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lunedì, 29 gennaio 2007
Collezione di sabbia

Collezione di sabbia all'inizio era uno di quei titoli di Calvino, un titolo che dice tutto, molto, che apre tagli e voragini sull'infinito. Collezione di sabbia fu in qualche modo intesa più di dieci anni come amore per il mare, in sua assenza. Si, il deserto che si contrappone al mare, e che in qualche modo, in questa assenza te lo fa desiderare più intensamente. Collezione di sabbia fu il mio stupore davanti all'Oceano. Tutt'altro mare, l'oceano in inverno, rabbioso, forte, pura energia sulle scogliere portoghesi, e soprattutto felicità per quell'unico viaggio all'estero fatto con la mia famiglia. Un viaggio in auto fino a Lisbona, e poi ritorno dall'Andalusia. Decisi che non avevo bisogno di parole, di immagini, ma anche di sabbia da contemplare al ritorno, di sabbia diversa per ogni insenatura, milioni di granellini che raccontano tempo e storie, così simili così diversi. Poi furono i miei viaggi, a cercare le sfumature dei luoghi, dei colori imbottigliati in poco vetro dal rosso al nero passando per l'oro, dalla polvere alla ghiaia passando per la memoria, e per l'immaginazione. E infine fu una corrispondenza di affetti. Il viaggio degli altri, i viaggi che mai avrei fatto, un mondo che si allarga. Non solo i miei confini ma anche quelli altrui. Sabbie portate in lattine, in pacchetti smessi di sigarette, in buste vuote di fazzoletti. Quante storie, giusto, dietro ogni luogo, dietro ogni sabbia. E in loro altra parte del mio mondo, della mia storia che si interseca sulle vie altrui. E un sorriso scritto sulla battigia, infinito il tempo di un 'onda.

Erika, Collezione propria di sabbia, su teca di Ben.

Note al margine: Isola delle Moines, Sahara, Santorini in 4 diversi colori, Parigi, si la sabbia di Parigi, St. Malò, Isola di Weight, Elba, Porto Palo, Vada, Ericeira, Nuova Zelanda, Florida, Quiberòn, Numana, Dournanez, Barcelona, DDay, Corniglia, Monterosso, Caddinas, Marina di Ravenna, Croazia, Isola del Giglio, Kamari, Isola delle Correnti, Playa Carrados, Ischia, S.Stefano, S.Lorenzo, Marina di Massa, Praia Longa, Taormina, Vada, S.Severa, Viareggio.

Importante humanrights.splinder.com/post/10743218

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le città invisibili

giovedì, 25 gennaio 2007
Mai più.

Ci sono scatti che fanno la storia. O meglio che sono la storia. E per tanti motivi sono costantemente presenti nei miei occhi quelli con i bambini. Stamani ho visto gruppi di studenti andare al cinema per la rassegna su " Il giorno della memoria". Non ci sono parole abbastanza forti per ribadire "mai più"...perchè in definitiva questo non solo è stato, ma si è ripetuto...In altri luoghi, con altri nomi. Mi ricordo una poesia imparata in terza elementare. Più tardi quella poesia mi ricordò dei versetti del Deuteronomio.

Meditate che questo è stato:Vi comando queste parole.Scolpitele nel vostro cuoreStando in casa andando per via,Coricandovi alzandovi;Ripetetele ai vostri figli.( P.Levi, Se questo è un uomo)

Meditate che questo è stato....Ripetetele ai vostri figli. Si, è forse questo il senso. Il senso della memoria.

Il bambino del ghetto di Varsavia, 1943

Note al margine: Un mondo migliore devi pretenderlo, non soltanto sognarlo” (dal film  la finestra di fronte di F. Ozpetek)

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senza perdere la tenerezza

lunedì, 22 gennaio 2007

Per le dita di mia nonna che mi scaldava la mano.

Per la dolce vita a modo mio, che non scorre in Via Veneto ma al sabato sera in Piazza Trilussa.

Per le carte geografiche arrotolate intorno ai miei sogni.

Per tutto ciò che ho lasciato andare, e per ciò che ho buttato via.

Per le cose che ho fatto, e quelle che non ho fatto.

Soprattutto per quelle fatte fuori tempo, perché era il mio tempo.

 Perché a Italia 1977 avevo solo un anno. Per la lontananza che incendia il desiderio.

Per i cammini di celluloide, di sabbia, per la principessa e la guerriera.

Per il rumore adorabile degli schemi che si rompono.

Per le quattro regioni che mi porto nel sangue.

Per le foto dei miei anni nella mia portentosa memoria, e per i ritocchi che a suon di sensazione ogni tanto ci faccio.

Per tutti i miei viaggi, per tutte le storie raccolte e poi ridate in pasto ad altri occhi, con le mie di parole.

Ma soprattutto per quel che c’è avanti.

Si da dove vengo.

Si dove sono.

Ma soprattutto per la strada che mi sta davanti.

Che fra questi pensieri di cartapesta, leggeri colorati eppure impastati con passione a mani nude con la mia anima, c’è sempre della musica su cui ballare, malgrado il metronomo sospeso tra i pensieri più bui.

Che sul mio litorale preferito non mancano mai le stelle, o anche solo il desiderio di esse.

Che sulla mia battigia la libecciata e il salmastro mi risvegliano sempre voglia di vivere.

E dopo la bufera, e dopo la risacca, ancora la mareggiata a riscrivere nuovi orizzonti.

Per tutti i miei anni che sono stati, e per quello in più, che oggi comincia.

Per me.

Viareggio. Rosso Tramonto.

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wonderland

giovedì, 18 gennaio 2007

Amare di me la parte fragile, arrabbiata, bambina e anche orrida, al contempo vittima e carnefice. Rassicurarla, si prendersene cura. Vedermi comunque bella, senza nascondere le preziosità, in qualche modo la mia valigia, fatta di intuito, creatività, (iper)sensibilità, volubilità, sensualità, femminilità ma anche permalosità, insicurezza, eppure voglia di combattere, di incontrare l'altro, voglia di amare, voglia di vivere, voglia di essere felice, voglia di essereme e di prendermi tutto lo spazio che per me c'è. Riemergere ogni volta dalle nebbie, toccare le profondità e tornare poi in superficie, come una danza. E quel cavaliere dentro, farlo uscire, farmi difendere da me stessa. Farlo sparare. D'amore.

In assoluto, tra le mie icone cinematografiche preferite.

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donne che corrono con i lupi

mercoledì, 17 gennaio 2007
Tu chiamale se vuoi...emozioni

Cesenatico, Vibrazioni

Delta del Po, Riflessi

Delta del Po', leggerezza

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photopoeme

lunedì, 15 gennaio 2007
Rosa Pastello

Il mio appartamento è rosa pallido, sulle pareti pastello ho attaccato qualche cartoncino colorato, ruvido. Sopra ci ho incollato alcune poesie di Alda Merini. Mi piace molto come parla degli amanti. Sopra ci ho attaccato qualche cartaccia di caramella da poco, per sdrammatizzare. Sopra ci ho attaccato i miei sogni, per non dimenticarli, per non resuscitarli.
C’è un piccolo balcone, dietro ai tetti si riesce a vedere il sole a picco sul mare nelle ore più rosse, ed è uno spettacolo gratuito che persino io posso meritarmi. Non ho mai visto niente di così bello e devastante. Dalla strada arriva odore di kebab e odore di merci lontane. Allora a volte immagino viaggi, mi perdo nell’odore, mi perdo nei suoni che mi arrivano distinti tra i passi della folla e per me è quasi come viaggiare, anzi. Quasi come scappare. E volo via, non sono qui. Il mio bagno è piccolo, ma pulito, come la mia cucinetta. C’è tutto un ordine a misura di studentessa che esaspera ancor di più la mia lordura. Ci sono fotocopie di manuali troppo costosi, jeans sdruciti, cartoline lontane, poche foto di quanto ero piccola e il rossore non era una tramonto ma il colore delle mie stesse gote. Vivo come posso. I corridoi della facoltà a volte sono enormi, a volte affollati. A volte mi sento estranea, altre parte di un tutto caotico. Ma alla fine qui, in questa grande città bellissima piena di luce, tutto è molto difficile e indispensabile. E’ difficile conoscere persone, è difficile farsi degli amici, rimorchiare come si deve, specialmente per me che sono stata in mezzo ai monti per 20 anni. E’ indispensabile invece non perdere il ritmo del tempo, smarrirsi, confondersi, in qualche modo crescere, e perdersi. Ma lassù, in mezzo ai monti, in mezzo a un dialetto che quasi odio non ci tornerei nemmeno per scherzo. Tuttavia non sono nemmeno troppo intelligente per studiare come dovrei. No, è la vita fuori dai libri, fuori dai monti, le mille facce di Catania che adesso ho bisogno di bere. Non ricordo nemmeno come fu la prima volta. Fu così, un po’ per scherzo, un po’ per gioco che accadde. Così iniziai a crocifiggermi. Le prime volte erano occasioni fortuite per rimpiazzo di altre amiche, dopo è divenuta una regola. Quando stanno per arrivare, mi faccio la doccia col bagnoschiuma più aromatizzato che c’è. A loro piace assolutamente pensarmi come qualcosa di pulito. Indosso biancheria stuzzicante a basso costo recuperata dalle bancarelle. All’inizio era un gioco, era un modo per conoscere me stessa, per sperimentarmi, anche nell’abbigliamento. Poi è divenuta una messa in scena di una recita di cui nemmeno son protagonista ma solo comparsa. E suonano alla porta  e i miei occhi allora iniziano a non vedere. All’inizio non era così, all’inizio li guardavo. Alcuni erano carini, altri orridi. Forse per questo i miei occhi hanno continuato a essere aperti ma senza guardare. Le prime volte erano anche qualche brivido, ma quelle volte si perdono nel tempo. Loro arrivano, io sorrido. Io, truccata come se fossi marylin, io pagliaccia di me stessa, con un rossetto troppo rosso per non avvelenarmi il sangue. Loro arrivano, iniziano a spogliarmi, come fossi un libro o una cipolla. E poi sento le dita affondare nella mia pelle, i loro denti succhiarmi, il loro sudore mischiarsi col mio. Li sento arrancare sfamarsi saziarsi sfogarsi. Li sento addosso, li sento dentro, li sento che mi schiudono, che mi prendono, che mi posseggono. E a volte in silenzio ci ho pianto. Ma solo qualche volta. Tutto ciò poco dopo non era così importante. Io c’ero, ero lì col mio corpo, con i miei respiri, in qualche modo gli appartenevo, ma non c’ero. Ero oltre, ero lontana. Alla fine sbattevano la porta, un’ultima pacca sulle natiche, un ultimo bacio quasi paterno sulla fronte, dopo tanto sesso, e via. In mano biglietti di euro. E ancora una doccia, ancora una messa in scena. Il rosa pastello mi sembra così sporco, così lezioso. Ma ai miei telefono ogni settimana. Non si lamentano se non do molti esami, anzi. Per loro sono bravissima. Sono andata via dal paesino con grande sacrificio. Sono la figlia perfetta che sfida le radici per un avvenire più pieno. Sono colei che ha rotto le tradizioni, l’orgoglio di chi non ha potuto avere le mie stesse possibilità. Sono la figlia modello, in un appartamento pastello. Sono la figlia gioiello, che studia e si mantiene da sola, lavorando di sera in un pub. Ma così è un romanzo, e tutto questo è molto più difficile. Come la sveglia che adesso suona, e mi richiama ai miei jeans sdruciti, alle mie fotocopie. Per poi tornare a crocifiggermi nel mio letto. Avanti il prossimo. No, non voglio reagire, non voglio scendere dalla croce. Perché tanto non ho niente da dare, da sperare, da immaginare. Perché tanto ho solo questo corpo che mi permette di vivere senza chiedere niente a nessuno, un corpo che non è mio, che vendo, come per non esserci. Perché tanto a me di esserci, in fin dei conti, non mi interessa. Vuoto intorno e dentro. Vuoto sono io, puramente vuoto. Sono la tasca vuota dei miei jeans. Anzi nemmeno. Il buco del calzino. E a volte vorrei alzarmi da quel letto, a volte vorrei smettere e pensare a qualche cosa di altro possibile, oppure piuttosto che alzarmi almeno sentire. Si sentire che sto male, che soffro, che non è vita, che ho toccato il fondo. Sentire che mi invadono il corpo, che mi calpestano l’anima, sentire che mi sto facendo male. E invece non sento niente. Ed è di nuovo sera, e tempo di bagnoschiuma. Molto aromatizzati.

Tatuato su: erika_luna a 21:42 | link | commenti (5) |
sherazade

venerdì, 12 gennaio 2007
The prestige

 (Nolan, 2006)
Due maghi si fronteggiano nel mondo dell'illusionismo, annaspando tra colpi bassi e personali, spettacolarità teatrale e ricerca scientifica.
Ricordavo Nolan per Memento, e ricordo di averlo apprezzato molto, in un momento del mio occhio esaltante il montaggio. Ripensando ora a quel film, mi viene il dubbio che per quanto originale e ben fatto, rischiasse di essere molto fine a se stesso, un esercizio di stile, quasi.
Seppur meno originale nella trama, direi che the prestige funziona molto meglio come sistema di film. La storia, apparentemente semplice, è ancora tutta da ricostruire dall'occhio dello spettatore, per via della cronologia montata a ritroso, per cui il film necessita di essere seguito notevolmente perchè la storia si stenda dinanzi agli occhi di ciascun spettatore. Tuttavia, tale allenamento, è reso piacevole da due elementi. Innanzitutto, dato che il film è anche un viaggio alla ricerca di qualcosa e allo scioglimento di alcuni enigmi, la curiosità e l'indole investigativa sanno tenere deste le palpebre, e appagano quella soddisfazione che proviamo davanti allo schermo quando l'enigma, sciogliendosi come noi lo avevamo intuito, ci fa sentire capaci di comprendere certi labirinti. D'altra parte il gioco di sistemazione del buono/cattivo, giusto/sbagliato che inizialmente sembrano categorie ben distinte e soprattutto ben disposte, si sgretolano precipitanto nella seconda parte del film, così che un sistema calibrato di valori e di azioni si confonde, lasciandoci anche nel finale il dubbio sull'identità dell'ultimo personaggio inquadrato. Un film ben fatto, un nolan che sa anche raccontare e non solo "incollare". Unica nota negativa, la durata. Troppa, per un film che richiede il massimo dell'attenzione. E ancjhe per la tachicardia...troppa.

Note al margine: Anche perchè vederlo è stata un'iimpresa. Ci ho provato mercoledì scorso, di ritorno da una gita a s.marino, ci siam fermati a rimini apposta, ma i biglietti già un'ora prima erano esauriti
Ci abbiam riprovato venerdì sera...la notte della befana. Siamo andati al secondo spettacolo, visto che il film dura 150 minuti mi pare...e che sabato si può dormire.
Andiamo al cinema alle 22.45. Ultimi 40 posti, ci prendiamo i biglietti. Il film mi piace, è un film da seguire, per niente banale ma non pesante come il solito Nolan. Dopo un'ora mezzo di film e di montaggi interiori ( visto che nolan li stravolge e noi dobbiamo ricostruirli) di ipotesi e curiosità, lo schermo diventa bianco, si accendono le luci entra un omino di mezza età che sorseggiando una coca ci dice " evacuate la sala che c'è un pericolo". Ora a spettacolo finito, essendo una multisala, ci fanno uscire dalle uscite di sicurezza che danno sul parcheggio...stavolta pur essendo una procedura emergenza ci fanno uscire insieme alle altre 8 sale dal piccolo mini corridoio, con una tempestica di 15 minuti...saremmo stati fritti. Pensavo fosse uno scherzo della befana, invece. Fuori ci sono schierate 4 auto dei carabinieri. Si parla di una bomba nel cinema. Io non perdo la calma e chechi si stupisce. In realtà il motivo del mio self control è che in Italia le bombe si mettono sui treni, nei cinema non credo si sia verificato molto e quindi mi consolo con le statistiche. Mentre siamo fuori in attesa la leggenda cresce in tal modo. nessuna bomba. pare che qlc si sia sentito male in una sala. anzi. pare che qlc sia deceduto in una sala. anzi. pare che qlc sia stata ammazzato in una sala. Con un colpo di pistola.
L'escalation ha del tragico comico...tanto da non capire se il film era fuori o dentro il cinema...
Poco dopo arriva l'ambulanza...
nessun ferito, nessun cadavere, solo qualche ragazza ( probabiblmente dalla sala di apocalipto gremita di teen ager) che è stata vittima di attacchi di panico.
Dopo ci fanno rientrare, non tutti siamo rpesenti. Il film ricomincia da un paio di minuti prima dell'itnerruzione. Hanno controllato ...nessuna bomba. per un momento mi era mancato il terzo atto...di questa magia ( dal film: atto primo: circostanza ordinario 2 atto straordinario 3 il prestigio...)
Insomma io un'odissea simile per un film mica l'avevo mai fatta ...

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la lanterna magica

martedì, 09 gennaio 2007
Ho voglia di musica

Ho voglia di musica per far colare i momenti dritti sul mio viso. Per far scorrere nell'interstizio insinuato tra i pori i sogni, e le emozioni. Un pentagramma tremolante di brividi, dove i punti interrogativi si sciolgono armonicamente divenendo chiavi  di violino. E di volta. Quasi a smarrirsi nei contrattempi, senza ansietà, godendosi l'inquietudine e l'allegrezza del frastuono, del fruscio, e del silenzio. Fra suoni e pause arpeggiano i pensieri, lo stupore in crescendo di un presente sinfonico che sfama e non divora.

Note al margine: Scorrere, resettare, tornare indietro, premere rec,  tagliare, sentire il nastro che struscia, che avanza a movimenti alternati, già prima aver inquadrato, avere in qualche modo scelto. Dissolvenze, suoni che si mixano, momenti che nel montarli origianano continuamente un divenire sensato. E infinito. Emozioni, semplicemente emozioni, di testa e di cuore, che mi piacciono nei miei piccolissimi video.

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intermittenze

lunedì, 08 gennaio 2007
Dire, Fare, Baciare. Esserci.

Se ami qualcuno, deve essere perchè ti sembra la persona migliore del mondo, o la più strana, o quella che per te è tutto, quella che se non c'è, dice Benigni nel film, possono arrotolarlo tutto, questo mondo, e portarselo via. Che non servono più a niente le stelle, il cielo, le sette di mattina, le sei di sera, le albe, i tramonti e il pesce fritto. ( Giovanni Bogani, Amore a ore, pg. 245)

H.Cartier Bresson, Boulevard Diderot, Paris, 1969

Note al margine: ...quando casa è un luogo, identificato con una persona....

Tatuato su: erika_luna a 10:36 | link | commenti (4) |
il diario di monique

venerdì, 05 gennaio 2007

S.Marino

Note al margine: Buon wend a tutti. Che ciascuno viva e scriva attimo per attimo la propria fiaba. Mentre ero a Parigi sono andata alla mostra su Almodovar alla Cineteca...e fra i tanti oggetti video percorsi che c'erano, c'era un libro dalla copertina rosa con dentro tutte pagine bianche e l'invito del regista a scrivere ogni giorno la propria vita sentendocene in tal modo gli autentici registi autori di sè...:)  a lunedì eri

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senza perdere la tenerezza