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Ricorsi
Quasi un anno fa erano circa anzi esattamente 3852 sensazioni al secondo. Nel giro di un anno si cambia moltissimo, come ciclicamente cambia la natura intorno a noi. E si, cambiano anche i nostri occhi, perchè cambiamo noi dentro ... fortunatamente! Così ci guardiamo continuamente con occhi rinnovati, e quando ci dimentichiamo tutto ciò e ci vogliamo ingabbiare, molto spesso per paura, molti stati divengono malessere. Se si prendesse come proprio tale ritmo stagionale allora gli inverni dei nostri stati di animo sembrerebbero meno inopportuni. Quanta strada da qui a un anno fa, un susseguirsi di nevicate, fioriture, raccolti, tutto magicamente al momento giusto. Domani riparto fino a domenica perchè merita di essere festeggiato. Come i descansos presenti sull strade del Mediterraneo e dell'America latina certe cose sono dei punti importanti nel nostro viaggio, restano lì a memoria, ma a differenza dei descansos a bella memoria. Così mi nutro di questa "mia" bellissima estate. Tra l'altro le sensazioni al secondo erano così tante e qualitativamente variegate che ho smesso di contarle. Smettendo di contarle, ho imparato a gustarmele di più. In qualche modo sperimentare l'esistenza consiste non nel "contare" piuttosto al "viversi essendoci". Mi sono liberata lentamente di alcune ingabbiature del mio essere cervellotico, riscoprendo così una parte esuberante, istintiva. Quella parte che in ciascuno c'è e che, indubbiamente, è la parte che salva. Hasta pronto.

Le terre di Paolo e Francesca
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona
( Dante, Inferno, Canto 5 )
Ferrara, per me un nome che suona molto bene per immagini, soprattutto le immagini in bianco e nero, con leggera nebbia di Antonioni. O immagini invisibili con le inquietudini di una Micol persa nel giardino dei Finzi Contini. Ferrara che mi arriva anni addietro lungo una linea ferroviaria in corsa verso la neve, così vicino alla Pianura, così vicino al mare. Ferrara con le sue biciclette in pieno gennaio, vestita per le feste con luci sfavillanti, e piazze affollate, palazzi dalle forme geometriche inusuali, bella perfetta e un po’ altera, come una donna inavvicinabile. Ma poi scoppia l’estate, il ritmo, gli ultimi soli. E anche Ferrara allora si scopre. Si scopre lentamente le spalle, si denuda le strade, si concede senza remore e ti risucchia nella folla incandescente della sera. Sono fuochi che si accendono e che volano tra le mani di audaci giocolieri, sono visi che si assecondano e si cercano con in volto tutte le terre d’Europa, sono donne le leggono mani e occhi, carte e tarocchi. Mimi ed equilibristi, odore di piadina, sapore di cappuccino estivo, mille sensazioni che scorrono tutte assieme come un grandissimo circo alicante. Un circo diverso da quelli dell’infanzia, piuttosto questo Buskers festival uno spettacolo in piazza, allegro vivace, dove i gesti sono la pantomima estesa dell’estistenza stessa. E suprema la musica. Ferrara è una ragazza esile vestita di bianco e rifulgente di biondo, la malinconia dei Carpazi fra gli sguardi, in mezzo a violinisti quasi dannati e a un ingombrante contrabbasso. E la ragazza esile ma non fragile che buca il tempo con le dita forti e leggere sulla pelle di tamburo, una ragazza diafana, ma forte e leggera che sembra dire colpo su colpo “io ci sono”. Musica che ribolle accattivante da ogni angolo, che nella sua varietà varia e attanaglia, dai canoni dei violini ai ritmi tribali. Passa negli occhi per un attimo una foresta. E sentirlo bollirlo dentro quel ritmo, sentire a ritmo delle percussioni perfettamente i piedi per terra, sentire l’onda e viverla, sentire di esserci. E dire. Che è davvero tanto.


Latte e menta ( su ispirazione di Monica )
A Parigi fra le cose inaspettate il dispenser dello sciroppo alla menta accanto a quello delle classiche bevande sul bancone del bar. Là bere acqua e menta è molto più usauale che da noi. Latte e menta che ricorre, anche nella manifestazione che hanno fatto nella mia città contro la prostituzione minorile qualche settimana fa nella merenda offerta a tutti i bambini.
Latte e menta, un ricordo dolcissimo che mi riporta indietro di più di 20 anni quando da bambina feci la mia prima piccolissima vacanza da sola.
Andai a casa di una mia lontanissima cugina nella campagna di Reggio Emilia, era fine agosto. Lei abitava là con i suoi, ma fin da piccola era abituta a rimanere a casa sola. Una vita molto diversa dalla mia, nata e cresciuta in una famiglia affollata con tre generazioni che convivevano. Per me fu un'esperienza unica e indimenticabile, con quel gusto della scoperta che caratterizza quell'età. I pomeriggi da sole, scladarsi il pranzo, le cammiante per i campi di grano, i covoni: per me bimba di città e di mare era tutto talmente nuovo e quindi bellissimo. E i tramonti con quel sole che dava alla campagna padana una luce strana e affascinante, una campagna diversa dalla mia: niente colline ma enormi distese fino a far sperdere lo sguardo.
E le merende. Colorate di latte e menta. Una cosa banale, eppure per me nuova diversa e buonissima. Ancora oggi ogni tanto nei bar alla sera sui lunghimari la chiedo. E non mi riporta solo indietro in un periodo bellissimo. Mi riporta anche in avanti qui al presente, a sentirlo vibrare quello spirito stupito e curioso che mi caratterizzava da bambina e che ancora è una parte vibrante e bellissima di me.

Consigli di abbinamento:
http://www.sottocoperta.net/bambini/ricette/lattementa.asp
Di St.Malò
Inizierò a evocare immagini delle mie vacanze, non c'è una regola precisa o un ordine cronologico, semplicemente il tempo di quanto arrivano. St.Malò può essere l'inizio o la fine della Bretagna, a seconda della provenienza del viaggiatore. Gli alti bastioni percorrono con le mura camminaili tutto il centro della città perfettamente ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Certo le leggende dei fantasmi sono un rtironello noto che scorre come acqua di fiume, ossia naturalmente. Naturalmente ombre dei pirati all'orizzonte, ombre dei pirati sui manifesti del cinema per l'immninente uscita del film dineyano in tema: là è uscito il 2 agosto, mentre passeggiavamo nell mitica cittadina. Tuttavia ci sono angoli che qualsiasi viaggiatore porterà negli occhi e anche poco più a sud, nella punta del cuore, se saprà coglierli di sorpresa.
Perchè St.Malò è davvero magica, e non è un luogo comune. Certe mattine ti svegli ed il mare bagna le fondamenta delle imponenti mura lasciandoci il segno. Solo poche ore dopo l'acqua, affascinante e discreta, volubile e archetipicamente femminile, si ritira con grazia e stupore, per disorientare. E sedurre, lasciando una grande voglia di mare. E in questa assenza, in questo desiderio torna la spiaggia, che si allarga col passare del tempo. Si mischiano lingue di terra e di acqua, in un armonioso ritmo di riflessi e richiami. E' un ritiro generoso che lascia conchiglie, orme, segni di passaggio. Non lascia orfani, ma nuove opportunità, come le strade per le vele con le ruote ( tecnicamente chair a voile ). Bisogna cogliere questo tempo per giocare nuotare prendere il sole, con la sabbia sempre un po' umida. Le maree non sono mostrano la sconvolgente forza della natura, ma in qualche modo ci avvicinano quasi ancestralmente ai ritmi naturali. Così lentamente poco dopo si può andare incontro alla marea, che ritorna. Sempre, con i variabili alti e bassi lunari, ritorna. Fino a bagnarsi i piedi. Ci si sente così stupiti e ricongiunti con il tempo naturale, e intimamente con se stessi.
Oppure capitare di sera a St.Malò ricordando che il cielo delle 22 è come il nostro alle 20 perchè il sole tramonta più tardi, ma i ristoranti, tutti concentrati in una strada e le cui tende colorate costruiscono un simpatico arazzo, chiudono molto prima. Rifugiarsi così dalle mura ai sottostanti fitti e stretti vicoli, dove l'odore di pesce si miscola con la musica irlandese proveniente dai pub, e per un mattimo la bellissima sensazione di confondersi, sentendosi al di là della Manica. Accade esattamente lì, al crocevia di case in legno e luci soffuse. Ti chiederai se tutte queste fotografie son quelle che si portano addosso lasciando St. Malò. Certo, ma anche qualcosa di più sottile ed invisibile, eppure indimenticabile. Il risveglio al mattino con le grida dei gabbiani. Bellissimo, musicale, e evocatore di forza. Perchè lassù in certi momenti il vento fa impazzire, e osservando i gabbiani ci si accorge allora che il vento non lo dominano, ma lo studiano. Si, lo studiano per ballarci insieme, non per andarci contro. Come le antiche sacerdotesse celtiche, poco distanti da qui, facevano col fuoco. Solo così ballandoci insieme e smettendo di combatterlo potevano usarlo e piegarlo a loro vantaggio senza stancarsi. E prendere il volto in nuove energie. Per questo alla sera sulle incerte passerelle galleggianti del mio molo dove vivo, il grido dei gabbiani mi fa sorridere emozionare e adesso mi dona nuova forza e fiducia. E un sorriso diverso. Denso di nuovi significati.

La passione dei gabbiani
Nota al margine: la rivista monografica su zidane che l'albergatore aveva caramente conservato e che ci ha fatto trovare in camera...
