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Elegia per un supermercato
Così tornando dalla stazione, lasciandosi alle spalle un piccolo dolore di arrivederci e il chiassoso rumore dei ragazzini sul treno che dal mare torna in città di domenica, inciampò non per caso nel vecchio supermercato.
No, non era vecchio, era vecchio nella sua memoria.
Decise di entrarci, perchè il giorno successivo si sarebbe definitivamente chiuso, per molto tempo, o forse per sempre.
Faceva molto effetto vedere tutte le persone indaffarate coi carrelli nei corridoi e pensare che quel luna park di colorate offerte e spiccioli di pensieri sarebbero divenuti il giorno dopo silenzio buio demolizione.
Quando Yael arrivò in questo paesone, quasi 16 anni fa, era l'unico supermercato della città, tra l'altro a due passi da casa sua. E in quegli anni ha rappresentato per lei un luogo praticamente familiare, non solo perchè di fatto era il negozio più vicino casa, ma anche perchè adesso passando nei vari corridoi, tornavano alla mente tutti i momenti di quei 16 anni...
L'odore di quaderni nuovi quando andava a scuola.
Le fotocopie per studiare.
Le spese all'ultimo minuto sempre un po' eccessive per le prime cene a casa degli amici.
Le bibite per la gita a scuola.
La ricerca forsennata e avvincente di qualche elemento strano, come la famosa colla di pesce.
La carta dei regali di natale e l'abbronzante per il solleone.
L'audacia di certe ricette, soprattutto dolci, per cui Yael andava al supermercato apposta, vedendo così lentamente e profodondamente crescere la sua passione per l'arte di cucinare.
E poo l'avanzare dei mutamente tecnologici, le ricariche dei cellulari, i dvd a noleggio, i cd rom, come se la storia dei consumi fosse un po' la scansione della storia personale.
Spesso aveva giocato nei momenti grigi e noiosi cercando di indovinare dai carrelli quale vita si nascondesse dietro le persone che li spingevano.
Spesso aveva giocato con sua nonna nel reparto frutta e verdura proprio come Amelie che fa attraversare la strada al cieco.
Spesso si sentiva puiù sicura entrando in mezzo a quintali di merci e vedendo visi conosciuti di commessi e cassieri che erano cresciuti con lei e che adesso avevano già qualche filo grigio tra i capelli.
Spesso si era comprata una vaschetta di gelato per addolcirsi la serata.
Spesso aveva riportato i dvd con gran ritardo, solo per rivedere una sequenza due, tre, quattro volte.
Spesso da adolescente quando restava a casa sola con sua sorella si riempivano il carrello di surgelati e altre porcherie per il gusto di ritrovarsi da sole.
In una città non molto grande il supermercato è un po' come una piazza, in cui inaspettatamente e ciclicamente si ritrovano persone di cui da anni si erano perse le tracce.
Un luogo familiare in cui essere tristi non fa sentire diversi, un luogo familiare da cui erano passati molti dei suoi momenti più belli.
Comprò delle fragole in offerte, si ricordò dei suoi viaggi fra un vasetto di yogurt greco e qualche fetta di prosciutto di Praga, sorrise.
Con altre poche cose andò alla cassa, il commesso era molto sulle sue, quasi vinto da una tristezza arrabbiata.
Mise tutto in una busta gialla, e sentì la porta automatica chiudersi dietro di sè.
Probabilmente per l'ultima volta.
Piccola malinconia negli occhi, e poi libera camminata. Perchè si che tutto passa, anzi.Tutto ci scorre addosso in quel che siamo. Tutto. E sorrise.

( Foto: Le fabuleux destin d'Amélie Poulain)
Volver ( P.Almodovar, 2006 )
Volver, affresco tutto femminile in uno scenario disincantato, lento e quasi da "contea dei prodigi" che è la Mancha.
Volver, che è un tornare e un ritornare, nel girotondo di affetti e attese e aspettative che in qualche modo tutti i personaggi vivono nel film.
Le vicende delle protagoniste si annodano attraverso le storie delle loro vite, intessute da una solidarietà di genere che è la forza del soggetto stesso.
Seppure la vicenda si regge su un impianto abbastanza comune, ossia il processo di colpa/espiazione/ricongiungimento, il risultato ottenuto è un film di distinta marca autoriale e di indubbia e intelligente ironia.
Il tocco autoriale difatti si esplica nelle scelte estetiche, nei movimenti della mdp, questa volta più curati rispetto ai precedenti lavori. A riguardo è interessante notare come certi oggetti, lo stesso coltello ad es da arma di violenza omicida a riscatto nell'allegro ristorante, diventino emblemi nella storia del processo che le protagoniste vivono.
Come già ne " La mala educaciòn " il regista ci regala fin dall'inizio dei "segni" affinchè lo spettatore possa ricostruire a priori la verità che risiede oltre l'apparenze delle cose.
Le donne raffigurate sono di vario tipo, ma tutte a tinte molto forti, anche se caratterialmente differenti come le due sorelle: in tutte prevale e vince una vitalità tutta femminile propria di chi non si arrende.
Rapidi tratti inquadrano i colori dei quartieri madrileni e della spazzatura televisiva.
Grandioso l'omaggio al cinema italiano, qualificato sia in alcuni passaggi quasi neorealisti e nella stessa ambientazione corale, ma anche nella costruzione del personaggio interpretato dalla Cruz grazie allo studio sul trucco, i capelli e vestiti, ma soprattutto sullo sguardo intenso di lacrime che non escono tutto latino e che ci riporta alla Magnani, la cui citazione di " Bellissima" ha anche un valore catartico per i personaggi della storia. ( sarebbe interessante a proposito interrogarsi sulle donne nel nostro realismo che in effetti hanno avuto un ruolo di primo piano in numerose pellicole )
E innegabile il teorema che il cinema verosimile sia uno specchio più fedele e coerentemente profondo dei reality televisivi, visto che i due media, o meglio i due modi di fare media, indirettamente sono messi a confronto nel film.
Forse un messaggio che in molti film di Almodovar tenta di districarsi: l'importanza terapeutica della parola, del dialogo con l'altro come possibilità di ricostruzione del proprio mondo interiore.
Sinceramente stupisce come un uomo possa così intimamente conoscere e mettere sullo schermo la sensibilità femminile più pura, ma ci riesce e bene.
I dialoghi brillanti e l'ironia pungente ma non aggressiva confermano il raggiungimento da parte del regista di un alto grado di maturazione, in cui per arrivare al cuore e alla testa del pubblico, su quella zona tra sogno e realtà che è il cinema, non necessita più di ricorrere a certe stravaganze dei primi lavori.

Note al margine: volver, volver, volver pero non para escribir! :)