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Il quesito era: " come si traduce un'inchiesta giornalistica, giustamente dosata di passione e esattezza ma non romanzata, in un film?"Il regista Garrone, aiutato dallo stesso Saviano nella sceneggiatura, ha avuto un'idea brillante: prendere 5 storie estratte dal libro e raccontarle. Non un film a episodi, ma 5 storie contemporanee nello spazio e nel tempo e intrecciate tra di loro.
1^ storia: i due ragazzini camorristi che fan il verso a scarface e nikita
2^ storia: la storia del sarto che collabora coi cinesi e poi si renderà conto di aver creato il vestito che indossa S. Johnsonn ( nel libro era Angelina...secondo me ci stava meglio)
3^ storia: la storia di Don Ciro, e di Maria, ossia il dramma delle famiglie dei camorristi
4^ storia: la storia di Totò, il ragazzino che porta la spesa e non può dire di no.
5^ storia: la storia di franco e Roberto, lo smaltimento dei rifiuti e il coraggio di dire no.
Al di là del contenuto e della storia in sè, di cui ho ampliamente commentato il libro, credo che sia importante soffermarsi sulla specificità filmica. Come dicevo in apertura, le sfide principali che il regista ha dovuto affrontare erano tre: 1) trasformare l'inchiesta in una sceneggiatura che, come abbiamo visto, ha saputo magistralmente strutturare. 2) il cinema come emulazione ha una parte fondamentale nel libro di Saviano, pertanto andava in qualche modo trasmesso con la giusta distanza. 3) integrare ed ampliare lo sguardo dello scrittore con quello del regista.Per il secondo punto, credo che Garrone sia stato molto intelligente. Nel libro e nel film i protagonisti si sentono imitatori dei grandi malavitosi immortalati da De Palma, Scorsese e Tarantino. La mossa stilistica vincente è stata quella di riproporre in qualche modo il linguaggio di questi mostri sacri del genere ( inquadrature e fotografia in primis) per riappropiarsi del messaggio politico che sta nella rappresentazione del crimine e della malavita. La realtà e la drammaticità di queste ultime è stata derubata dalla sua forza proprio dalla spettacolarizzazione che di esse ha fatto il cinema, soprattutto di genere. La spettacolarizzazione della malavita ha in qualche modo prodotto nuovi miti nell'immaginario collettivo, ma anche reso in un certo senso il pubblico "cauterizzato" da queste emozioni. Allora Garrone, a mio avviso, si riappropria della lezione del cinema neorelista di Rossellini e De Sica, nel linguaggio dialettale sottotitolato, nell'utilizzo di musica quasi solo diegetica, nel modo della mdp di "registrare", senza commentare e quindi anche del cinema di Rosi. La mdp qui documenta, riprende, sopratutto riprende l'arrendersi dei personaggi a un sistema in cui non si può dire di no. Il neorelismo svuota così il gangstar movie, per renderci sullo schermo non degli eroi ma la vita di strada a cielo aperto che è cronaca e non spettacolarizzazione. I boss, come realmente sono: ossia non degli eroi negativi nelle vesti del Padrino, ma degli allucinati senza consapevolezza. In realtà è anche una denuncia contro un certo cinema che in qualche modo ha amplificato tutto ciò, come le pistole a 45 gradi di Tarantino, per tornare a un cinema puramente "politico" per rendere al cinema l'immagine di un mondo eccessivamente depaperauto della sua identità essenziale. Qui la mdp è la prima indiscussa protagonista: prima dei dialoghi, prima delle musiche, persino prima del racconto, c'è l'immagine che autonomamente e indiscutibilmente sa rendere il dolore di chi non riesce a piangere, la profondità delle denunce e del crimine. Il film è veramente apocalittico, ancora più sconfortante del romanzo, perchè la vera signora di tutto ciò è la rassegnazione, rassegnazione che sinceramente si tocca con mano, passeggiando per Scampia e Giugliano, dove non occorre essere scrittori e registi per percepire. Per anni ho camminato in quelle zone intuendo e percependo, ma i film e i libri servono per dare la giusta distanza dalle cose e in qualche modo vedere nel caos. In questo caso il complicato rapporto libro-film non esiste: sono due creature felicemente distinte, che si richiamano, per integrarsi nella propria autonomia.

Note al margine: Cominciare a fare la danza del sole, altrimenti con queste piogge...non farò che meditare sui film, guardarli e poi mentalmente ripassarli, un po' a modo mio, e infine, succhiandoci le parole dalle immagini, scoprirmi
Ovvero. Le mie teorie su " My blueberry nights" volgarmente tradotto nei nostri cinema in " Un bacio romantico".
Intanto mi sono subito consolata fin dalle prime inquadrature che il "mio" Wong non abbia perso la sua cifra stilistica trasmigrando in USA, e questo predispone. L'impresa del regista non è stata facile: ha bazzicato nei suoi temi preferiti, con il suo alfabeto personalissimo su un foglio di carta differente, ma il risultato è ottimo.
La sinossi della storia è veramente semplice e usuale e volendo si riassume in quattro tappe fondamentali scandite da incontri:
1.Primo Incontro: Elizabeth in profonda crisi sentimentale si confida con Jeremy, propietario di un piccolo ristorante. Emblema di queste conversazioni sono appunto le torte ai mirtilli.
2.Secondo Incontro: Elizabeth fugge e va a fare la cameriera a Memphis, dove si fa chiamare Lizzie, motivo per cui la ricerca telefonica che Jeremy fa su di lei è molto complicata. Qui incontra un poliziotto tormentato e disperato e la sua ex moglie.
3. Terzo incontro: la giocatrice d'azzardo, anche lei complicata e disperata sebbene in modo diverso, con cui scappa attraverso un vero e proprio road movie a Las Vegas, dove si fa chiamare Beth.
4. Quarto incontro: ancora Jeremy, a NY, dove torna uguale eppure diversa, perchè cresciuta e "capace di attaversare la strada".
La struttura semplice, quasi banale del film, che farebbe la gioia di tanti corsi di sceneggiatura, ci soprende rispetto alla precedente filmografia di Wong che praticamente ci racconta la solita storia di amore e lacrime con un vestito diverso. Infatti i temi a lui cari sono gli assi portanti su cui il viaggio della protagonista corre: la distanza fisica ed emotiva dei personaggi, il culto degli oggetti ( come in 2046), la complessità dell'amore e dei rapporti umani.
Considero delle vere e proprie prelibetezze ( per restare in tema lessicale) la storia delle chiavi lasciate al bar e le inquadrature della prima parte che si svolge a NY. In quest'ultima la grandezza registica e poetica di Wong è eccelsa: la fotografia da effetto bagnato in perfetta sintonia con lo stato d'animo della protagonista, le riprese notturne di NY che ricordano il cinema tedesco degli anni 30 ma anche il noir americano, e soprattutto i complicati avvicendamenti della macchina da presa, quasi a insistere, negli spazi claustrofobici in cui dialogono i protagonisti ,il bisogno di chiarezza. L'idea che jeremy ( un intenso J.Law) registri e riguardi le sue giornate dalla telecamera di sicurezza per afferrare cose che gli sono sfuggite, è in sè la dichiarazione poetica del regista, posta subito all'inizio del film. E in quest'ottica poi anche Elizabeth viene catapultata: nel momento in cui deve fare chiarezza in sè, digerendo il suo dramma sentimentale, viene posta in maniera "preveligiata" per lo sguardo, ossia al di qua dei banconi, riuscendo a curare le proprie ferite nel momento in cui si apre agli altri e viene a contatto con la disperazione altrui. In realtà il viaggio di Elizabeth è quindi un viaggio molto femminile che parte dalla disperazione per arrivare, come in un Odissea su strada farcita dai vari incontri, alla piena consapevolezza di sè. Elizabeth al termine del suo viaggio in virtù di ciò riuscirà ad attraversare la strada, che, come nei più importanti miti, è un rito iniziatico che inaugura un "passaggio". In sè quindi la storia di Elizabeth mi è piaciuta molto, perchè seppure davvero rappresentante un topos femminile diffuso è raccontata con poesia espressa in monologhi e inquadrature notevoli. Potremmo quasi azzardare che Wong e Tarantino si sono sfiorati da lontano in un viaggio al rovescio. Wong ha raccontato questo topos femminile perlustrando gli spazi e le ambientazioni nonnchè le suggestioni americane, Tarantino con Black Mamba è arrivato fino all'estremo oriente. Forse è anche questo sintomo di come Wong, mantenendo la propria autonomia, stia divenendo sempre più cantore regista mondiale. Infine, la mia teoria sul cibo in questo film. In questo film mangiano sempre e le principali sequenze si svolgono in bar e ristorantini. Il cibo è in realtà momento conviviale durante il quale ci si "incontra" e ci si "apre". E' anche l'oggetto su cui si riversa la disperazione, o semplicemente il dolore. E la torta ai mirtilli, che non è un cheese cake ma proprio un pie ( e cosa c'è di più americano del pie?), con il suo amalgamarsi di frutta leggermente acida pastafrolla e vaniglia esemplifica perfettamente i sapori delle passioni. Ho letto nella lezione che Wong ha tenuto a Cannes qualche anno fa che l'idea primaria di " IN the mood for love" era di rappresentare i cambiamenti nelle relazioni sociali attraverso i cambiamenti di utilizzo e consumo del cibo, ma il film sarebbe diventato troppo lungo per cui si è concentrato solo su un'epoca. Probabilmente le notti ai mirtilli sono il naturale sviluppo di quell'idea. E siccome il cibo esemplifica la nostra emotività, la quadratura del cerchio viene da sè...

Note al margine: Ci furono mesi in cui attraversare un ponte era per me impossibile. E la mia città Universitaria era piena di ponti, la mia città dove abitavo di passaggi sopra i canali, l'unico ponte che mi dava sicurezza era il Ponte Vecchio, forse perchè il ponte della mia infanzia o più banalmente perchè con tutte le case e i passaggi sopra non sembra un ponte. Mani fredde, cuore accellerato, visioni movimentate del mio intorno quasi vertigini, la sensazione falsa ma che sembra vera che il ponte si sgretoli ad ogni passo. Poi con il tempo ho ricominciato ad attraversarli questi ponti. E spesso dipende proprio da chi ti aspetta dall'altra parte...come dice Elizabeth. Tutti i film parlano di noi ( P. Almodovar)
" Il quadro non è altro che una parte di quello che non è nel quadro, il fuori quadro, quello che c'è subito prima, non soltanto nella durata, ma anche nell'immagine. Bisogna dare allo spettatore la possibilità di immaginare quello che non vede" ( A. Varda)

Erika, Isola d'Elba, Maggio 2008
Fuori dal quadro. Fuori dal quadro ci sono due amanti che stanno per salpare lasciandosi tutto alle spalle: rischiano di non avere la terra sotto ai piedi pur liberi piuttosto che impolverati. Fuori dal quadro sta approdando una piccola barca da dove scenderanno padre e figlia: finalmente si sono incontrati e parlati e soprattutto compresi , ci sono voluti ben 5 lustri. Fuori dal quadro c'è un gatto che specchiandosi nell'acqua del porto ha finito per farsi un bel bagno, inatteso. Fuori dal quadro c'è un pittore che scruta il cielo: vuole fermare in acrilico il volo del gabbiano, gli occhi sono umidi, lui si racconta che è colpa del libeccio, ma il cielo non si inganna e quella luce ha la forza delle lacrime. Fuori dal quadro c'è un giovane che corre veloce col fiatone, ma ha sbagliato pontile e l'amico che disperatamente insegue per spiegargli tutto è dalla parte opposta del mare, forse urlerà per farsi sentire. Fuori dal quadro un bambino impara a giocare a campana: gli sembra un gioco nuovo e fantastico, mentre salta di numero in numero e immagina di essere nella foresta, poi nel deserto e perchè no persino a cavallo di una nuovola, infondo immaginare non costa niente. Fuori dal quadro c'è un vecchio rom con la sua fisarmonica , intona canzoni senza inizio nè fine amabilmente confuse e mischiate tra di loro, anche se per la giovane donna dagli occhi lucidi sulla cima del porto la melodia di una vecchia canzone popolare ebraica si distingue e si eleva fin sopra le onde del mare. Fuori dal quadro e negli abissi un sub ha trovato una collana di vetro e perline, vorrebbe sentirne l'odore e le vibrazioni in quell'attimo amniotico che è il mare. Fuori dal quadro c'è un fotografo solitario che immagina un mare di inchiostro in cui selezionare il suo presente, e, sorridendo mentre scatta quanto basta per non tremare pensa " Non è il futuro che mi spaventa, ma il passato e il fatto che mi sfugge e che probabilmente non l'ho compreso". Mentre pensa scatta, deciso, come per immergersi nel presente, l'unica dimensione in cui si sente un po' padrone, un po' protagonista, un po' vero. Fuori dal quadro ci sono due occhi neri e delle spalle femminili coperte da una stola di seta blu petrolio, occhi che pensano a tutte queste vite bisbigliare fra le onde, e che si sente fortunata di essere qui, in questo rocambolesco maliconico meraviglioso atto unico che è la vita.
ma altre notizie sono più uguali di altre.
( Libera interpretazione de " La fattoria degli animali " )
Considero ogni crimine contro la persona una vera e propria tragedia capace di indignare sconfortare e fare incazzare. Ancora di più quando tali crimini riguardino i minorenni, al di là delle distinzioni di sesso, razza e appartenenza sociale, ovviamente. Mi ha fatto molto imbestialire il modo in cui l'apparata mass mediatico, indiscusso specchio della mediocrità intellettiva del nostro Paese, ha trattato la notizia di Lorena. La sua scomparsa non ha avuto nessuna risonanza, a differenza di altre eclatanti scomparse di minorenni degli ultimi mesi, degli ultimi anni. Ritengo che tutti gli episodi di cronaca avvenuti in questi mesi i cui soggetti erano bambini siano tragici e orrendi, probabilmente non si è parlato di Lorena perchè intorno a lei non si poteva creare quella massacrante morbosità che uccide due volte che invece si è creata intorno ad altri casi come quello di Gravina, dove la situazione familiare rendeva tutto più crudelmente "accattivante" per i notiziari, i rotocalchi del pomeriggio e i quotidiani. Ora che Lorena è stata ritrovata, ora che non può difendersi, ora che ci sono altri mostri da sbattere in prima pagina. Ci ricordano che era anche scomparsa.

Foto from Mia87
Note al margine: Non amo scrivere di cronaca e politica, semplicemente perchè non mi riesce e non ne sento la necessità. Uso questo blog come apparato digestivo delle mie emozioni senza nome, che a volte poi il nome lo ritrovano. Ma stamani nella mia digestione c'era anche questo...

Tra cielo e mare, planando. Qualche volta, sottilmente e fragilmente, sulla terra, dove i granelli sono umidi e si attaccano ai piedi nudi. Ali spiegate, controvento o sulla sua onda, addosso nuvole e schiuma distinguendone il bianco e la trama. Il volo è una melodia che ciascuno sparge con le proprie note, e i propri silenzi. E negli occhi gli sconfinati paesaggi, e i piccoli dettagli, un po' ladri di sguardi, un po' vene di memoria e poesia. Leggerissimamente, e in alto. Nessuna paura, e la brezza lieve odorosa carezza che a sentirla vengono i brividi...Io corda di violino tesa nel cielo, un vuoto d'intorno pieno di emozioni e fibrillazioni, immagini musiche parole, piccole vite che bisbigliano, grandi battiti che accelerano, un sole che brilla dentro, e un mare sconfinato da portare, al posto della pelle.
Che strani giorni amore
Leggeri tra le nuvole
E resta addosso il male e il bene
Nascondo tutto, tutto nelle vene
Come sorridi tu, nessuno
Come mi guardi tu, nessuno
Oltre satelliti e aquiloni, seguirti ancora
Arriverà domani
Splende già in ogni via quella tua luce
( G.Nannini, Pazienza dal film " Riprendimi")

Isola d'Elba, controluce, maggio 2008
Sai, avevo pazientemente ricamato una corazza proprio addosso, almeno sulle mie debolezze, e intorno alle mie fragilità. Pazientemente, e specialmente sui lati sensibili della mia persona, un punto croce, tratto dopo tratto. Tutto il resto lo soffocavo nelle vene, ubriaca di luce e di occhi sgranati dal sale. Un respiro più grande, prima della salita, prima del tuffo, prima della rincorsa. E poi, calde, caldissime lacrime che sgorgono inattese traditrici, onde anomale nel cielo dei miei sguardi. Nessuna sensibilità è andata perduta. Sono interamente io, ora che i muscoli dell'anima si rilassano, ora che i pensieri si distendono. Ed è commozione di sentire quanto sia stata con tutta me stessa in questi luoghi che sto iniziando a salutare. Non importa il costo, so che non mi sono risparmiata, forse a volte difesa ma tutta quanta me, so che sono cresciuta cambiata e in qualche modo orgogliosa di me. Si, io sono così mi arrovello in labirinti mentali perchè nelle cose ci metto tutto il cuore, sui tappeti volanti come sul ring. Sai, è un po' strano e inaspettato, un andare a fondo eppure leggero e inevitabile. Sul mio corpo c'è l'odore del fico selvatico, i battiti dei delfini nelle acque increspate, l'intensità degli incontri, il cielo così vicino da poterlo accarezzare, i miei sguardi in controluce. E le storie da raccontare per coprirsi al posto delle lenzuola.
Oggi era comunicato il minuto di silenzio per il trentennale dal ritrovamento del corpo di Moro. Mi piace ricordare che nello stesso giorno di quell'anno volutamente accadde anche la tragica uccisione di Peppino Impastato. La sua storia mi è arrivata attraverso un film, " I cento passi". E mi ha conquistato. E' una storia, è la vita di una persona che in qualche modo esula dalle appartenenze politiche per essere paradigma di chi in nome della verità e dell'onestà paga con la vita. Valori irrinunciabili. Mi piace ricordarlo questo personaggio: il film e la sua vita così legata al radicamento della mafia, all'esperienze delle radio libere e anche al sequestro Moro, merita anche esso non solo un minuto di silenzio per commemorarlo, ma anche lo spazio di essere raccontato.

Note al margine: “Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia.” (Claudio Fava, “Cinque delitti imperfetti”, Mondatori 1994, p.9)http://www.peppinoimpastato.com/



Note al margine: riassumendo le rotte di questi due ponti vacanzieri...un po' di colori, un po' di primavera, tante scottature per il sole., l'odore della natura. Un po' Odisseo, un po' gabbianella, ho comunque attraccato e i piedi almeno son sulla terra ferma....;)

L'onda della Calla, Aprile 2008
Il silenzio tra due partenze, solo per prendere fiato e di nuovo cantare, disfare e rifare le valigie e un po' i pensieri che le accompagnano, ma anche quelli che restano dietro le spalle, per un poco, o per sempre. Il dolce perdersi nell'onda della visione, fino a sfiorare la trama setosa dei sogni. Sospesi dalla bellezza di giorni...rendono tutto leggero, ci si sente di volare dentro, un battito di ali impazzito e delicato, si sente di essere qui, eppure beatamente altrove.
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10.
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Note al margine: Siccome oggi parto, voglio ricordare a modo mio questa importante festa della Liberazione. Buon 25 Aprile a tutti.