito, le spalle al vento, le mani tra l’erba, i piedi a terra, la mia telecamera vicina, dietro il mare, e davanti a me, in chi scattava, il mio grandioso presente, e negli sguardi intermittenti, tangibili futuri.

Erica selvaggia, C.Frehél

Note al margine: raccordo di sguardi

Tatuato su: erika_luna a 10:53 | link | commenti (7) |
le città invisibili

giovedì, 12 aprile 2007
Saturno contro.

Che poi...mica è necessario avere saturno contro per ricordarsi certe cose.
C'è la famiglia, da molti data per spacciata, ma c'è: la famiglia in cui si nasce, che è preziosa, importante, che scorre dentro, che si porta addosso. Figure indispensabili, tanto da essere interiorizzate, e che si ritrovano nei propri connotati, fisici e non, e con cui si fanno i conti per tutta la durata dei propri giorni, e per tutta la medesima durata ci si aggancia in modo forte.
E poi c'è la famiglia che si sceglie. Non sto parlando di quella che ciascuno si costruisce, ma quella di cui ciascuno decide di circondarsi, di costruirsi intorno, fatta di presenze, di amici, di relazioni significative con ruoli, stati, equilibri e dinamiche propriamente da "famiglia", anche se i legami non sono di sangue. Ma c'è la vicinanza, la solidarietà, il sentirsi protetti, l'esserci per gli altri, la goliardia, la condivisione, la drammaticità...di persone in qualche modo "scelte". Sarà che in questo momento particolare di cambiamenti mi sto prendendo ciò di cui ho bisogno un po' dall'una, e un po' dall'altra. Nella casa che immagino c'è un grande tavolo per fare solari cene con loro, e sogno di circondarmi dei segni della loro presenza (ovviamente intendo pennellate di imbiancatura, scartavetramento degli infissi...etcetc). E mi piace molto sentire questo duplice abbraccio, credo sia davvero una bella fortuna. In qualche modo, almeno per me, si completano a vicenda. E mi fanno sentire fortunata. E felice.

Saturno, anello F(amiglia)

Note al margine: ah. il film è molto approssimativo, insomma mi ha deluso abbastanza. Però l'idea degli amici e della famiglia mi sembra importante, al di là del modo in cui sia stato affrontato.Ecco partirei da quella idea, ma girando tutto un altro film;)

Tatuato su: erika_luna a 22:30 | link | commenti (6) |
la città bianca

martedì, 10 aprile 2007
Di giorni, di notti. E di sorrisi.

Giorni.
Di piccole quotidianità, come uno svegliarsi vicini, come l'odore dei fiori d'arancia sulle mani aperte.
Di percorsi da ripassare in una città che incanta e fa fiorire costantemente ogni crisalide dentro.
Di montagne già verdi, altissime e di discese davvero ardite, di curve, tutta l'emozione in pochi chilometri.
Tutta la pace in luoghi, a volte affollati di lingue e presenze, altre volte assolutamente silenziosi fin quasi a assaggiare la dolcezza del cielo.
Notti.
Di arie soffiate sulla pelle, in riva al mare, dove i pensieri si distendono, planando. E di carezze al buio, a confondersi fra le ragnatele del sonno, e l'emozione della veglia.
Di silenzi di cinema, dove poetici pensieri e forti immagini si appendono su centochiodi, fino a toccare la carne più intima e privata.
Di planimetrie che incartano sogni, e di distanze che inventano viaggi, che desiderano luoghi nuovi.
Di muri con segni di amici e loro relativi passaggi.
E di sassi, bianchi, levigati dal fiume appena in piena. Saranno disegni, saranno colori, saranno ciascuno la propria forma che si inventa.
E adesso sono passi, tra un vuoto e l'altro, tra un giro armonico e un altro tempo. Piccoli salti in avanti, a piedi nudi, per sentire il viaggio, per sentire il brivido dell'acqua scorrere tra i rivoli di paure e la festosa musica dei banchetti.
E miracolosamente. Di sorrisi, a permettersi di essere felici. Raccontandoselo, senza segreti. Neppure a se stessi.

Marina di Massa.

Note al margine: ma ancora non mi so spiegare, e nemmeno magari serve, lo stupore che sempre mi coglie davanti all'immensa e profonda felicità che nelle piccole cose, come nelle grandi, riesco a vivere...

Tatuato su: erika_luna a 20:01 | link | commenti (6) |
julie

domenica, 08 aprile 2007
Resurrezione

Di tutte le festività, la Pasqua è quella che preferisco. Per il significato profondo che assume nella teologia cristiana, ma anche per la metafora di "rinascita" e vittoria sulla morte che porta con sè, un messaggio che va al di là del credo. Inoltre è la festa che ha un legame strettissimo con la Pasqua Ebraica, a cui lo stesso Gesù ovviamente si rifece.
Mi piace pensare che il senso di "resurrezione" sia qualcosa in più di una promessa, una convinzione che si possa rinnovare nell'intimo quotidianamente. Auguri a tutti, ciascuno a suo modo.

Note al margine: Isaia 53

Tatuato su: erika_luna a 19:58 | link | commenti (2) |
el-shaddai

giovedì, 05 aprile 2007
L'incontro

Unghie morsicate di minuti lentissimi
e calici spumeggianti di attese
in un grigiocielo carico di primavere.
 
Attendo ancora un ritorno
E ne sento il fischio urlare
Sulle pareti del cuore
 
Nessun chilometro è sconosciuto
Nessun istante è troppo lungo
 
Ho ricamato il tempo e lo spazio
in autentiche sinfonie
dapprima nelle mani
negli occhi e poi dentro i miei sorrisi
 
Fino a  indossarle come una pelle
Fino a orchestrarle in pioggia
Fino a consumarle in pasto
Ardendo e ballandole
per scaldarmi
per arrivare
ad incontrarsi ancora.
Railway
Note al margine: L'attimo esatto in cui due viaggi divengono uno, insieme e distinti, il mistero dell'uno che, senza perdite, di due si condensa...

Tatuato su: erika_luna a 08:32 | link | commenti (4) |
julie