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Match Point
( premessa: non ho mai visto un film di allen, ma l'altra sera scegliendo tra munich e qsto, ho scelto questo, pensando che fosse una sciabolata più leggera, pensando...)
Match Point è un film senza sbavature, un bellissimo film, ben fatto.
Sicuramente l'impianto su cui si basa il film ne ha determinato l'ottima costruzione. Allen infatti ci racconta questa storia attraverso lo schema preciso di cadenze e topos dell' antica tragedia. Tragedia è la parola che ricorre spesso nel film, ma è anche la struttura classica su cui la narrazione si sviscera, ed è infine, la parola declamata attraverso la quasi ossessiva presenza delle arie de "la traviata". E di un traviamento alla fine anche il protagonista ci rende partecipi. Il senso de film è direttamente espresso in modo esplicito nell'apertura del lungometraggio, quasi in senso declamatorio come nel più classico dei teatri, per ricorrere nella scena clou-punto di svolta di tutta la vicenda. Il protagonista evolve insieme alla storia stessa, seguendo il classico schema della narrazione personaggio>cambiamento>evento devastante>riaparazione>epilogo ed è forse proprio questo cambiamento non privo di zone d'ombra, questo crescendo della tragedia che gioca un ruolo attivo con lo spettatore, chiamato in causa per percepire come protagonista della visione dettagli e mutamenti capaci, senza riuscirvi, di anticipare il finale, fino alla fine pieno di souspance. La bellezza di questo film credo sia proprio la nitidezza narrativa, il saper raccontare fatti e momenti assolutamente facenti parte della quotidianità dei ns giorni mantenendo alta l'attenzione. I personaggi così sono al contempo protagonisti di una storia unica, ma anche stilemi di processi paradigmatici. L'arte e il suo ruolo purificatore sono messi a dura prova da parte del regista, pare che almeno nella vicenda raccontata, l'arte non sia sufficiente per depurare la violenza dell'uomo e ripararne l'emotività interrotta. Il romanzo " delitto e castigo" ( emblematica citazione) ed i numerosi quadri della mostra contemporanea sono uno sfondo incapace di dialogare con il resto della storia, e anche le rappresentazioni teatrali fungono da (meravigliosa) colonna sonora, ma restano separate dai personaggi perchè la vera tragedia era fuori dal palco.
Il tema principale sull'importanza preminente della fortuna sul successo non lascia ombre di dubbio, è una salomonica conclusione senza repliche. Il vero dramma resta l'impunibilità del protagonista, il quale aveva fatto di tutto per farsi scoprire, ed è qui il senso della tragedia più propriamente classica: non il drammatico epilogo, ma il fatto che il nodo non si sciolga.
La scena iniziale cita credo volontariamene la partita di tennis senza palla dei mimi di Blow up. Se nel film di Antonioni la ricerca motivo movens della storia era l'impossibilità di "vedere" la realtà e quindi i limiti del mezzo fotografico per immortalarla, e al contempo, nel finale enigmatico che il senso della partita esiste anche senza la palla, la conclusione di Allen ha una portata drammatica ancora più ampia. La realtà, qualora possa essere anche logicamente compresa, come nel caso dell'investigatore, non coincide sempre con la verità in quanto gli essere umani e il Destino sono più sfuggenti di ogni comprensione.
Ottima l'interpetrazione della S.J., finalmente in una parte diversa da quelle forse troppo leziose fino ad ora affrontate, meno convincente la strizzatina d'occhi a " I diari della motocicletta" ;)

Note al margine: Buon wend ^_^
Quella sera.
Quella sera c’era la fiamma di Olimpia a scheggiare il cielo di Torino, e il gusto della panna steso sui palati.
C’erano conchiglie raccolte dopo la mareggiata, odore di mare tra le valigie, e il pensiero su Cuba in una probabile estate.
C’era Elisa e Alains che cantavano, sottovoce, e i vestiti in fila indiana annodati su se stessi dalla porta fino al letto.
Quella sera c’erano i tuoi occhi color cioccolata splendenti di luce e le tue parole calde come unica coperta sulla pelle. Nessuna ferita, nessun dolore.
Quella sera c’era la luna bianca tonda e perfetta, e i tuoi sguardi più belli del solito, le mani tra i capelli, le labbra sulla schiena, le calze ancora calde.
Quella sera c’era una birra che ci aspettava, fuori, dentro al mondo, e ghiaccio di coca cola sbattuto sul vetri, e prima della birra c’era il desiderio costante, la pioggia sulla carne, l’arco delle giunture, il concerto a canone dei respiri, lo stringersi forte più forte, e l’aversi, il sentirsi uno, essere felici.
Quella sera, c’erano due pianeti, sovrapposti sulla stessa orbita. E nessuna voglia di scappare, e nessun altrove. Beffandosi della paura, della fragilità, dei rumori di dentro, degli assalti irrazionali e distruttivi, c’era indivisibilità. Quella sera, ecco, è quella sera che non si stacca più di dosso. Adesso, quella sera, è parte della mia pelle. Profonda.

Eri&Ben, foto di Bea's maritozzo, rielaborazione di erika
Note al margine: E lì ti lascio per sempre Sospeso Immobile Fermo immagine Un segno che non passa mai, Sei nell’anima E lì ti lascio per sempre Sei in ogni parte di me Ti sento scendere Fra respiro e battito Sei nell’anima, Sei nell’anima In questo spazio indifeso Inizia Tutto con te Non ci serve un perché Siamo carne e fiato, Goccia a goccia, fianco a fianco ( G.Nannini)
Porto addosso
il mio quarzo blu,
pietra scheggiata dai giorni
e nel profondo non ne vedo la memoria
ma il rumore dei sorrisi,
disincantati, amari, fioriti.
E’ luce azzurra
che traccia la storia,
lava gli sguardi.
Sulla scia
nei giorni di sole allungati
sento risorgere lentamente
dentro di me
l’incessante primavera.

Viareggio, sulla spiaggia, al di là del molo, febbraio 2006, foto di Ben
Note al margine: Questo pensiero mi ha cullato mentre mi addormentavo giovedì sera, sono partita e non ho avuto modo di segnarlo...poi, il tempo, che sa scolpire, ha aggiunto altre cose...Quella sera mentre mi addormentavo aspettando la buonanotte, c'erano le note erano di " Maria Jopek & Friends"( splendido cd), e un'essenza alla cannella ad improfumare i sogni.
Voglio andare là...
Nella terrazza sul mare, dove i pavimenti gemetrici
rompono ritmi, linee, piccoli schemi
per buttarsi nel mare aperto, e alle spalle la città.
E anche io immergermi nelle onde, catturare echi
e sorrisi di una felicità passata-
Voglio andare, adesso, e perdermi.
Tra le onde.
Io ti faccio del male anche se ti amo,
ci sono troppi spigoli nei miei giorni,
così ferisco i tuoi riposi, i tuoi sonni,
con parole insistenti, col bisogno che torni,
io ti faccio del male perché sono feroce,
e ho l'energia artificiale dei vinti,
tu hai perduto la pace trovando la mia voce
in questi mesi meravigliosi e finti,
io ti faccio del male perchè non riesco a star fermo
e ho una bottiglia piatta sempre in tasca,
tu guardi lontano, tu hai lo sguardo più aperto
anche se sai soffrire con me quanto basta,
io ti faccio del male proprio perché ti amo,
e sono caduto nel tuo orizzonte,
e ci vivo dentro, e ti sogno e ti chiamo:
soffiami via l'inferno dalla faccia...
ma quando ci guardiamo e ci vediamo respirare
il petto si alza, si abbassa
come le onde di un mare
non ancora in tempesta, ma mosso dal profondo
che sta forse per cacciare
la solitudine dal mondo,
ecco, quando sentiamo che il tempo ci appartiene
è allora che ti amo
e ti faccio del bene,
è proprio quando ti amo che ti faccio del bene,
è proprio perché ti amo
che ti faccio del bene,
e proprio perché ti amo
che ti faccio...
Claudio Lolli dal cd - le intermittenze del cuore -

Foto: M.Bersani