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martedì, 27 febbraio 2007
Legami

Ho trascorso dei mesi in cui mi sentivo davvero un po’ una pisalanca (=altalena). Oscillando tra il bisogno di indipendenza e al tempo stesso di rafforzare certi legami.
Ho sentito il bisogno ancestrale di stare vicina vicinissima a mia madre, e delle due non era solo lei la più “debole”.
Ho sentito che a volte la sera se torno tardi mi manca ancora il bacio di mia mamma.
Ho sentito anche il bisogno soffocato ma realizzato di staccarmi dalle cose non importanti, da certe questioni di lavoro e di amicizia, a volte molto castranti, a volte molto inglobanti.
Ho sentito il bisogno folle di fare scendere come Psiche negli inferi, mettendo un po’ alla prova il mio cammino, e in questo incontrare ancora più da vicino Eros.
Ho sentito il bisogno di vedere e starci nel dolore, tra asetticismo e surrealismo, un dolore unico e lancinante, di una madre che perde per sempre la figlia ventenne in modo profondamente tragico, per quanto la morte non sia mai poco tragica.
In tutto questo vedo un filo che unisce ogni cosa, e a distanza dei giorni lentamente comprendo e ricompongo il tutto. Mi viene da pensare che le passioni ad esempio mica uno se le scegli a caso…tutto questo vedere, analizzare, per poi rimontare.
Proprio ieri mi è stato chiesto cosa significhi per me “legarsi”, in un momento così delicato della mia vita dove mi lego ad una storia, la mia, e in qualche modo, nella naturale evoluzione e adultità, mi slego. Non ho parole, non mi bastano, non mi vengono. Ma c’è un’immagine che come ultimamente accade è perfetta per il mio sentire, per il mio pensare. E’ una delle ultime scene del film “L’arco” di Kim Ki Duk: la ragazzina parte sulla barchetta col nuovo amico per andare a scoprire il mondo e la terra ferma che non conosce. Si congeda in modo astioso e violento dal vecchio che l’ha cresciuta e che si era innamorato di lei. Ma la barca è legata alla barca grande dove per anni ha vissuto con il vecchio. Le due barche sono unite da una corda che lentamente si dipana tra le onde: da un capo c’è legata la barchetta che prende il largo con la giovane dall’altro, alla sua insaputa, il vecchio con il collo a mo’ di cappio…così che ogni metro di allontanamento aumento la possibilità di suicidarsi per strangolamento. Le due barche così tirano la corda, ma ancora all’insaputa dell’altro i due protagonisti recidono rispettivamente ciascun capo della fune, di modo che entrambi siano liberi. La barchetta torna indietro, perché adesso, nella libertà può esserci lo spazio del congedo rituale, sereno, e alla fine di un legame più invisibile, ma anche più profondo e intimo. In definitiva legarsi, in un qualsiasi rapporto amoroso, significa essere liberi e lasciare liberi, paradossalmente. E ho compreso un po’ Rilkianamente quanto sia fondamentale prima di ciò legarsi a se stessi, intimamente, contattare sé nelle parti più intime in una sorta di “matrimonio interiore”. Solo così si presuppone il legame, l’incontro con l’altro. Legame basato appunto sulla reciproca libertà di essere. Si, ci vuole coraggio per certe scelte. E di certo sono apparentemente meno rassicuranti di tante convenzionalità. Tuttosommato la convenzionalità, le scadenze della vita a volte provinciale, non sono il mio vestito, anche se per me certi valori sono sacrosanti. In definitiva, e ancora per immagini: preferisco che ci sia una tela meravigliosa su cui aggiungere la cornice che più ci piace, piuttosto che una cornice vuota, in cui farci stare l’eventuale quadro.

Legami. E libertà. Foto di Erika

Note al margine: Le note di Yann Tiersen che discretamente scolpiscono luoghi interiori. Gli ultimi cinque minuti de "La messa è finita". La visione de "L'arco".

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donne che corrono con i lupi

lunedì, 26 febbraio 2007
Nel paese delle cicogne.

Il paese delle cicogne, foto Ben:quando basta una foto per un un sorriso improbabile. Ed autentico.

Note al margine: ci sono momenti a volte molto difficili, perchè impensabili e quasi surreali. Quei momenti pieni di rabbia, dolore, non senso, in cui la legge crudele del destino sfiora le persone che hai vicino, o che hai avuto vicino. Ci sarebbe voglia di gridare, di rompere qualcosa, perchè è solo successivo il tempo di elaborazione del lutto, del rito del dolore per dargli dignitosa sepoltura. E' in questi momenti allora che ho bisogno di fiabe, di mondi incantati, che so dove cercare, che so da chi mi arrivano. Ognuno ha il suo paese delle cicogne, anche inconsapevolmente.E ciò non perchè non voglia guardare la tragicità di certe realtà, ma perchè ho bisogno di un respiro più grande, più ampio, più leggero per non perdere la tenerezza. E in qualche modo non disamare la bellezza rischiosa di vivere, di osare, di legarsi, in qualche modo, e in ogni sua forma: di amare.

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wonderland

martedì, 20 febbraio 2007
Sogni in cartapesta di una non carnevalara.

Carnevalara è un termine viareggino con cui si indicano le persone amanti del Carnevale e che riescono a vivere tale periodo tutto l’anno, partecipando a ogni sorta di manifestazione riguardante questo evento. Diciamo che i viareggini, secondo me, nascono con i coriandoli nelle vene. Già, perché per capire il Carnevale bisogna amarlo. Oppure conoscerlo bene e entrarci in contatto. Io, nata all’ombra di Dante, nella città culla del Rinascimento, da piccola quando stavo a Firenze avevo col Carnevale un rapporto ambigua: da un lato ne amavo l’idea della maschera, perché  da piccola anche nei miei giochi casalinghi il travestirsi e inventarsi personaggi era tra le mie attività preferite, precorrendo i tempi di oggi in cui nelle scuole dell’infanzia sono previsti appositi spazi organizzati. D’altra parte del Carnevale non sopportavo il tiro dei coriandoli e della schiuma, non perché fossi schizzinosa, ma perché io non ero capace di tirarli anche se ero solo un gioco agli altri bambini. Oltretutto quando me li tiravano ci rimanevo molto male: non riuscivo a percepire in questo scherzo un po’ beffo, il lato ludico. Arrivata quindicenne nella città del Carnevale, ancora meno avevo compreso il senso delle feste, delle sfilate, dei carri allegorici. Ho vissuto questi anni con indifferenza verso questo periodo dell’anno, e anche con leggera stizza, perché qui, a Viareggio, tutto per un mese circa si ferma. C’è solo il carnevale, e tutto ciò lo sentivo molto invasivo. Ma dall’anno scorso qualcosa è cambiato. Finalmente ho iniziato a lavorare nella mia città, quindi per forza di cose ho dovuto entrare in contatto con questo Carnevale, conoscerlo, guardarlo e prendermi il bello. E’ stato un bell’incontro, soprattutto perché vicolato da persone speciali, come i bambini e gli artisti della cartapesta. Così ho iniziato informandomi e ho scoperto le grandiosi radici di questa tradizione, tradizione che nasce dallo spirito anarchico dei Viareggini a metà dell’800 perché in quei giorni di sfilate di carri addobbati non esistessero distinzioni fra poveri e ricchi, e la città fosse governata allegoricamente da un fantoccio appeso in piazzo. Già allegoria, vicolo fin dagli inizi dello sberleffo e della satira politica. Ma anche richiami fortissimi alla commedia d’arte, i cui personaggi trovarono una sintesi nel simbolo di Viareggio che è appunto Burlamacco, la maschera cittadina, recentemente annoverato tra le maschere ufficiali del carnevale d’Italia. Ma Carnevale è soprattutto cartapesta, materiale povero e di riciclo, fatto principalmente con giornali colla e tanta colorata fantasia. Lavorare la cartapesta è qualcosa di stupendo perché da semplice materiale di recupero di riesce a dare forma a sogni ed emozioni, io l’ho sperimentato con mano. La bellezza è proprio quella di “imbrattarsi” le mani, spalmare, modellare, aspettare, colorare per dare così forma ai propri mondi. E poi nei carri c’è tutto il mondo di questa città: inizialmente le strutture erano costruite dai maestri d’ascia che, dato il periodo invernale, erano a riposo dai cantieri navali e si potevano dedicare alle sfilate di carnevale. E infine lo spirito del Carnevale. Per noi, perché ormai mi ci sento anche io, cittadini di mare l’inverno è lungo e più triste che in città. Siamo persone abituate a sentirci un po’ porto di mare, dai grandi orizzonti. E dai grandi congedi. Il carnevale ci serve per esorcizzare la malinconia, il senso del distacco, l’attesa della bella stagione. Si, il carnevale è esorcizzare i brutti pensieri, e ricordarci che a breve sulle spiagge ricompariranno gli ombrelloni, e ancora persone e ancora nuove storie da incontrare. Negli anni il Carnevale è cambiato: ha volti complementari, quello della festa popolare ma anche, negli ultimi anni, di opera artistica complessa per cui i carristi si avvalgono di musicisti e coreografi professionisti, a metà tra la satira che è lo specchio per eccellenza delle cose e il teatro di strada. Domenica sono stata al corso. Alcuni carri mi hanno fatto sorridere, come quello delle nostre “pisalanche”, altri innamorare perché mi ricordavano il cinema, i bozzetti di Fellini ( che di Carnevale era appassionato) e il mondo dello spettacolo come metafora della vita, altri ancora persino commuovere e ancora una volta prendere decisa e non retorica posizione contro ogni guerra. Alla fine le emozioni di tutti i colori. Come proprio la vita è fatta, come i coriandoli sono fatti. E allora mi rendo conto che a volte non c’è niente di più vero che di una mascherata.

Bozzetto per il Carro " Vivere" di J.Francesconi, tratto dalla Fondazione Carnevale

Note al margine: Vivere è abbandonarsi in un sogno,Sognare per vivere,Vivere per non morire,Amare per vivere,Danzare per vivere,Sorridere e piangere per vivere,Emozionarsi per vivere,Rinascere dentro per vivere,E perché no, incazzarsi, per viverePer poi sorridere di nuovo.Vivere è una parola che nel pensarla
Si illuminano e si bagnano gli occhie l’amore dentro il cuore Si eleva in alto. ( dal medesimo bozzetto)

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senza perdere la tenerezza

giovedì, 15 febbraio 2007
L'amore non va in vacanza

"i viaggi finiscono laddove si incontrano gli amanti"( Shakespeare)
Due donne molto diverse, decidono di scambiarsi le rispettive case a Los Angeles e a Londra, per dare un taglio netto alla loro vita dopo l'ennesima delusione sentimentale. Il film scorre bene per ritmo, recitazione e storia. Le battute sono perfette, e ricordano le classiche commedie d'amore americane. Il cast di attori ( J.Law, K.Winslet, C.Diaz) è perfettamente assortito e nelle dinamiche relazioni ci si possono riflettere le differenze culturali anche in questo ambito tra i due continenti e al tempo stesso vedere come le geometrie delle passioni, anche a distanza di kilometri, abbiano ovunque dei denomintatori comuni.
Ma l'idea della commedia romantica è il vestito indossato da un film che tenta di fare qualcosa di più, con discrezione e senza pretese.
E' necessariamente un omaggio al cinema e essenzialmente alle sue principali componenti : Amanda realizza trailer ( e spesso sintetizza mentalmente e ossessivamente la sua vita come un trail...penso che a volte a noi cinefili capiti!), Jack compone colonne sonore e gli altri personaggi scrivono.
C'è poi una componenete molto bella che ho "sentito" particolarmente: l'incontro tra Iris e l'anziano sceneggiatore di Hollywood mediante cui ci si tuffa con piccoli tuffi sapientamente dosati in un "altro" modo di fare cinema. Ma il film va oltre. I film in bianco e nero che l'anziano sceneggiatore consiglia a Iris di guardarsi durante il suo soggiorno hanno un filo conduttore comune che lentamente la ragazza comprenderà ma soprattutto sperimenteà come messaggio che l'anziano amico le vuole lasciare per migliorare la sua vita, e in qualche modo liberarsi, e soprattutto perchè Iris sappia guardarsi e viversi con gli occhi e lo spazio che si merita. Qualcosa che va oltre la cinematerapia, e che stigmatizza la magia del cinema nella vita intima e preziosa degli spettatori: messaggi che non restano solo per aria, ma che incidono la pellicola dentro. Per, talvolta, renderla migliore.
Piccol film, per sognare, per rasserenarsi. E per sentirsi fortunati nell'aver incontrato nella vita persone così...

Note al margine : a proposito di J.Law ( che è entrato conq sto film nella mia cinquina contemporanea) ma qsto è uscito!?: Protagonista del film di Kar-Wai Wong My Blueberry Nights (2007), Jude Law è diventato in brevissimo tempo una delle icone sexy più versatili del cinema mondiale, affascinante e super professionista.

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la lanterna magica

lunedì, 12 febbraio 2007
Qualcosa che non c'è. Invece di guardare il sole sorgere.

Mille tante cose da potare, un senso di intima e profonda solitudine, per questi occhi che sempre malgrado l'umido dolore ancora credono all'altro. Ma ancora delusioni, ancora vuoto intorno, ancora superficialità in cui avevo messo comunque in gioco me. Per me selettiva, per me espansiva ma riservata a pochi, pochissimi, sentirmi un po' tradita, un po' disillusa, un po' delusa. Forse si tratta di andare avanti, facendone tesoro. Mille pesi sulla schiena per le cose in cui credo, non calcolare il prezzo, essere troppo in là. E allora si tratta di essere nel mio spazio, non oltre, non pretendere di arrivare dove non arrivo, e al tempo stesso non castrarmi. Non aver paura. Soprattutto non aver paura. Un precario equilibrio di una distribuzione del valore più equa, più sciolta libera più autentica. Ancora potare, difendere le cose importanti, la mia storia. Quanto alle altre, che mi provocano dolore, lasciarle andare. Averci provato, ed essere contenta di averlo fatto. E se le schiudo dalla mia mano non le lascio scappare, ma solo scivolare. Nessuna sconfitta perchè io nelle cose in cui mi immergo ci credo, e se ci sono ci sono con tutta me stessa. Ma basta, basta perdermi nel traffico emozionale e le mie responsabilità viverle pienamente e felicemente per ciò che davvero è importante. E ricordarmi di scegliere, scegliere sempre. Anche quando gli eventi e le emozioni sembrano straccarmi, scegliere. Scegliere. E ora scegliere di guardare non a qualcosa che non c'è, ma al sole. Sorgere.

Sunrise, C.Bourbank

Note al margine:Tutto questo tempo a chiedermi Cos'è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi Se vado veramente bene Così Come sono Così
Così un giorno Ho scritto sul quaderno Io farò sognare il mondo con la musica Non molto tempo
Dopo quando mi bastava Fare un salto per Raggiungere la felicità E la verità è
Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare il sole sorgere Questo è sempre stato un modo Per fermare il tempo E la velocità I passi svelti della gente La disattenzione
Le parole dette Senza umiltà Senza cuore così Solo per far rumore Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è Invece di guardare Il sole sorgere E miracolosamente non Ho smesso di sognare E miracolosamente Non riesco a non sperare E se c'è un segreto
E' fare tutto come
Se vedessi solo il sole
Un segreto è fare tutto Come se Fare tutto Come se Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole E non Qualcosa che non c'è ( Elisa)

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intermittenze

mercoledì, 07 febbraio 2007
Bianco marmo

In tutto questo bianco e nero che riesco a separare senza perdemi le sfumature.
In tutto questo momento forte e millenario quasi abbagliante di luce, come marmo.
In queste curve che alla durezza donano morbidi movimenti.
In questa danza ti tendini su cui balla l'energia prima di trasformarsi in un pensiero bello e forte.
In tutto questo scorrere di tempo trasparente capace di silenzioso scolpire.
Io.
Mi ritrovo.

Erika, Villa Borghese, Fontana

Note al margine: Eppure sentire nei fiori tra l'asfalto nei cieli di cobalto - c'è eppure sentire nei sogni in fondo a un pianto nei giorni di silenzio - c'è un senso di te . (Elisa)

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mistico

martedì, 06 febbraio 2007
L'insonnia di Antigone. ( Monologo)

La notte è lunga, ma è mia amica, e me la dipingo di bianco, quasi uno schermo con l’illusione di fermare un’altra alba, un altro giorno. La notte è lunga come la mia paura, che va in profondità e si annida fra le viscere. Ci sono qui di fianco bare scoperte dopo tanti anni, reperti antichi, in cui si cercano ricostruzioni e spiegazioni che magari, essendo così grande il peso, mai si comprenderanno. E io, cosa ci faccio con tutto ciò? Leggo il mio genogramma come un destino inevitabile.
A volte vorrei essere invisibile perché nessun uomo mi guardi nella pelle e nei pensieri.
E al tempo stesso altre volte ho voglia di ballare, liberamente.
C’è tanto dolore, e sono qui a prendermi le misure su quale vestito indossare. Dovrei forse ancora dare spazio e potere…il potere di stare male a questi  mostri? Dovrei ancora caricarmi di battaglie che mi sorprenderebbero stanca dentro? Perché il dolore, il lutto, la rabbia non possono durare per sempre, che sulle tombe mica ci si fanno i pic nic. E allora voglio resistere, si resistere. Voglio chiudere questo cimitero, dare i confini a fantasmi generazionali. Perché voglio tutelare la mia storia, voglio difendermi. Si, voglio difendermi. Non solo la mia storia d’amore, ma la mia persona, la mia storia personale. La mia vita, la vita di Antigone. Voglio resistere. E se nel dolore così acuto si sfiora la follia, proprio ora ho imparato che esistono le vie d’uscita, che posso scegliere, sempre. Che il mondo non è fatto solo di vittime e carnefici, non di uomini mostri, ma anche di uomini belli, che sanno amare. Voglio difendermi, voglio scegliere la mia vita. Certo sono cose grandi grandissime ed è logico smarrirsi perdersi e altre volte per altre storie ricapiterà, ma non voglio più tradire me stessa. Voglio esserci, voglio scegliere, non farmi trascinare. Perché io credo in me. Si ci credo. E so che dietro al dolore di adesso, dietro la schiena piegata, dietro gli occhi rossi c’è tutta la bellezza che è solo nascosta, ma che pian piano tornerà, piano piano, sul mio unicamente mio cammino. Perché io ci credo in me.
Antigone, Autenticamente, Antigone.

Rosa d'inverno, Erika.

Note al margine: Come possiamo dimenticarci di quegli antichi miti, che stanno alle origini di tutti i popoli? I miti dei draghi, che si tramutano nel momento supremo in principesse; sono forse tutti i draghi della nostra vita principesse, che attendono solo di vederci un giorno belli e coraggiosi. Forse ogni terrore è nel fondo ultimo l'inermità, che vuole aiuto a noi. ( R.M.Rilke, Lettere a un giovane poeta)

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donne che corrono con i lupi

domenica, 04 febbraio 2007
Villa Borghese

Lo sguardo ed il silenzio. Prima della pioggia.


Villa Borghese, foto di Erika


Note al margine: Baciami Piccina nei miei occhi, ovvero l'importanza dei film intorno all'8 Settembre

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la lanterna magica, le città invisibili

giovedì, 01 febbraio 2007
Piccoli Pezzi

Dopo il tumulto, dopo l’insonnia, dopo il demone che colpisce alle spalle proprio come te lo aspetti e resti lì a sentirlo il dolore, per viverlo e conviverci. Dopo un senso di ubriachezza, di pochezza, di paura, fortissima paura ho sentito. Ho sentito le note battere al posto delle lancette in nomi e castelli d’arte. Perché mi piace.

Camminare nei parchi in mezzo alla città in qualsiasi stagione e sentire l’odore della pioggia bisbigliare tra gli alberi.

Mi piace specchiarmi nel fiume volubilmente come il cielo sopra me, in un arcano accordo.

Mi piace spiare angoli nuovi e trovarci dentro altre città, o la medesima città milioni di vacanze fa.

Mi piace catturare l’attimo esatto in cui l’acqua sgorgando dalle fontane ha una forza trasparente tale da sembrare sospesa e fregarsene della caducità.

Mi piace camminare nei quartieri popolari, non quelli turistici, no…piuttosto quelli dove la gente del posto si ritrova la sera prima di un giorno festivo a fumarsi in una birra il dolore l’amore la noia la gioia, in poche parole ogni byte dell’esistenza minima e non.

Mi piace confondermi tra la gente, toccare il senso di estraneità per ritrovarsi.

Mi piace sorprendermi per una falce di luce inattesa, per lo stupore delle piccole quotidianità.

Mi piace scoprirmi rinnova_mente innamorata.

Mi piace fermarmi all’ombra di angeli immobili e bianchissimi e provare ancora, ancora una volta a spiccare il volo.

Mi piace cercare i piccoli luoghi che amo, come una certa piccola libreria, e sentirmi così a casa mia anche altrove, un’altra casa, aperta a pochissimi.

Mi piace leggere una cartina come un romanzo.

Mi piace guardare gli occhi della gente che semplicemente passeggia, e sentirmi parte di un respiro più grande, io con i miei limiti, io con la mia pienezza.

Mi piace l’odore del pane appena sformato e i colori impazziti di fiori e frutti in Campo dei fiori al sabato mattina.

Mi piace pensare che dietro ad ogni reperto c’è ancora una storia da inventare e che la strada va avanti, va oltre.

Mi piace guardare avanti, per non divenire statua di sale.

Mi piace girare per le strade famose nel mondo, come se passeggiassi in un grande set protagonista non unica del mio film.

Mi piace in tutto questo caos effervescente di sensazioni di velocità di vita raccogliere i pezzi del mio cuore, e riavvicinarli, quasi farli cantare.

Mi piacciono le luci fioche del lungoTevere di notte, e sentirmi brillare anche, bellissima e fragile stella come se tutta la vita fosse in un giorno solo.

Ed è ancora un passo oltre.







Roma, Volo di Angeli, Erika


Note al margine: 1. Un post che mi piace tanto 2.Roma Photo Gallery

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le città invisibili