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Lungo la strada che da St.Michel porta a Cancale, ci sono alcuni mulini, e davanti le spiagge piene di carri a vela. I mulini sono fantastici, mi hanno sempre affascinato, mi danno l’idea del tempo che scorre, delle situazioni che passano, mi fanno sentire anche quassù dinanzi all’Oceano l’ombra del cavaliere dalla triste figura.Cancale non si può raccontare a parole, è un luogo assurdo che scorre e resta per immagini che sembrano uscite da un quadro di Dalì. Cancale si espande lungo i parcs a huitres, poi facile rendersene conto. In una minuscola piazza vicino al porto ci sono enormi bancarelle che vendono ostriche a prezzi stracciati, con tanto di set per mangiarle: piatto con 12 spazi per le ostriche e coltellino specifico. Sotto, vicino alla spiaggia, c’è un enorme distesa di gusci di ostriche, inframezzate da qualche spicchio di limone. Però è davvero pittoresco. In tutta questa visione molto onirica c’è una cosa che mi ha fatto davvero tenerezza.
Le addette alla vendita nelle bancarelle sono tutte donne, probabilmente i mariti sono fuori per la raccolta o la pesca. Mi colpiscono molto, con i visi abbronzati dal sole, la voce roca di grida spesso per richiamare probabili clienti, i capelli raccolti sotto la pezzola, e i grembiuoloni antiumido. Mi piacciono queste donne di mare che si occupano del pesce in attesa del marito che torni. Mi è venuto in mente quanto facevo lo stage e la persona che mi seguiva, una donna meravigliosa che poteva essere mia madre per idee e età, mi parlava molto spesso della vita delle donne di Viareggio, dei loro giorni lontani col marito imbarcato, delle ore passate a rammendare reti. In particolare mi descriveva proprio le donne del mercato ittico che lei ben conosceva. Per un attimo a Cancale ho sovrapposto racconti di un altrove con immagini del mio presente, in qualche modo ho dato vita a un quadro abbastanza mio, pieno di emozioni, di bei ricordi, di belle sensazioni. Mi porterò da Cancale lo sguardo orgoglioso di queste donne, che non temono il mare, che non temono la distanza, che amano esserci, anche se spesso con la loro solitudine.
Note al margine: L'inconscio è l'oceano dell'indicibile, di tutto ciò che è stato espulso dalla terra del linguaggio, rimosso come risultato di un'antica proibizione. Italo Calvino
Nel nero degli sguardi
sono l’ultimo barlume
schiamazzante e folle
la retroguardia di un’estasi
che è già umido ricordo
e tornante di sussulti.
Vestimi dei soli occhi
tienimi nel bisbiglio d’iride,
sì che non tema
la nudità di essere
e sì che passi nei giorni
priva di vergogna,
coraggiosa e audace
bucando lieve
tutti i colori della luce.

Luis Bunuel-Salvador Dalì: Un Chien Andaluo ,1928
Note al margine: A volte basta uno sguardo, a volte altrui, a volte proprio, uno solo per sentirsi vestiti. Di bellezza, sicurezza e tutti i frammenti di cose importanti e preziose.
Ho una sensazione di benessere che mi vibra dentro fino a brillarmi negli occhi.
Sento i miei sguardi come grandi finestre aperte su sconfinati orizzonti, colei che non teme il mare, né il canto delle sirene, ma naviga.
Sento il bianco come una parete con graffiti tutti da inventare.
E allo stesso tempo mi sento piena di colori.
Qualcosa di fresco, di sbocciato, di vellutato.
Leggera, presente eppure liquida.
In contatto con ogni mia parte, ritrovata e rinnovata, e con tutte banchettare.
I pensieri si espongono al mondo delicati variegati e morbidi, cioè petali schiusi.
Le emozioni sono sparpagliate nell’aria e sulla pelle, accarezzano lievi e indelebili, quasi son note.
Aperti i sensori, le porte di ogni dove nel mio spazio dentro per impollinarmi.
Di primavera, estasi, individuazione, voglia di vivere.
Sensazione profumata che appanna le mie parole, che accelera i battiti, che succhia gli istanti, che resta appiccicata sulle mani fin dentro le ossa, che è già me e che scende.
Lenta e profonda, come brivido dalle labbra in poi.

Giverny 2006
Note al margine: Mi piacciono le variazioni musicali delle "cose". il valzer di Amelie n° 3 pensando a queste parole, la versione n°11 passeggiando con loro nel mondo, la versione n°19, facendole tacere, per viversi pienamente.
Importante:
www.emergency.it/appello/index.php
E’ una falesia bellissima che suona francese ma che davvero richiama oltre l’oceano le simili e opposte scogliere di Dover. Etretat è sospesa tra l’orrore e il sogno. Venendo da nord, dalle spiagge del DDay cariche di storia, retorica e una tristezza dignitosa ma gonfia di terrore, sulla strada per Rouen, con le sue guglie alla Monet per bucare il cielo a tratti accennati.
Di Etretat il paese è davvero piccolo, una serie di case che ricordano tutte le altre case della Normandia, dalle righe marroni e i tetti spioventi. In mezzo al grigiore meteorologico se ci si addentra nel Les Halles, si trovano colori spezie e sensazioni di terre lontane e calde. Il tempo raramente è solare, c’è un costante grigiore che rende precario il sentirsi comunque sulla terra ferma. Una precarietà che mi riporta per tema alla sensazione provata sulle isole mediterranee come Stromboli e Santorini, ma lo scenario è completamente diverso. Il senso dell’equilibrio claudicante è dato dall’altezza delle scogliere, dalla sconfinatezza del mare, così grigio che diviene una cosa sola col cielo, come se il non visibile incutesse timore. E l’essenza stessa delle scogliere che sembrano calcare a rendere tutto così affascinante. così Di Etretat, dalle spiagge ghiaiose, dalla pioggia fine, dai gabbiani familiari, ricordo le due principali scogliere, quelle con il buco in mezzo che si guardano come occhi negli occhi, la Falaise d’Aval, con l’arco di Manneporte e l’Aguille che spunta dagli abissi, dove mitologicamente è posto il ripostiglio segreto di Lupin, e la Falaise d’Amont. Erosione del mare capace di scolpire, un vuoto non solo voragine ma anche via d’uscita, come uno sguardo capace di bucare l’orizzonte. Venendo dalla strada in direzione del paese le due Falesie sembrano una sola cosa, un tutt’uno. Solo scendoci vicino si distinguono i due archi uniti dalla bassamarea, come due parti distinte e non uguali. Un po’ come il senso dello stare insieme, indivisibili ma autonomi. E poi dal sentiero roccioso che sale verso l’alto si distingue meglio il paesaggio: lassù tira un vento pazzesco, freddo, oceanico, forte come la forza dell’Oceano. Di Etretat dipinta poi a tratti d’oro e leggeri da Monet, mi porto addosso la sua poesia. Come uno dei miei luoghi mentali in cui ritorno per riprendere forze. E di Etretat mi porto addosso la potenza, l’audacia, la fragilità e la bellezza, l’orogoglio ai limiti della caduta.

Scogliere di Etretat, 2006
Note al margine: sarà che il clima di oggi si addice al tempo normanno...sarà che è il momento adatto per ascoltarsi la n.17 del soundtrack di 2046, uno dei film che amo di più. E che più mi rispecchia.
Oggi ho quasi finito un lavoro in video realizzato con i bambini. E' un lavoro diverso dagli altri, un tg documentario sull'ambiente da loro interpretato e realizzato. Sono molto soddisfatta di quanto abbiamo fatto: grandi e piccoli erano profondamente coinvolti. I genitori hanno partecipato molto attivamente e con spirito collaborativo. Le mie colleghe ormai si stanno attrezzando e stanno acquisendo non solo entusiasmo ma interessanti capacità... tra poco saremo una troupe. Credo fermamente che realizzare ciò nelle scuole ai tempi di youtube e prof ripresi dai cellulari sia molto importante. Credo che si...fin da piccoli si possa trasmettere un approccio critico e consapevole ai mass media, facendo anche provare il meccanismo di montaggio e decostruzione dell'informazione. Fatto sta che oggi ho lavorato ai titoli di coda. Io quando arrivo ai titoli di coda mi commuovo sempre tantissimo. Scrivere i nomi di chi ha partecipato, ringraziare, scegliere il tempo di scorrimento, la musica di sottofondo...Forse è il momento più intimo e emozionante. Durante le altre fasi ci sono emozioni diverse: l'attesa e le'energia creativa dello scrivere e del preparare le scenografie, la passione nel provare le scene, l'entusiasmo della ripresa quando diciamo "vai" ( che ciak è troppo serio). Nei titoli di coda tutto è come se fosse appena passato eppure lontano. Mi ritrovo con la soddisfazione gonfia e silenziosa di chi vede partire per un bel viaggio la persona cara. Sarà per questo che anche nei cinema, a fine spettacolo, mentre tutti si alzano, io amo restare a sedere a vedere scorrere i titoli di coda. Nel vederli e nel farli è come dare spazio a un'emozione intima, mista di allegria e malinconia, ma comunque molto positiva. E preziosa. Ecco, mi sento davvero fortunata oggi. Ad avere intorno persone grandi e piccole, nella vita privata e lavorativa capaci di condividere i miei mondi...Forse è proprio questo che i titoli di coda mi ricordo. Forse è un po' questa la loro funzione...silenziosamente ricordare. Di non essere soli.

Note al margine: E' stata una settimana di aggiunte: ho aggiunto link ai miei viaggi indispensabili, ho aggiunto fotogrammi di alcuni film nei sognatori...e ho trovato una musica ( di cui prima o poi mi verrà in mente il titolo) spettacolare in questo blog e un'altra voce spettacolare in quest'altro

Foto: Legambiente


Riempirsi gli occhi di verde, non fermare il costante mutamento della fioritura fuori e dentro di sé. Attendere, pazientemente e ardentemente. E al contempo voglia di muoversi, di scoprire, di andare. Perdersi, perché è bellissimo perdersi, nel traffico di tutti i sensi aperti. Spolverarsi di odori e sensazioni. Sfamare gli occhi di colori. E sentire a pelle il calore che germoglia. Scivolare nei giorni sempre più lunghi come pura luce, scivolare come musica che accarezza l’erba. Passeggiare sulla terra, sentendosi parte di corso più grande, e stupirsi di naturali risvegli. Sobbalzare dalla pioggia al sole e viceversa. Avvolgere le debolezze nella morbidezza dei petali. E ancora nel cuore più segreto impollinarsi di emozioni. Pensare ad ogni primavera, come a una promessa. Nel frattempo non agognare i frutti, ma godersi dei fiori, e sorprendersi. Aprirsi ancora alla vita, come un nuovo incipit, dolcissimo e struggente.

Giverny 2006, Erika,
Note al margine "Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi" (P.Neruda) E qui al mare è il momento più bello...prepare le spiaffe, rimettere in gioco tutto, prima del caldo, delle folle, dei turisti. E' il momento più luminoso in cui sentiamo il mare in modo più intimamente nostro, senza la tristezza propria di certi inverni...



Ponte del Diavolo, Lucca
Note al margine:I viaggi sono i viaggiatori. (Fernando Pessoa)